Vogliono togliere il porno dalla rete, e l’Egitto non ci sta

Vogliono togliere il porno dalla rete, e l’Egitto non ci sta

«La società egiziana è conservatrice per natura e rifiuta i siti pornografici» afferma Mohamed Nour dell’Al-Nour Party in risposta alle polemiche che hanno infiammato la rete dopo la decisione del Procuratore Generale d’Egitto, Abdel Maguid Mahmoud, di imporre un bando al porno online. A smentire il portavoce del partito salafita ultra conservatore ci ha pensato però Alexa, una divisione di Amazon.com che registra il traffico internet a livello globale: secondo l’ultima statistica pubblicata dalla società americana, tra i cento siti più visitati dagli egiziani ci sarebbero ben cinque portali di video hot, due dei quali (rispettivamente alla 15esima e 23esima posizione in classifica) addirittura tra i primi 25.

Il decreto del giudice (un uomo molto legato a Hosni Mubarak che l’attuale presidente Mohamed Morsi aveva già in passato tentato di rimuovere dall’incarico) si basa su una sentenza emessa tre anni fa dalla corte amministrativa egiziana per cui «la libertà di espressione e i diritti pubblici dovrebbero essere limitati mantenendo saldi i principi fondamentali di religione, moralità e patriottismo». Viene fatta così valere una dichiarazione dell’epoca del regime che denunciava la pornografia come «velenosa e ignobile». Opinione ancora condivisa da un ampio segmento della popolazione del Paese, fortemente ancorata alla religione islamica, che ritiene che la pornografia rovini i giovani e vada contro i valori e le norme della società.

Ma i liberali di piazza Tahrir, come Mohammed Hendawy, giovane startupper egiziano, stanno facendo sentire la propria voce di protesta sui social network. «Si inizia con il porno, poi si passa a qualunque altra cosa». E c’è anche chi ribatte ironico: «I siti porno sono più disgustosi della tortura nelle stazioni della polizia, della corruzione, dei furti e degli omicidi ed è la ragione della mancanza di sicurezza nella regione del Sinai. Una volta che saranno bloccati, allora sì che tutti i nostri problemi si risolveranno». Persino molte donne sono contrarie alla sentenza: «Abbiamo già abbastanza a che fare con le molestie sessuali quando camminiamo per la strada. Se togliete agli uomini egiziani la pornografia avete idea di quanto le cose peggiorerebbero per noi?».

Ma la vera preoccupazione è che si tratti di un tentativo di censurare ogni informazione sgradita al governo che circoli sulla rete. «Il problema è che la mentalità di chi sta alla guida del Paese non è cambiata rispetto a prima della rivoluzione: vedono lo Stato come un genitore o un tutore che controlla la società e decide per il popolo, come se questo fosse un bambino incapace di fare le proprie scelte» sostiene Ramy Raouf, attivista per i diritti umani specializzato in tecnologie per l’informazione e la comunicazione.

Ma è davvero possibile per la Ntra (l’Autorità Nazionale per la Regolamentazione delle Telecomunicazioni) bloccare centinaia di domini e siti? Solo per creare un sistema in grado di identificarli ci vorrebbero decine di milioni di dollari. Guebara, artista, twitta arrabbiato: «Volete spendere denaro per bloccare il porno e non per i medici?». L’Egitto, dove circa la metà della popolazione vive sulla soglia della povertà o al di sotto, dovrebbe imparare dal Pakistan, che nella primavera di quest’anno ha fermato l’implementazione del proprio sistema di filtraggio del web a causa della crescita esponenziale dei costi e degli scarsi risultati.

Sempre nel 2012, anche l’alta corte della Tunisia ha rigettato una sentenza che bandiva la pornografia online andando incontro alla richiesta dell’amministratore delegato dell’Ati (l’Agenzia Tunisina per Internet). Moez Moez Chakchouk non si opponeva solo per motivi ideologici, ma anche per gli ostacoli tecnici che non solo avrebbero reso l’operazione estremamente costosa, ma avrebbero anche compromesso la qualità e la velocità del trasferimento dei dati attraverso la Rete.

Ancora non è chiaro se la censura sui porno si attiverà a breve, ma intanto ci si può riflettere sopra guardando Cultural film (in arabo è un modo familiare per riferirsi a un video erotico), commedia del 2000 diventata un cult del cinema del Paese in cui tre ragazzi affrontano mille disavventure per trovare un posto isolato dove guardare una videocassetta porno. Insomma, in Egitto il cinema hard è sempre stato difficile per davvero.

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