Grasso: «Sì, ho deciso di candidarmi da ragazzo di sinistra»

Grasso: «Sì, ho deciso di candidarmi da ragazzo di sinistra»

Volevo guardare in faccia una persona perbene che rimane perbene qualunque scelta faccia, anche quella – molto discutibile dopo 43 anni di impeccabile terzietà – che sta per compiere: «smettere» la toga del giudice giusto e indossare l’altra del politico che sarà. Volevo guardare in faccia una persona che (ci) ha sempre trasmesso la sicurezza e la tranquillità dei momenti più difficili della nostra storia, assorbendo come un vero uomo di Stato la tensione che il ruolo gl’imponeva. Volevo ancora guardare in faccia proprio quella persona nella sua traversata più impervia, senza scorta fedele, né la compagnia, nostra, di uomini e donne che gli siamo stati accanto tutto questo tempo anche solo col pensiero. Volevo anche verificare se mi sarei un po’ commosso per quello che è un addio doloroso e in qualche modo incomprensibile, e allo stesso tempo immalinconito senza ritorno per la prevedibile incomunicabilità di ragioni che non possono allietare chi ha voluto bene al magistrato Pietro Grasso.

Per tutto questo sono qui, nella sede del Pd, oggi 28 dicembre, ore 12, giorno nel quale il segretario Bersani intende celebrare l’evento, naturalmente al cospetto del Procuratore. Curioso di capire, se da capire ci sarà e sicuro di un fatto, uno almeno, consolatorio: qualunque conferenza stampa il giudice Ingroia avesse organizzato e immaginato per la sua discesa in campo (stavolta discesa mi sembra “montianamente” azzeccato) non mi avrebbe avuto, né come curioso spettatore e ancor meno come giornalista ligio al dover suo. Avrei probabilmente simulato un qualche problema gastroenterico e dirottato la spiacevole faccenda ad altro collega.

Cerco di capire, attraverso le parole e i pensieri di Pietro Grasso, come mai nell’animo del cittadino modesto e comune quale io sono, ciò che dovrebbe apparire come un rinsaldamento delle opportunità istituzionali – un magistrato di grandissima esperienza che mette a disposizione del Paese le sue conoscenze (e sono tante) – in realtà produca un’inquietudine sottile, che neppure l’inappuntabilità tecnica di dimissioni «irrevocabili» a partire da febbraio 2013 riesce a temperare (e comunque non è poca cosa rispetto a chi lo ha preceduto). Ma perchè diventare di parte, proprio lui che pensava a una lista civica, dopo più di otto lustri di onorevolissima toga? E qui lasciamo agli ingenui il pensiero fievole che in magistratura anche il pm è comunque di parte.

Il Procuratore è emozionato, impolitico sino all’impaccio delle parole che non escono fluide, ma i concetti sì, abituato a girare il mondo per conferenze. Usa l’ironia e un’immagine recente e moderna per definire la sua scelta: «Io non scendo in campo e non salgo in politica. Io semplicemente mi sposto. Dopo 43 anni di servizio, dopo aver passato tutte le tappe di un magistrato, ho pensato che avrei potuto mettere a disposizione del Paese ciò che ho visto, che conosco, insomma le mie esperienze. Credevo che questo fosse il momento giusto, in questa Italia in piena confusione».

Si sono trovati al Quirinale, lui e Bersani, quel 17 dicembre scorso per la bicchierata con il Capo dello Stato e lì sarebbe scoccata la scintilla, con il segretario che gli chiede: «Facciamo insieme qualcosa per questo Paese?» e Grasso che ci pensa un attimo e poi gli dice ok, vediamoci. Da lì, è sempre il racconto dei due, mica tanti conciliaboli al Nazareno, qualche solco tracciato e poi il Procuratore libero di decidere nella sua solitudine. «Unica condizione – sottolinea – è semmai presentarmi da libero cittadino e non da magistrato in attività. Avrei potuto restare sino al 2020, ma ho dato subito dimissioni irrevocabili». Dice che ad averlo convinto sono due o tre situazione di popolo, una da bar con la gente a parlar di politica come si faceva un tempo: «Li vedevo smarriti, raccontavano che non c’era certezza di nulla, di cosa faceva Berlusconi, di quante liste metteva in campo Monti e allora mi sono detto: almeno qui al Pd le certezze ci sono, hanno fatto le primarie dei leader, adesso quelle dei deputati, c’è un clima di serietà. E poi i ragazzi delle scuole, che incontravo spesso. A loro parlavo della necessità di schierarsi, di prendere posizione contro le mafie, così a un certo punto uno si è alzato e mi ha detto: allora perché non si schiera lei, procuratore? A quel punto ho telefonato a Bersani e ho detto: ci sto».

Le domande fioccano. Le inevitabili, su Ingroia e su quel suo antico desiderio, dichiarato, di correre un giorno ma solo per una lista civica. E adesso che c’entra il Pd? «Vedevo che nulla si creava, almeno nel senso che intendevo io. Ma allo stesso tempo avvertivo l’esigenza di immaginare un Paese diverso, in cui le opportunità per un giovane siano legate al merito e non al ricatto della criminalità. Considero il Pd la mia lista civica, non abbiamo concordato nulla, né so, davvero, cosa farò. Diciamo che aspetto istruzioni». Su Ingroia è persino generoso, dopo averne criticato in passato la deriva politica: «E’ un magistrato valoroso e sono certo che lavorerà in quel solco di moralità e di legalità in cui ci ritroviamo anche noi, anche l’agenda Monti. Sono contento se questa platea di persone consapevoli si allarga sempre di più».
In un parallelismo politico, c’è la sua unica stoccata politica della giornata. Destinatario noto. «Come puniamo il voto di scambio mafioso, sarebbe giusto punite anche il voto di scambio che deriva dalle illusioni politiche. Neppure i mafiosi ci credono più agli illusionisti e lo dicono apertamente nelle intercettazioni: “Chi quello? Dice un sacco di stupidaggini, non è affidabile”».

Il tempo per la commozione arriva inesorabile. Grasso racconta, gli occhi lucidi, di quando ha presentato domanda. La voce s’incrina, il procuratore è nudo: «Ho aspettato minuti prima di firmare, la mano mi tremava. Oggi mi sento di ringraziare tutte le forse di polizia perché tutto ciò che ho fatto è stato grazie a loro».
Mentre Bersani avverte i ministri-Provvidenza che non c’è trippa nelle liste del Pd e accusa Monti e i suoi di scarsissimo stile, il Procuratore che amava essere terzo finisce per ammettere che sì, forse, se l’avesse chiamato qualcuno di altrettanto credibile – magari Monti? – forse ci avrebbe anche pensato. «Ma io in fondo – e sorride – sono un ragazzo di sinistra ed essere di sinistra non è ancora un reato. Ho deciso anche per questo».

Buona navigazione, Procuratore. Restano tutte, le perplessità. Altri prima di lei non hanno dato buoni esempi, per questo tocca diffidare anche dei migliori. Non sia il nuovo Violante del Pd, non governi le Procure dal Parlamento, abbia a cuore i poveri cristi. Da domani, incontrandola, mancherà in noi cittadini quel brivido di emozione che il ruolo le concedeva. Per adesso, peccato.