Cara Trenitalia, come mai il treno a 9 euro è sempre «inibito»?

Cara Trenitalia, come mai il treno a 9 euro è sempre «inibito»?

La burla dei biglietti a 9 euro è molto raccontata sui social. I biglietti a 9 euro sarebbero (condizionale) quelle botte di fortuna che si sublimano in puro trasporto erotico: Milano-Roma, due ore e 55 minuti a un centesimo e qualcosa a chilometro. Un vero sballo. Oggi mi ci sono imbattuto, ma contro la mia volontà. Non volevo sconti, solo un servizio attento e cortese. Pensavo a un simpatico Freccia Rossa che dalla mia vecchia città mi depositasse a «Casta City», quando l’occhio ha cominciato a ballare. Non ci volevo credere, sulla destra, confuso e infelice in mezzo a roboanti numeri a doppia cifra campeggiava un 9, semplice e travolgente come l’accavallo di Sharon Stone in «Basic Instinct».

Non ho resistito e come avrei potuto. Era la mia prima volta. Ho selezionato, dopo aver moltiplicato per i componenti della famiglia. Tre per nove: 27. Qualunque idea vi siate fatti del sottoscritto, vi prego di credermi: ero emozionato. Per una serie di motivi, che vanno dall’economia spicciola in tempo di sobrietà all’uso sapiente e disinvolto delle tecnologie, dall’essere considerato finalmente un uomo che disbriga anche faccende domestiche alla piena considerazione da parte mio figlio che mi avrebbe visto e valutato come uno sinceramente fico.
Invece non sono fico. E per colpa delle Ferrovie dello Stato, che hanno preso in giro un padre, un marito, un cittadino e, se proprio a loro interessa, anche un cliente. Sta di fatto che espletate tutte le operazioni del caso, pronto con la mia modestissima carta di credito, rinunciato alla scelta dei posti visto che per quel prezzo non hai diritto più a una cippa, ho battuto il tasto che mi avrebbe consegnato all’eternità.

Ma niente. Prova, riprova, ripeti le operazioni all’infinito, barra tutte le caselline possibili. Niente. Dopo un quarto d’ora estenuante, come nel calcio ho finalmente alzato lo sguardo (Platini evidentemente non comprava biglietti del treno a nove euro). E ho visto, in alto a sinistra, un rettangolino rosso dove, al suo interno, campeggiava la seguente, minuscola, avvertenza: «Codice di errore 439, il treno è inibito».

Intanto, prima di lamentarmi di Ferrovie in senso più largo, vorrei conoscere chi è quel gran genio che ha concepito la frase «il treno è inibito». Cazzo vuol dire? Il treno o va o non va, o c’è o non c’è. Da dizionario inibire vuol dire ostacolare, proibire, vietare qualcosa a qualcuno. Mi state forse vietando il treno, sono un indesiderato? Il dizionario offre anche un’opzione più fina, quando intercetta un elemento psicanalitico: «Rendere difficile o impossibile la manifestazione di un pensiero, di un sentimento…» Ecco, il senso è che non ce la fate, care Ferrovie, forse non riuscite a manifestare un pensiero, un sentimento?

Ho letto cosa rispondete sui social, cari Moretti & C., rispondete che «quel Freccia Rossa non è disponibile, tuttavia il sistema lo dà ancora acquistabile…» Secondo voi, questa è una risposta da azienda seria o un tentativo di arrampicarsi sugli specchi? Poi, appena qualcuno intigna e intignano in tanti, per mostrare la vostra buonissima fede, scaricate la colpa sulla tecnologia: «È un errore de sistema, come può verificare il treno non è disponibile ad alcun tipo di tariffa…»

Per concludere. Lo stile, care Ferrovie, è sottoterra. Voi tenete in pagina quel numero magico, il 9, perché fa presa, è un’immagine forte, mantiene comunque alto l’interesse del cliente per le vostre offerte. Ci vuole nulla per governare le tecnologie, dirsi sopraffatti dal sistema è miserella come scusa. Trovatene un’altra.  

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