Con che coraggio l’Opus Dei dice che “pensa alle anime, non alle banche”?

Con che coraggio l’Opus Dei dice che “pensa alle anime, non alle banche”?

Come sempre il veleno è nella coda e oggi bisogna cercarlo a pagina 41, sepolto tra le lettere al Corriere, dove Bruno Mastroianni, direttore Ufficio Informazioni dell’Opus Dei, decide che è arrivato il momento di contendere a Maurizio Crozza il ruolo di miglior comico su piazza. Ovviamente, e come potrebbe essere diversamente, si parte dallo scandalo Mps e da un articolo del Corriere – «La procura stringe sui fondi per l’acquisto Antonveneta» – che il portavoce dell’Opus Dei contesta duramente su un punto preciso e cioè che Emilio Botin, il capo di Santader «non è dell’Opus Dei, anche se – ci racconta benevolmente Mastroianni – non ci sarebbe nulla di male se lo fosse. E in ogni caso non ha senso, come sta accadendo, coinvolgere l’Opera in questioni economiche».

Ma certo, ci mancherebbe. Ma con quale coraggio si può tirare in mezzo l’Opera su robacce di soldi, di intrecci, di potere, quando è la sua storia trasparente a parlare per lei? E poi, parliamoci chiaro, conclude serafico Mastroianni: «L’Opus Dei si occupa di anime e non di banche. È come una parrocchia: nessuno si sognerebbe di attribuire al parroco le scelte professionali di un suo parrocchiano». Gigantesco.

Se vi va, ma così, giusto per saperne di più, cercate in Rete «Gotti Tedeschi», ex presidente dello Ior, e affiancatelo a Opus Dei, questo sempre perché l’Opera pia non si occupa di banche. Scrive Marco Lillo sul Fatto Quotidiano nel giugno 2012: «Dagli atti dell’indagine (la Procura di Napoli interroga per tre ore l’ex presidente dello Ior, il quale teme addirittura per la sua vita) è possibile intravedere uno scontro titanico tra l’Opus Dei e i Cavalieri di Malta per contendersi l’influenza sulle finanze vaticane. Gotti Tedeschi è un uomo chiave del sistema Opus Dei, consigliere dell’Alerion dell’Opus Dei Pippo Garofano, socio del fondo F2i di Vito Gamberale, del quale Gotti è consigliere. Ma soprattutto Gotti, a partire dagli anni Novanta, è il rappresentante in Italia del Banco Santander di Emilio Botin. Banchiere potentissimo legato, anche per via di una sorella, all’onnipresente Opus Dei». 

C’è qualcosa di assai poco cristiano nel tentativo maldestro dell’Opus Dei di sottrarsi a quella condizione «doppia» che ne ha scandito la storia tormentata e il suo indirizzo storico, soprattutto se, nello stesso giorno, il cardinal Bagnasco decide di “richiamare” i cattolici al loro dovere elettorale attraverso i fondamenti etici dell’onestà, della probità e della solidarietà. Dobbiamo forse pensare che esistano, come più d’uno sospetta, due Chiese che lavorano in Cristo con finalità, diciamo così, lievemente diverse o sono facce della stessa medaglia, ognuna (in)consapevole dell’altra? Decidano i cattolici, nell’urna.

Ma della sgarrupatissima posizione dell’Opus Dei rispetto agli scandali dell’oggi, non fa impressione quel sentimento di metafisica assenza dalle questioni più materiali («l’Opus Dei si occupa di anime e non di banche») che renderebbe il tutto già estremamente comico. No. Lo scandalo sta nelle parole che seguono e che il direttore dell’Uffficio Informazioni dell’Opus Dei (ma cos’è un ufficio tipo Trenitalia?) sceglie evidentemente con cura: l’Opera «è come una parrocchia: nessuno si sognerebbe di attribuire al parroco le scelte professionali di un suo parrocchiano». Strana come scelta, vero?, e molto laica, se solo fosse vera. Invece, da quelle parti, uno dei segni distintivi è proprio il considerare la probità della professione come un valore assoluto, proiettando la sua luminosità all’esterno, in modo da acquisire un patrimonio in termini di credibilità sociale. 

Per dire che tutto si tiene, anime e affari, leggete ciò che scriveva Adista, agenzia cattolica di controinformazione sulla Chiesa istituzionale, nel novembre 2011: «Per oltre due anni, gli inviati del Sole 24 Ore, Mincuzzi e Oddo, hanno ripercorso la vita di Gianmario Roveraro, il finanziere milanese dell’Opus Dei ucciso nell’estate del 2006, e studiato i rapporti d’affari. Dall’inchiesta è nato un libro: «Opus Dei, il segreto dei soldi. Dietro i misteri dell’omicidio Roveraro». (Feltrinelli, 2011), che tenta di far luce sui tanti interrogativi che ancora avvolgono l’omicidio, ma anche sulle relazioni tra i protagonisti, nonché sul coinvolgimento, diretto o indiretto, della Prelatura personale dell’Opus Dei attraverso la galassia di società controllate da uomini dell’Opera che hanno intrecciato le loro vicende con l’attività di Roveraro e che gestiscono su mandato della Prelatura un ingente patrimonio immobiliare…».

Com’era Mastroianni: «L’Opera si occupa di anime e non di banche»?

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