Da mister Gay.it alla “famiglia è una”: qual è il vero Monti?

Da mister Gay.it alla “famiglia è una”: qual è il vero Monti?

Se il giorno in cui il Professore dice no ai matrimoni gay e alle conseguenti adozioni, il suo unico gay (dichiarato) presente in lista si sfila per avvenuto «tritacarne mediatico», qualcosa sotto il cielo assai poco stellato dei diritti civili parrebbe non tornare. Ai microfoni di Sky (finalmente qualcuno gli fa una domanda di non-economia) Mario Monti ci racconta la sua idea di famiglia, che sarebbe formata, classicamente e plasticamente, da un uomo e da una donna. Magari non sempre e non proprio la stessa donna, dal momento che se Mario e la Elsa si dichiararono amore eterno e stanno rispettando i patti, i compagnucci cattolici del Prof da tempo hanno riversato nell’istituto del divorzio le speranze di un secondo, lietissimo, innamoramento. Anche in questo caso, il cielo di Santa romana Chiesa è carico di nuvole sospette.

Le dichiarazioni di Monti sull’universo gay e il fulmineo e contemporaneo abbandono di Alessio De Giorgi sono il preludio annunciato dell’ennesima legislatura tormentata. Com’era possibile scegliere – orgogliosamente – un omosessuale come De Giorgi, a cui fa capo un universo pornografico (volendo, anche benemerito) e allo stesso tempo ripararsi sotto il solido ombrello della tradizione ultracattolica con la candidatura di Paola Binetti? Che accrocco era quello di mettere insieme il direttore di Gay.it e la paladina più ortodossa e intransigente della purezza di una razza ormai in prossima estinzione, quella di etero regolari, famiglie regolari, figli regolari, naturalmente non nati da fecondazione assistita di qualunque ordine e grado?

Uno dei due Monti, gentile Professore, dunque non era lei, non è lei. Qualcosa le è andato storto, quando si è fatto convincere che mettere un omosessuale di un certo peso in lista (che peraltro aveva già collaborato con Renzi) avrebbe dato una patina di modernità alla sua lista. Insomma, una roba yé-yé. Qualcuno dei suoi le ha giocato un brutto scherzo, se vogliamo escludere alla radice che un suo attento e personalissimo esame ai siti porno gestiti dal medesimo signore avrebbe potuto sollecitarle un sincero, quanto immediato, “wow” di entusiasmo.
Da qui la domanda: essere “solo” liberali o anche un cicinin libertari? Probabilmente è questo meccanismo un po’ cerchiobottista la vera zavorra della sua campagna elettorale.

Del resto, questo «incidente» sul tema dei diritti civili, gentile Professore, è più semplicemente figlio di una questione più larga e complessa, quell’alleanza che lei credeva, almeno all’inizio, di poter gestire con più equilibrio. Il suo elettore classico, ma anche quello virtuale, sta vivendo una divaricazione mentale e giustamente si pone una domanda: per cosa e per chi dovrei andare a votare il 24 febbraio prossimo? In nome di un programma condiviso, di istanze condivise, in nome di un’idea di mondo, di una rappresentazione del futuro che possa contemplare una certa consapevolezza sociale, la ricerca di un’armonia politica pur nelle diverse sfumature che per fortuna costituiscono l’arricchimento della nostra vita? Può avere questa tranquillità, e non solo sui temi sensibili ma anche su quelli squisitamente più economici, anche con alleati statalisti come Casini e Fini?

O, piuttosto, dovrà piegarsi a votare così, a macchia di leopardo, a seconda delle zone e dei candidati lì paracadutati, sperando in una provvidenziale botta di culo? Perché così, caro professor Monti, sta emergendo dalle sue scelte politiche, a questo ci sta costringendo.

Per essere realisti e fare un esempio concreto. Mettiamo che la persona che intende sostenere la dura fatica dell’ex rettore della Bocconi sia un borghese liberale e anche un filo illuminato. Se abita in Lombardia, benedirà la sua buona stella, tirando un poderoso sospiro di sollievo, perché in lista, ad esempio, si ritrova al Senato uno come Ichino. Mette la sua X abbastanza sereno e torna a casa senza spasmi allo stomaco. Ma se uno si ritrova Casini capolista cosa fa, la cita per danni?

Gentile Professore, com’era nelle previsioni, l’alleanza De Giorgi-Binetti ha ballato un solo mattino. Non poteva tenere, non ha tenuto. Ma se può, ci dia almeno qualche timida rassicurazione per il futuro. O dobbiamo pensare che sui temi sensibili lei sia totalmente al gancio di quell’acquasantiera di Pierferdinando Casini?

Ps. ci voleva la D’Amico per chiedere a Monti come mai telefonasse allegramente in San Pietro in attesa della funzione papale (da cui lo sguardo ferox della Elsa). «Aspettavo la risposta di un grande professore sulla candidatura e ho ascoltato il messaggio sulla segreteria», così Monti. Convincente?