Dottor Ingroia, la Boccassini non avrebbe mai sorriso a Berlusconi

Dottor Ingroia, la Boccassini non avrebbe mai sorriso a Berlusconi

Per capire, questo è il periodo peggiore. La campagna elettorale è in corso, si raccontano un montagna di bubbole, i giornali spesso non selezionano, non distinguono, shakerano e poi offrono ai lettori un cocktail insapore. Uno dei grandi misteri rimane il Cavaliere con le sue mille vite, la sua capacità di rovesciare la realtà a suo uso e consumo, quella rarissima virtù teatrale che è la fascinazione di fronte anche a un pubblico ostile, unita alla baldanza del giovanotto che allontana da sé, minuto dopo minuto, i suoi 76 anni (il dottor Zangrillo dovrebbe almeno svelarci come lo sta dopando).
 

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La nostra conoscenza personale data ormai venticinque anni, nel corso dei quali abbiamo raggiunto una sola consapevolezza: stargli nei pressi, bazzicarlo anche solo per motivi squisitamente professionali, averne sporadica frequentazione, sono tutti elementi che compongono un quadro suggestivo, ancorchè problematico: la sindrome di Stoccolma. Quel sentimento di iniziale avversione che il “rapito” abbandona progressivamente, particella dopo particella, nei confronti del suo sequestratore, sino a perdere la sua purezza. Naturalmente i rapiti sono tutti coloro che lo hanno incontrato nel corso degli anni, e lui è l’unico vero, grande, sequestratore di questo Paese.

Per evitare di cadere in questo sentimento di non-avversione, che per alcuni si trasforma addirittura in empatia dichiarata, c’è un solo modo: l’esercizio spirituale. Ogni tot giorni bisogna «farsi» un tagliando, riprendere le coordinate perse nel corso della frequentazione con lui, operare un refresh totale delle tossine, e poi ripresentarsi come uomo nuovo al suo cospetto. Questo soprattutto per chi con lui deve lavorare, confrontarsi, mettersi insomma in relazione, mantenendo intatta (e intera) la propria dignità. Si potrebbero raccontare millanta episodi, che riguardano noi giornalisti, per dire cosa NON è la dignità, ma l’elenco, come potrete immaginare, sarebbe sin troppo lungo.

Le persone che non sono mai cadute nella trappola della sua fascinazione sono poche, pochissime. E sono persone davvero ragguardevoli, perchè evidentemente hanno un controllo totale dei propri sentimenti, quasi inumano, al limite dell’umano.

Ci sono piccoli esempi che alle volte illuminano la scena e valgono molto più delle parole. Ve lo illustriamo con un piccolo video, il video di un incontro, casuale e inatteso, che i due protagonisti hanno vissuto in maniera diametralmente opposta. L’uno, Berlusconi, nel rimanere esattamente se stesso, gioca con la prontezza del caratterista, l’altro, Ingroia, di fronte al Cavaliere che gli fa il gesto delle manette, non riesce a fare altro che riderci su come se tra i due non fossero corsi negli anni sentimenti di un astio insuperabile, come se non si detestassero, insomma come se i due – adesso – fossero veramente due politici di lungo corso.

Abbiamo la presunzione di pensare – ecco la minima percentuale di ascetici! – che Ilda Boccassini non avrebbe mai avuto la reazione di Ingroia, anche ammesso che Berlusconi, giudice per giudice, avesse reiterato anche con lei lo stesso gesto delle manette. Non gli avrebbe sorriso, dedicandogli, più probabilmente, una secca espressione, del tipo: «Non c’è proprio nulla da ridere, dottor Berlusconi». Poi si sarebbe girata dall’altra parte, proseguendo la sua marcia.

Ecco, sarà anche un caso, ma questa modestissima percentuale di ascetici continua a fare il suo mestiere, resta in magistratura, e in politica non ci va. E forse, di questi Berlusconi ha veramente paura.  

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