Ingroia a Palermo vola sulle ali del sindaco Orlando

Ingroia a Palermo vola sulle ali del sindaco Orlando

PALERMO – Non è un sabato come gli altri a Palermo. Il termometro sfiora i 20 gradi. Sembra sia arrivata la primavera. E in via Notarbartolo, una delle arterie principali della città, non si parla d’altro: «Minchia a giornata! Quannu (Quando) u sinnacollando organizza una cosa u cielo rispunne (risponde)». «Allibbettati (Sbrigati)», sbotta un signore di mezza età con la moglie. La sensazione è che il pubblico delle grandi occasioni sia tutto diretto al Teatro Golden. «Ma che minchia c’è al Golden? Minchia a bordello di gente… Ma che c’è oggi, il Papa o Usinnacollando?».

Nel tragitto da via Nortarbotolo a via Terrasanta è tutto un brusìo di voci, che recitano sempre la stessa parola “Sinnacollando”, ove per “Sinnacollando” si intende il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. «U sinnacu a Palermo è uno: Luca Orlando», spiega una signora che si fa notare per l’eleganza e il portamento. Quando Orlando partecipa a una iniziativa, sia essa istituzionale, sia essa di carattere elettorale, il suo popolo risponde. Ed in via Terrasanta, a pochi metri dal Teatro Golden, si terrà la prima grande iniziativa palermitana del nascituro movimento “Rivoluzione Civile” dell’ex pm Antonio Ingroia. Ci sono camionette della polizia, e tantissimi palermitani che attendono.

Al bar del Teatro Golden c’è la ressa per prendere un caffè. «Ingroia? Francamente non lo conosco personalmente. Ma io sono qui principalmente per il sindaco», confida una signora che sorseggia «un deca, preferibilmente alto». Scrutando le facce del popolo ingroiano, fa notare uno sostenitore dell’ex pm, «c’è la società civile, ci sono tantissimi elettori del sindaco Orlando. Orlando è una ruspa, pesca ovunque. Ma qui al Golden c’è l’upper class palermitana. Guardi, come sono vestite le signore…».

Alle 10:45 non c’è traccia né dell’ex pm, né del sindaco di Palermo. Ma fuori dal teatro Golden i sostenitori del duo Ingroia-Orlando sono tantissimi. Il pienone è anche dentro: pochi i posti liberi a sedere, pochissimi i giovani, e i cinquantenni/sessantanni sono in maggioranza. Nelle prime due file si scorgono avvocati di grido, magistrati, uomini di partito, intellettuali, e quasi tutti i candidati della lista “Rivoluzione Civile” in Sicilia. Come il senatore uscente dell’Idv Luigi Li Gotti, Giovanna Marano, ex leader della Fiom Sicilia, già candidata alla presidenza delle regione Sicilia con il cartello Idv-SeL. O come il giornalista Saverio Lodato, esperto e autore di libri su Cosa Nostra. E poi la fotoreporter Letizia Battaglia. Amatissima, e ricercatissima dai presenti in sala. «Mi sono fidanzata con la lista Rivoluzione – racconta. È una battuta. Sono molta contenta che ci sia una lista che si chiami Rivoluzione Civile. Mi piace che ci siano Ingroia, Orlando, e altre personalità…».

Alle 11 è il momento di Antonio Ingroia, alias “u iudice”. Accompagnato dal senatore Idv Fabio Giambrone, entra in sala, seguito dai giornalisti. Prima, è tempo di dichiarazioni sull’attualità politica, poi si concede ad amici e sostenitori. Ma qualcosa ancora manca. Un signore con un foglio in mano se lo domanda: «Ma Ollando dov’è?». L’organizzatore della kermesse, il sindaco di Palermo non è ancora arrivato. «Sta per arrivare», suggeriscono dallo staff.

Ed eccolo, dopo qualche minuto, varcare l’ingresso della sala, con passo felpato, attorniato da collaboratori e fedelissimi, per quella che è stata annunciata come il primo vero grande appuntamento palermitano della campagna elettorale. Orlando viene accolto da un grande applauso. «Vai Luca!», «grande sindaco», «vai Ollando». Un signore con un foglio in mano gli si avvicina, e gli confida: «Sinnaco, mi sta cedendo il tetto della mia abitazione comunale, cosa si può fare?». «Mi dia questo foglio, che risolviamo tutto».

Dopo i saluti di rito si può iniziare. Ad aprire le danze è proprio lui: il sindaco di Palermo. L’ospite d’onore è sì sul palco, ma seduto in una panca. «Ma il leader di Rivoluzione Civile è Orlando o Ingroia?», si chiede un ultras orlandiano. E l’amico gli risponde: «Da queste prime battute il leader sembrerebbe Orlando».

«Buongiorno a tutti, mi hanno detto che devo cominciare. Però, prima di iniziare vi chiederei una cosa: fate una grande applauso ad Antonio Ingroia». L’applauso c’è, ma non è scrosciante. La gente in sala guarda negli occhi soltanto il sindaco di Palermo. «Eravamo qui il 31 marzo dello scorso anno quando sembrava tutto una follia. Una follia che si è conclusa con il 74% dei palermitani che hanno scelto me come sindaco». Il pubblico si scalda, e applaude calorosamente.

Il sindaco di Palermo parte da lontano: «Il sistema dei partiti ha subito una crisi profonda con Tangentopoli prima. E poi l’anno scorso quando nel novembre è nato il governo Monti. Rivoluzione Civile è il frutto della speranza di città come Palermo, e Napoli, ed è il frutto della società civile. Noi non accettiamo un’Italia governata dalle banche. Nessuno vuole fare la guerra al denaro ma non è accettabile che produrre soldi sia più importante che rendere servizi ai cittadini. Lo scandalo Mps è la punta dell’iceberg: basta partiti nei cda delle banche, ma anche nel consiglio di amministrazione Rai».

E dopo un attacco al partito di Nichi Vendola, lancia una provocazione sul premio di maggioranza al Senato: «Posso dirvi che è più utile votare per noi al Senato che alla Camera?». E poi inanella una serie di “noi”: «Noi siamo una forza laica. Noi non siamo per la legalità del diritto, ma noi siamo per la legalità dei diritti. Noi siamo una forza laica ma al tempo stesso una forza di legalità costituzionale. Noi non possiamo accettare di vivere in un Paese dove si pensi solo al Dio denaro». Poi rivolge una domanda al Pd e a Mario Monti: «Spezzo una lancia in favore della Germania. Com’è possibile che la Germania, pur essendo in Europa, non applica le stesse politiche del governo Monti, sostenuto dal Pd? Com’è possibile che in Germania riescono a mantenere il rigore e l’equità? Com’è possibile che un giovane o un imprenditore italiano scappa in Germania, e un giovane o un’imprenditore tedesco non verrà mai in Italia?». E infine si lascia andare con una citazione: «Quella che per un bruco è la fine del mondo, in realtà è una bellissima farfalla. E siccome io amo parlare in lingua straniera: facciamo volare la quaglia». Lungo applauso.

Qualche secondo e cala il silenzio. Orlando annuncia l’ex pm di Palermo, e si leva un altro applauso. C’è curiosità ed attenzione fra il pubblico. E lo si comprende dalle facce concentrate. Ingroia raggiunge il leggio, indossa gli occhiali da vicino, ed inizia: «Queste parole del mio sindaco, perché io sono nato e vissuto a Palermo, e la vostra partecipazione così numerosa, mi emoziona». Riparte l’applauso. «E quindi vi dico: grazie per essere qui». Ancora applauso. «Noi questa Italia la cambieremo, noi la faremo riemergere, e ci riusciremo, lo sento». Anche perché «questo potrebbe essere l’ultimo treno, e potrebbe non passare più. Questa scadenza elettorale potrebbe essere l’ultima chiamata per cambiare il Paese». Questo l’incipit.

Poi prende di mira il Partito democratico: «Non voglio fare polemiche, ma vorrei spiegare come sono andate davvero le cose. L’accordo che mi è stato proposto da Bersani era osceno. In cambio della desistenza mi aveva offerto di inserire un paio di senatori mascherati nelle sue liste e se non ricordo male la vicepresidenza di una commissione. Roba da mercato delle vacche, invece noi volevamo un accordo politico». Il Pd, secondo Ingroia, si è comportato né più né meno come il Movimento Cinque Stelle «dell’amico Beppe Grillo»: «Avevamo punti di convergenza programmatici sia con il centrosinistra che con il Movimento 5 Stelle. Sia Bersani che Grillo mi hanno dato risposte da mestieranti». Ad ogni modo «noi dopo le elezioni siamo disponibili ad una proposta politica di governo».

Ingroia cita una frase di Miguel de Cervantes: «La vera politica è l’onestà. Ed è per questo in Italia che in Italia non abbiamo politica da diversi anni perché non abbiamo l’onestà». Poi riprende “la questione morale” di berlingueriana memoria, la sala si scalda, ed applaude calorosamente. E lui rilancia: «Da quella citazione di Berlinguer sono trascorsi 32 anni. Oltretutto la classe dirigente di oggi è peggiore di quella di 30 anni fa». E infine dice alla platea su cosa verterà il programma di Rivoluzione Civile: «Noi vogliamo cambiare il Paese avendo come riferimento la Costituzione, quella stessa Costituzione che è stata assediata in questi anni dal berlusconismo».

I tre cardini saranno: «L’art. 1 è il fondamento della Carta. L’Italia deve essere una repubblica fondata sul Lavoro. Ovviamente l’art. 3, il principio di uguaglianza: di fronte alla legge siamo tutti uguali. E poi non dimentichiamoci l’art. 11, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Il discorso di Ingroia continua per oltre un’ora, la platea lo ascolta attentamente, e si alza in piedi quando l’ex pm conclude. A questo punto Orlando si alza, lo abbraccia, e chiama sul palco tutti i candidati. C’è ancora tempo per le foto di rito. Ma solo per qualche secondo, perché il palermitano medio adora il pranzo del sabato. Una signora con il Fatto Quotidiano sotto braccio sintetizza la giornata: «Voterò Ingroia, ma adesso corro a preparare il pranzo per i miei figli». Il pranzo è sempre il pranzo. Altro che votazioni…

@GiuseppeFalci