Nella Seconda Repubblica il politico è mobile

Nella Seconda Repubblica il politico è mobile

Link Tank ha da poco analizzato le caratteristiche dei candidati in lista per le prossime elezioni. Ma molti partiti non nascono oggi. Diamo un’occhiata, allora, alla selezione dei politici fatta da centrosinistra e centrodestra a livello locale e nazionale nel corso della Seconda Repubblica.

Incasellare i politici nelle classiche categorie di “destra” e “sinistra” è compito arduo. Ancor più arduo in Italia, dove i partiti cambiano spesso il nome, se non addirittura la vocazione ideologica. Nonostante questa difficoltà, proviamo ad analizzare le caratteristiche e i percorsi dei politici nei due maggiori schieramenti, centrodestra e centrosinistra, durante la cosiddetta Seconda Repubblica nelle amministrazioni comunali, provinciali, regionali e in Parlamento.

In termini di caratteristiche demografiche (prima tabella), troviamo confermati gli stereotipi normalmente attribuiti ai due schieramenti: più uomini, più imprenditori e più liberi professionisti all’interno del centrodestra; più donne, più professori universitari e più lavoratori dipendenti all’interno del centrosinistra. Questi numeri son confermati anche nella disaggregazione tra città, province, regioni e parlamento. Nel complesso, non si riscontrano significative differenze in termini di età e istruzione.

Tabella 1 – Caratteristiche demografiche dei politici della Seconda Repubblica

Poche le differenze tra i due schieramenti anche in termini di attaccamento territoriale. Tra i politici eletti per almeno due mandati, la percentuale di politici comunali che cambiano luogo di elezione è del 4% nel centrodestra e del 2% nel centrosinistra, con numeri estremamente più bassi per le elezioni provinciali e regionali; tuttavia, la percentuale di parlamentari eletti in due o più regioni diverse è ben del 24% sia nel centrodestra che nel centrosinistra. I casi alla Rosy Bindi (che sarà eletta in Calabria al prossimo giro) non sono certo un’eccezione nella consuetudine della Seconda Repubblica a livello nazionale.

Abbiamo anche analizzato come gli elettori hanno giudicato i comportamenti dei politici dei due schieramenti. Concentrandosi esclusivamente sulle elezioni dirette (i sindaci al primo mandato, e i parlamentari eletti dal 1992 al 1996 con il sistema uninominale), è possibile calcolare la percentuale di rielezione (si veda la tabella sotto). Per quanto imperfetta, questa percentuale rappresenta indubbiamente una misura del gradimento individuale di un politico.

Tabella 2 – Percentuale di rieletti (sindaci al primo mandato e parlamentari eletti dal 1992 al 1996 con sistema uninominale)

Tra i sindaci eletti del centrodestra, il 52% viene rieletto per un altro mandato, mentre per il centro-sinistra la stessa percentuale è di 4 punti percentuali maggiore. Più evidente la differenza se si guarda ai parlamentari (46% contro 52%), anche se c’è da notare che in questo caso il più basso gradimento si registra per i politici eletti in partiti di centro.

La cosa più interessante, tuttavia, è confrontare i due schieramenti rispetto all’attaccamento ideologico, calcolato anche in questo caso solo sui politici eletti per almeno due mandati (seconda tabella). Tra gli eletti del centrodestra, circa il 36% è passato poi ad altro schieramento (il 4% verso il centrosinistra). Tra i politici di centrodestra che hanno cambiato casacca, quindi, all’incirca uno su dieci è finito nello schieramento opposto. Tra gli eletti del centrosinistra, il fenomeno è maggiore: il 46% è passato ad altro schieramento (il 4% al centrodestra). La disaggregazione per livello istituzionale rivela che per entrambi gli schieramenti il fenomeno è molto più pronunciato a livello comunale e, di nuovo, per gli eletti del centrosinistra. 

Tabella 3 – Mobilità dei politici nella Seconda Repubblica

Note:

(1) La fonte dei dati è l’anagrafe degli amministratori locali del Ministero degli Interni, integrata con i dati di “Dati.Camera.it” sui politici nazionali.

(2) Degli oltre 391.000 individui che sono stati eletti a livello comunale, provinciale, regionale o nazionale dal 1993 a oggi, circa il 15% è ascrivibile allo schieramento di centrodestra (dall’Msi all’Udc), il 22% allo schieramento di centrosinistra (dall’Idv a Rifondazione Comunista) e il resto appartiene a partiti di centro o liste civiche. Escludendo i dati comunali, dove il 65% dei politici sono eletti in liste civiche formate intorno ai maggiori schieramenti ma difficili da classificare, le percentuali diventano rispettivamente del 45% e del 47%.

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