Al primo Angelus del Papa spunta la bandiera della Roma

REPORTAGE Piazza San Pietro la piazza del mondo

Città del Vaticano – «Fratelli e sorelle, buongiorno!», Papa Francesco sceglie l’approccio informale per il suo primo Angelus. Preceduto da un bagno di folla improvvisato che lo ha visto varcare le soglie del cancello di Sant’Anna per salutare i fedeli, il Pontefice strappa applausi pure quando consiglia ai duecentomila presenti la lettura del libro del cardinale Walter Kasper, salvo precisare: «non voglio fare pubblicità ai libri dei cardinali».

La Capitale è eccitata, in un misto di ebbrezza gioiosa e tensione da black out. La linea A della metropolitana accoglie a singhiozzo torme di pellegrini, turisti e romani. Si scende alla fermata “Ottaviano – San Pietro” e si corre verso il colonnato, con vigili urbani e protezione civile a dirigere il gregge. Nelle stesse ore 65.000 atleti corrono la maratona cittadina, mentre l’altra liturgia religiosa (il match di calcio Roma-Parma) è stata posticipata alle ore 20.45.

La piazza è piena, si entra lentamente in piccoli imbuti dove le forze dell’ordine controllano borse e bagagli. Qualcuno aggira i controlli e scavalca. In migliaia restano fuori, assiepati in via della Conciliazione e attaccati ai maxischermi che, ogni tanto, si spengono senza avvertire. Non mancano le polemiche nei confronti del servizio d’ordine, rigido nel contingentare il flusso. Due carabinieri a cui chiediamo informazioni confessano: «stavolta l’organizzazione sembra un po’ più confusionaria, non abbiamo ricevuto direttive precise, disabili e giornalisti sono costretti a entrare dallo stesso varco in cui si accalcano tutti».

In piazza c’è Comunione e Liberazione con due enormi striscioni che lambiscono entrambi i colonnati, si sentono i neocatecumenali con chitarre e tamburelli, svettano le bandiere di Militia Christi e il drappo della Comunità di Sant’Egidio. Rispondono all’appello anche boy scout, parrocchie, gruppi sportivi e migliaia di pellegrini con cartelloni e bandiere (ce n’è una dell’As Roma). Tra i presenti spiccano anche quelli che nel gergo calcistico verrebbero definiti “tifosi occasionali”, incuriositi e spaesati nel chiedere «da dove si affaccia il Papa», «a che ora parla» e «se poi fa il giro con l’automobile».

Il Pontefice sorride e ammira «una piazza che grazie ai media ha le dimensioni del mondo». Insiste sul concetto di misericordia, prima di recitare l’Angelus in latino. «Dio non si stanca di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono» è il leit motiv che, alla stregua di un messaggio televisivo, viene ripetuto all’inizio e alla fine del discorso. «La misericordia cambia tutto e rende il mondo meno freddo e più giusto», puntualizza Papa Franceso che poi ricorda le motivazioni che hanno portato alla scelta del suo nome, così legato al santo di Assisi e alla terra italiana, «dove sono le origini della mia famiglia».

Asciutto e caloroso, Francesco alterna la liturgia a inserti “a braccio”, prega con la piazza e augura «buon pranzo». Anche se, al contrario del predecessore Benedetto, non fa i saluti nelle varie lingue, massicciamente rappresentate dai pellegrini in piazza. Argentini, brasiliani, africani, statunitensi, mediorientali e pure una signora campana con la maglietta della nazionale di calcio argentina. Tutti nell’ombelico del mondo elegantemente protetto dalle colonne del Bernini, mentre i venditori di gadget presidiano gli ingressi con un catalogo che comprende i classici foulard gialli, i più arditi portachiavi a forma di cuore con la faccia di Francesco, senza dimenticare le bandiere argentine, gettonatissime.

L’atmosfera è quella della festa che prosegue anche dopo la fine dell’Angelus, quando si assiste all’avvicendamento tra chi defluisce per tornare a casa e chi, rimbalzato alle transenne in via della Conciliazione, si concede una capatina in piazza. I sorrisi dei fedeli testimoniano la bellezza della giornata e l’alto livello di gradimento del Papa. Ma queste erano le prove generali. Martedì si fa sul serio con la cerimonia di insediamento, l’arrivo dei capi di Stato e, soprattutto, dei pellegrini. Presenze stimate: un milione.