Beppe Grillo, folletto disordinatore tra piazza e web

Marco Belpoliti, autore de Il corpo del capo

Volto, bocca, braccio alzato. Urlo. Se potesse scomporre il corpo di Beppe Grillo per studiarne gli elementi centrali, Marco Belpoliti sceglierebbe questi. E da essi dedurrebbe la natura del comico genovese: quella di «trickster», personaggio che nei miti e nel folklore ha il ruolo del folle amorale e irrazionale, capace di mettere in moto cambiamenti rivoluzionari. Ma Grillo è molto altro ancora. Se fosse un oggetto, spiega il professore di Sociologia autore de Il corpo del capo (Guanda 2009), sarebbe un «megafono, capace di dare voce a una rabbia vecchia di secoli». Ma anche «un messia, un vicario che si dà in pasto alla folla». È tante cose insieme, Beppe Grillo. Senza un progetto preciso. Come si addice a un vero trickster disordinatore.

Dove sta la forza comunicativa di Beppe Grillo?
È un comico che porta sul palco tecniche e modi di fare del teatro. I gesti stentorei e sopra le righe, la battuta, l’urlo scomposto. Tutti elementi con cui crea empatia e raccoglie rabbia, una rabbia vecchia di secoli. Beppe Grillo è un megafono col dito alzato, sempre pronto ad apostrofare o a predicare. Il 90 per cento delle immagini scattate a Grillo lo ritraggono con la bocca aperta, la mano alzata. C’è la voce stridula fatta di acuti, la cadenza genovese. È una maschera del teatro romano, con la bocca sempre aperta. È forza energia pulsione. È a metà tra l’attore e il maestro. Ma la sua è una pedagogia dell’insulto.E poi c’è un altro aspetto.

Quale?
Grillo è un Messia. C’è una foto apparsa anche sulla copertina del Time, è una delle più emblematiche. Ritrae Grillo a Bologna durante uno dei suoi Vaffa-day. È a bordo di un canotto e la gente lo porta da un lato all’altro della piazza, sorreggendo l’imbarcazione con le mani, Si vedono una selva di mani, tutti i cellulari che lo fotografano, e lui che sta dentro l’imbarcazione con un dito alzato. Lei se lo immagina Dalema dentro quel canotto? Grillo si dà in pasto, si immola. È una figura sacrificale, vicariale.

E il ruolo della piazza in tutto questo?
La piazza è da sempre un luogo di agitazione, dove si ritrova la folla, la massa. In piazza si fa gruppo e la forza si moltiplica, si fanno cose che non si farebbero mai, la piazza porta con sé una logica distruttiva. La piazza è il luogo ideale del trickster, del mattatore. Con aspetti positivi e negativi. Perché da un lato il trickster assorbe le energie della folla, produce rabbia e ne assorbe la carica. Ma allo stesso tempo scatena una irrazionalità che può sfuggire di mano.

L’arrivo di Grillo a Caltanissetta, lo scorso 1 febbraio 2013

Grillo vive contemporaneamente in piazza e sulla rete. È un paradosso? Come si spiega?
Bisogna capire che non c’è sovrapposizione perfetta tra Grillo e il Movimento. Il blog ha un ruolo fondamentale per il Movimento 5 Stelle, che è variegato e complesso. La rete crea una piattaforma, fondamentale per l’esistenza del movimento. La presenza scenica di Beppe Grillo accelera tutto, ma da sola non basterebbe. Rete e palco stanno su piani diversi e sono entrambi importanti. Grillo non esisterebbe senza la piazza, il movimento non ci sarebbe senza la rete.

Come ha letto la traversata dello Stretto in Sicilia? Grillo lì non era più solo voce e grida…
In Sicilia Grillo ci è andato con tutto il corpo e ha suscitato la frenesia popolare, l’eccitazione. Ha intercettato gli spiriti animali. Il suo è stato un gesto di sfida. Molti lo hanno paragonato a Mussolini, o alla nuotata di Mao. Io invece la leggo come il gesto eroico dell’impiegato. L’uomo qualunque che fa l’impresa. Quello da cui non te lo aspetti, che prende la bici e scala lo Stelvio. Grillo è l’uomo della porta accanto arricchito di aspetti allucinati: I gesti, l’urlo, la bocca aperta.

Si può parlare di ideologia del corpo con Grillo come fece con Berlusconi ne Il corpo del capo
No, è una cosa diversa, perché non c’è la costruzione di un corpo funzionale alla politica. Il corpo di Berlusconi è un tutt’uno con il suo progetto politico. L’aspetto fisico e la cura del corpo sono fondamentali come lo furono per Mussolini. La potenza del corpo rispecchia la potenza politica. Non per Grillo invece, che non coltiva la sua presenza fisica. È un comico che porta in politica le tecniche e i comportamenti teatrali: urla, gesti, modi di fare. Non esiste con lui un nesso tra proposta politica e corpo.

Quindi Grillo non si propone nemmeno fisicamente come un leder politico?
Appunto. Del resto Grillo non è entrato in politica, non si è candidato. Perché non è un politico, è un trickster. Riesce ad essere molto empatico con la piazza. Si è incuneato in un paese frustrato. Ma i suoi non sono i gesti di un capo politico con cui ci si siede a tavola e si discute. Non è la sua natura. Grillo è solo un monologo che dà voce alle istanze presenti nel Paese. Allo sconcerto. Il trickster rovescia i tavoli, non li organizza. È appunto un tornado, uno tsunami. Un’onda anomala: a Grillo si addicono tutte le immagini dello sconvolgimento, non della costruzione e della razionalità.

Crede ci sia un progetto comunicativo alla base di tutto questo? Del resto è lo stesso Grillo a usare parole come tsunami, onda anomala…
Mi sembra un modo vecchio di pensare. Grillo è un fenomeno della modernità. Non ci sono più i progetti. Si avanza così, tutto è rapido, istantaneo, in continuo movimento. È una società dell’eccitazione la nostra, che vive di sensazioni, poggia su emozioni, dalla rabbia all’empatia, che sovvertono gli assetti percettivi tradizionali, pacati. Certo, questi elementi sono una presenza nuova del regime mediatico.

Prima citava Dalema, come esempio del politico “vecchio stampo”. Come cambia la comunicazione politica dopo Grillo?
I politici di professione devono prendere sul serio quel che è accaduto. Si è scatenata una nuova energia che non si riassorbirà facilmente. Di colpo sono invecchiati la politica tradizionale, gli opinion maker, i giornali. Non possiamo più immaginare ad esempio un leader vecchio, parte dell’apparato di professionisti della politica. Ci sarà bisogno di un leader capace di stare in piazza, che sappia fare battute e racconti diverse dai proverbi. Che sappia aggiungere un effetto spettacolare. Anche Berlusconi sembra vecchio di secoli dopo Grillo. Non solo perché ormai sembra una mummia ricoperta di crema colorata. Ma perché è vecchio culturalmente. Il Movimento 5 Stelle è una cosa seria, va preso sul serio.