Cercasi museo aperto disperatamente

Metti un martedì mattina un viaggiatore...

Poniamo il caso che un martedì d’inverno, un turista di passaggio si fermi a Cesena per visitare la Pinacoteca Comunale, e vedere un’opera del Guercino, di Bartolomeo Passarotti, di Renato Guttuso o Mario Schifano (sono solo alcuni dei grandi artisti che la pinacoteca raccoglie): non ha internet? Nessuno problema, in Piazza del Popolo c’è l’Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica. Chiuso, tra le 13 e le 15.

Poco male, il turista pranza assaporando la possibilità di guardare quadri che non aveva mai visto dal vivo dei suoi pittori preferiti (che guarda caso, sono il Guercino, Passarotto, Guttuso, Schifano). Alle 15 lo accoglie una impiegata annoiata, che alla domanda sugli orari di apertura della Pinacoteca risponde con un esaustivo: «Gli orari noi non li sappiamo. Forse è aperto. Può andare all’Ufficio Cultura, che si trova sempre in via Aldini dove c’è la Pinacoteca, e oggi sicuramente sono aperti e la sapranno aiutare».

Il viaggiatore non si scoraggia, ma come arrivare su via Aldini da Piazza del Popolo? Il viandante non lo sa, ed è per questo che l’impiegata gli dona un foglietto impropriamente definito cartina; parallelismi, a Milano, l’ufficio della Provincia ti dona una cartina resistente con tutte le vie del centro indicate, in altre città, persino piantine: a Cesena la “cartina” è effettivamente una cartina di quelle che si sgualciscono e bagnano appena le vedi, soprattutto, lacunosa dei nomi di gran parte delle vie.

Infatti, per orientare l’ospite, l’impiegata fa prima a spiegare a voce come potrà arrivare all’Ufficio Cultura (prende questa strada che vede, poi arriva in una strada più grande, va a destra, va avanti ecc..). Si arriverà dunque all’Ufficio Cultura, in via Aldini: magari entrando prima, per sbaglio, al Cinema Comunale S. Biagio, che appare un luogo inspiegabile: aperto, incustodito (sono le 15.30), vuoto.

C’è una mostra in corso di fotografie originali del cinema, chiunque potrebbe rubarle, eppure, è tutto aperto. Si trova la scala giusta, nello stesso conglomerato, e fiducioso il turista arriverà all’Ufficio Cultura: che però è chiuso, nonostante le rassicurazioni dell’Ufficio Informazioni. Il turista scende e non trova nessuno, solo una graziosa impiegata della compagnia teatrale Valdoca, che giustamente si occupa di teatro e non di quadri, men che meno di uffici cultura. «Non saprei, ogni tanto l’ufficio cultura lo vedo aperto, la pinacoteca mi sembra sempre chiusa». Non resta che provare a vedere la Pinacoteca: eccola, chiusa.

Poniamo il caso che il turista torni a Cesena un venerdì d’inverno, stavolta dopo aver verificato sul sito comunale gli orari di apertura della stessa, e i giorni: venerdì, dalle 15.30 alle 18.30. Si presenterà alle 15.30 di venerdì, e troverà la Pinacoteca chiusa. Magari han fatto tardi, aspetterà fino alle 16. Sempre chiusa. Successivamente, il turista proverà a chiamare il telefono della Pinacoteca. Invano, non risponde nessuno.

Al primo numero almeno, perché nel sito sono indicati, con una certa generosità telefonica tre numeri, ma uno di questi in realtà è quello dell’Ufficio informazioni ed accoglienza turistica da cui il turista era originariamente partito. Sarà l’inizio di un dedalo telefonico in cui ad ogni numero corrisponderà una risposta diversa sulla Pinacoteca: «È per Barbablù?» chiederà un’impiegata, «No è per me» risponderà il turista, ignaro che Barbablù è il nome di un’associazione che ogni tanto apre la pinacoteca con laboratori per bambini. Ma per sua sfortuna il turista non è un bambino.

«È visitabile solo su prenotazione» risponde uno, a cui si replicherà chiedendo di prenotare: «Siete un gruppo?», «No sono un turista». «Allora deve chiamare questo numero». Il turista chiamerà quel numero, ma gli si risponderà che «La Pinacoteca è chiusa». Il turista è ingenuo, ma non è fesso, così chiamerà il terzo numero del sito, a cui si risponderà che «La Pinacoteca è visitabile in certi giorni e certi orari scritti nel sito, ma non so sinceramente dove sono…aspetti un attimo che li cerco nel sito.. no, non li trovo».

Li troverà il turista: venerdì, sabato, domenica ma non corrispondono al vero, se oggi è venerdì e sono ormai le 16.30, e la pinacoteca è chiusa. Allora il turista proverà a chiamare la Galleria Comunale d’Arte al Palazzo del Ridotto, come alternativa, ma gli esiti saranno deludenti: «Vorrei visitare la Galleria Comunale d’Arte», «Ah cosa vuole esporre?» risponderà l’impiegata. «No, non sono un artista, sono turista vorrei visitare la collezione che avete». Ma non esiste una collezione permanente, la Galleria è a disposizione per esposizioni e proposte, non cerca turisti, ma artisti. Ed ovviamente, le mostre temporanee sono talmente temporanee che bisogna indovinare il giorno in cui qualcosa sarà esposto.

Il turista però ha anche una insana passione per Renato Serra, lo scrittore di inizio Novecento dell’Esame di coscienza di un letterato. Che bello che a Cesena, suo loco natio, gli abbiano dedicato un Museo Renato Serra. Il turista, per evitare giri a vuoto, stavolta guarderà sul sito del comune: il museo è visitabile su appuntamento. C’è un numero di telefono fisso. Il turista chiamerà ininterrottamente per una settimana, in vari orari, di mattina e pomeriggio. Non risponderà mai nessuno.

Ma il turista ci crede ancora, che la cultura vince sulla burocrazia e così scrive una e-mail, all’indirizzo riportato nel sito fondazioneserra@comune.cesena.fc.it , con un oggetto molto chiaro: «Visita al Museo». Per essere pignolo, opzionerà la notifica conferma di lettura all’invio. Passeranno giorni, settimane, mesi, ma quella mail rimarrà inevasa. Non resta che chiamare l’Ufficio Cultura, che replica sostenendo che il museo gli risulta chiuso e non visitabile. Peccato che poco prima l’Ufficio Informazioni ci avesse confermato che il museo è visitabile su prenotazione, ed una voce gentile di una ragazza ci abbia proposto di darci il cellulare del curatore del museo, senza dire che ce lo ha dato lei, e promettendo però di chiamarlo in orari di ufficio.

Ed è a quel punto che al turista viene l’ultimo dubbio. E se tutto questo non sia in realtà un implicito e geniale omaggio allo scrittore Franz Kafka, riproducendo dal vivo un castello kafkiano in cui perdersi e non ritrovarsi? Magari a Praga fanno la stessa cosa col romanzo di Renato Serra. Magari.

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