“Come futuro premier scelgo Anna Maria Tarantola”

Le new entry in Parlamento

Vuole pensare anche «alla sua Sicilia» quando varcherà per la prima volta l’ingresso di Montecitorio. Gea Schirò Planeta, classe 1963, sposata con Alessio Planeta, uno dei tre patron dell’omonima casa produttrice di vini siciliani, madre di due figli, è un’imprenditrice palermitana. Già assessore alla Cultura per la provincia di Agrigento e da anni impegnata nell’associazionismo. Eletta in Sicilia occidentale fra le fila della compagine montiana, sogna di poter far parte della commissione Cultura per valorizzare il patrimonio artistico siciliano.

Onorevole Schirò Planeta, partiamo dal risultato elettorale di Scelta Civica: cosa non ha funzionato?
Ha funzionato tutto bene ma non benissimo. Il risultato medio sul territorio nazionale del 10,6% è il migliore ottenuto dal 1994 a oggi, in Italia, da un movimento nato da soli 40 giorni.
Tutto è perfettibile, riconosco lacune nelle liste. Ad esempio, in alcune Regioni non tutti i territori erano rappresentati. In altre, le diverse anime di una società complessa sono state sottostimate.

In questo momento regna il caos, Bersani ha proposto un governo «di combattimento» con otto punti programmatici. Voi di Scelta Civica dialogherete con lui?
Per Scelta Civica il dialogo è sempre la bussola. Tra gli otto punti, però, non vedo prioritaria e valorizzata la riforma della legge elettorale che, in questo momento storico, mi sembra la madre di tutte le riforme. Essere votati percependo il disprezzo dei cittadini è, o dovrebbe essere estremamente responsabilizzante per noi elegendi. Vedo, inoltre, che all’interno degli otto punti, secondo quello che riportano i giornali, sono compresi molteplici argomenti legislativi. Non mi sembra il caso, dato il risultato elettorale, di cercare sotterfugi pur di gestire la governabilità. È una cosa che gli elettori non capirebbero. In questo momento bisogna dire ciò che si farà e fare ciò che si è detto.

Lei è siciliana, e in queste ore si evoca il “modello Crocetta” per il governo del Paese: è la soluzione migliore, o resta  un esperimento circoscritto alla Sicilia?
Rispetto moltissimo il presidente Crocetta, un uomo di straordinaria fantasia e di grande coraggio. Ma le realtà locali non sono sempre esportabili sul piano nazionale. Non dimentichiamo che il governo Crocetta è frutto di una minoranza elettorale, solo il 47% degli elettori siciliani è andato alle urne, in quell’occasione. Il forte carattere dell’uomo, la disponibilità del Movimento 5 Stelle locale e la diversa legge elettorale, con l’elezione diretta del Presidente – che non prevede l’incarico e il voto di fiducia – ha permesso questa situazione.

E se saltasse l’ipotesi Bersani, Scelta Civica su cosa punterà: tornare alle urne, o ad un governo tecnico con premier Saccomanni o Visco?
Il presidente Monti non mi onora di confidenze personali. È sensato però pensare che prima di gettare la spugna si tentino vie diverse. Che il presidente della Banca d’Italia lasci il suo incarico in un momento in cui al Paese mancano: il Papa, un premier legittimato, il capo della Polizia, tra poche settimane il presidente della Repubblica, e ancora i presidenti delle due Camere, mi sembra inopportuno. Se dobbiamo cercare il presidente del Consiglio in Banca d’Italia allora la dottoressa Anna Maria Tarantola è la più indicata.

Lei è alla prima esperienza in Parlamento, quali saranno i suoi obiettivi?
Con questa legge elettorale gli obiettivi del rancore verso le Istituzioni siamo noi eletti. Comprensibilmente. Quando è iniziata la campagna elettorale sicuramente avevo tanti desideri e tante priorità e ho preso molti impegni con Libera di Don Ciotti, AddioPizzo qui a Palermo, Legambiente, e con gli Stati generali dell’Innovazione. Mi rendo conto che con questo risultato, se non si trova una civile quadratura del cerchio, sarà difficile attuare anche pochi degli impegni presi. Nonostante ciò sarei felice e mi riterrei soddisfatta di potere partecipare a una breve legislatura che facesse una vera legge elettorale, promulgasse una legge sul conflitto d’interessi, promuovesse una chiara legislazione sui “nuovi Italiani” e fosse in grado di creare delle linee guida stabili per una riforma della scuola primaria e secondaria stabile, solidale, equitaria ed Europea.

È già stata assessore alla Cultura ad Agrigento, si occuperà di cultura?
Per i vostri lettori: sono stata assessora indicata da una coalizione che ha perso le elezioni quindi non ho mai esercitato. La mia vocazione naturale sarebbe in commissione Cultura. Credo però di dovere anche pensare alla mia Sicilia dove l’agricoltura è ancora parte importante del pil. Abbiamo a disposizione anche una parte cospicua del patrimonio culturale italiano. La possibilità di contribuire attraverso agricoltura e turismo alla valorizzazione di queste ricchezze non mi lascia insensibile.

E per la sua terra, la Sicilia, cosa farà?
Le stesse cose che, se potessi, farei per l’Italia, la mia patria.

Twitter: @GiuseppeFalci

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