Magdi Allam lascia: “Con questi Papi non vinceremo mai”

Giravolte e prodezze di un crociato cristiano "beneficiato" dall'11 settembre

E così se ne va. Magdi Allam non è più nella Chiesa cattolica, chiude il suo cammino di conversione e abbandona il cattolicesimo. Altro che stupore e meraviglia per i due Papi. Altro che Chiesa povera e vicina agli ultimi. A Magdi l’andazzo piaceva sempre meno. Soprattutto, trovava inaccettabile la sfacciata apertura di Papa Francesco all’Islam, «religione fisiologicamente violenta». E inaccettabile era anche la Chiesa, «fisiologicamente tentata dal male» (“fisiologicamente” è un avverbio che gli piace), che non combatteva i musulmani strada per strada, casa per casa. Con le armi della fede, sia chiaro.

E così, la sua fede vacilla. Per lui, era sempre più lontana quella veglia pasquale del 2008 quando, in diretta da San Pietro, viene battezzato, comunicato e cresimato (tutto insieme) proprio da Papa Ratzinger. Quando, da buon paladino, sceglieva di aggiungere un nuovo nome al suo e di chiamarsi Magdi Cristiano Allam: poteva continuare, con la benedizione del Vaticano, a condurre la sua personale crociata contro quella religione «conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno». Sempre l’Islam. Era il suo personale trampolino di lancio: qualche mese dopo, Magdi Cristiano decide di scendere in campo e fondare un suo partitino, dai risultati scarsi ma non scarsissimi, tanto da ottenere un seggio da eurodeputato a Bruxelles.

Era forse in quel momento il culmine della sua carriera, nata e costruita sull’anti-islamismo. Sotto certi aspetti, Magdi Allam è un effetto collaterale dell’11 settembre, e più ancora, della guerra in Iraq. E infine, di Bruno Vespa. In quei giorni di tensione fu una sorpresa per tutti. In particolare per chi appoggiava l’intervento di Bush contro Saddam: a loro non sembrò vero di trovare, di fronte alla minaccia terroristica e allo scontro di civiltà, un musulmano che dava ragione agli americani. Lo faceva, poi, dalle pagine di Repubblica. Una manna. Ci volle poco, da quel momento, perché Magdi Allam cominciasse a comparire sempre di più in televisione (a Porta a Porta, per esempio) e a indurire la sua posizione anti-Islam. Non che non fosse autentica, per carità. Di sicuro, gli fece fare un notevole balzo mediatico.

Del resto era pro-Bush, e pure musulmano: anche se non tantissimo. Ci sarebbe da ricordare che, fin dalla sua giovinezza, passata in Egitto, Magdi Allam è sempre stato vicino al mondo cristiano. Per volontà della madre, studia presso un collegio di suore comboniane. Poi va in un altro collegio, stavolta salesiano. Infine studia sociologia in Italia, alla Sapienza. Per quanto riguarda la sua carriera, a lungo era rimasto nella penombra. Scrive per il manifesto (di medioriente) e poi arriva a Repubblica, dove – raccontano le voci – gli era stato affibbiato il poco simpatico nomignolo di “Magdi-pizza”, perché il suo compito era quello di andare a comprare le pizze per i colleghi. Gavetta, diciamo. Ma destinata a finire in gloria. Dal 2003 in poi Magdi Allam diventa la firma più corteggiata d’Italia: lo vogliono tutti. È sempre in televisione, i suoi libri vanno a ruba e i grandi giornali se lo contendono. A spuntare sarà Stefano Folli, che lo chiama al Corriere e lo nomina vice-direttore ad personam. Un trionfo che dura a lungo, almeno fino al 2008 quando decide di fare un doppio salto: entrare in politica e diventare Cristiano.

Il resto è noto: fonda il partito Protagonisti per l’Europa Cristiana, si candida per le elezioni europee del 2009 insieme all’Udc (che poi abbandona) e vola su Bruxelles. Dopo qualche mese fonda un nuovo partito: Io amo l’Italia, che declina in vari modi. Per le regionali del 2010, diventa Io amo la Lucania, perché si candida a presidente di Regione in Basilicata. Per le comunali 2011, Io amo Milano, perché si corre anche lì e sostiene la candidatura di Letizia Moratti. Nel 2013 torna a essere Io amo l’Italia, corre da solo e si candida a premier. Aggiungendo, alla lotta all’Islam, anche la battaglia contro il signoraggio e la «tirannia dell’Europa». Non finisce bene.

Ora, in mezzo all’incertezza del governo, arriva l’ultima giravolta: l’addio alla Chiesa cattolica, consegnato alle pagine del Giornale. L’Islam è un pericolo, dice, e noi con questi Papi non vinceremo mai. «L’Europa finirà per essere sottomessa all’Islam, come è successo nel settimo secolo». Magari ha ragione. Ma prima di preoccuparsi va ricordato che qualche abbaglio lo prende anche lui. Nel 2011, ad esempio, denunciava allarmato, sempre sulle colonne del Giornale, la costruzione di un nuovo minareto in via Padova a Milano. «La sfida più significativa dell’Islam radicale al nostro stato di diritto, dopo l’occupazione di Piazza Duomo da parte di circa duemila musulmani il 3 gennaio 2009», così disse. Sbagliando: quello che gli era sembrato un minareto, era in realtà un innocuo ripetitore della Wind. E poco c’entrava con Maometto, l’Islam e lo scontro tra civiltà. 

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