“Marò, governo troppo accomodante: abbiamo ragione noi”

Intervista ad Arduino Paniccia

Prima l’Italia ottiene il permesso di riportarli a casa, ma solo per il voto. Poi, cambia idea: i marò non partono più. Alla fine, dopo uno shock diplomatico, cedono, e i due marinai fucilieri saranno di nuovo in India. Un pasticciaccio diplomatico da cui l’Italia non è uscita bene, senza neppure vincere la partita. E adesso? Secondo Arduino Paniccia, professore di Studi Strategici all’Università di Trieste, la strada è complicata, ma ci sono ancora vie d’uscita.

E quali?
C’è un punto su cui dobbiamo concentrarci. Lì, noi italiani abbiamo delle chance per rimediare agli errori che sono stati fatti fin dall’inizio. Cioè l’atteggiamento, a dir poco prevaricatore, da parte degli indiani nei confronti dei nostri marò. Un esempio su tutti: hanno fatto rientrare, all’epoca, la nave con una dichiarazione che si è rivelata falsa. Cioè, era una trappola e un inganno in cui i nostri marinai sono cascati. Oltre poi alle minacce nei confronti del nostro ambasciatore, contro ogni forma di diritto internazionale.

Sì, ma quale può essere la soluzione?
È importante che gli italiani assumano una posizione chiara – una sola – e la portino avanti: dobbiamo chiedere di far verificare tutti gli atti e tutte le carte della faccenda a commissione della Ue e dell’Onu. Che poi sono loro che hanno mandaro laggiù, in missione, i nostri marinai.

Un comitato internazionale?
Esatto: un comitato neutro internazionale che esamini tutte le richieste, o pretese, indiane, pelo dopo pelo. Fin nel dettaglio. Del resto, è giusto che si ricorra in punta di diritto, quando siamo andati in quelle acque proprio per difendere il diritto internazionale.

Ma funzionerebbe?
Io ne sono convinto. L’India non ha nessuna intenzione di finire davvero davanti a una corte internazionale, soprattutto se arbitrale. E sa perché? Perché hanno nascosto delle cose. Se vengono esaminate le carte, tutte le accuse dell’India sono ben poco efficace. E la loro posizione diventa debole.

Può darsi. Resta però che l’Italia, soprattutto con le ultime mosse e i ripensamenti non se l’è giocata molto bene. Non è stata ai patti.
È un atteggiamento strano. Mi ha ricordato una cosa che non c’entra nulla. Era il periodo del caso Moro. I servizi, a un certo punto, dissero di aver ritrovato Moro in un lago. Non era vero, e non c’era dubbio. Ma serviva a vedere la reazione che si sarebbe generata.

Che intende? Che la mossa del governo fosse un tentativo? Un ballon d’essai?
Sì, considerando anche tutto il logoramento bizantino dei mesi precedenti. Ma l’India non può accettare i ballon d’essai. Non le si confà più: adesso è una superpotenza, o si vede come tale. Piuttosto, va affrontata direi a schiena dritta.

In che senso?
Senza escamotage di questo tipo, o sotterfugi. Affrontare nel merito la questione,ricorrendo alla diplomazia e alla giustizia internazionale. Lì, poi, possiamo anche metterla in scacco. E loro, in ogni caso, ci rispetterebbero di più. L’errore è stato mostrarsi accomodanti, accettare le loro condizioni. E poi si è arrivati a questo punto. Non è ammissibile che non lascino accedere alle prove balistiche. Le si deve pretendere. E non ricorrere a escamotage

Ma l’immagine dell’Italia come ne è uscita?
In generale, adesso sono tanti i paesi che si perdono in balletti vari. Che mettono tasse, e poi le tolgono. Che fanno e poi disfano. Mi sembra che siano cose abbastanza comuni, e il problema dell’immagine del paese è un po’ in secondo piano. In ogni caso, quella italiana ne esce appannata. È comunque un paese infestato da nostalgia, pressappochismo e localismo, e bisogna cambiare, con persone in grado di parlare.

Senza contare, a parte tutto, le ricadute di tipo economico.
Insomma. L’interscambio non è così enorme, anzi, è piuttosto moscio. Si aggira intorno ai quattro miliardi di euro. Con tutto il rispetto, siamo al livello del Portogallo. Allora come si spiega questa retorica? Tutto inventato. Con un atteggiamento meno arrendevole rispetto a questo, forse avremmo ottenuto di più.

E adesso cosa succede?
I marò vanno difesi. A tutti i costi. È anche quello che si aspettano gli indiani, e in fondo è proprio questo che chiedono per poterci rispettare. I due marinai rischiano, è vero. Insieme a loro hanno rischiato anche l’ambasciatore, il personale delle aziende italiane, gli imprenditori stessi. Ma non possiamo chinare la testa. Se la corte di Delhi, dove ora è il caso, accerterà che ci sono state manomissioni da parte indiana, come è vero, allora la posizione dei due marò sarà più sicura. Altrimenti si dovrà cercare un confronto internazionale. 

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