Nonostante le nostre tasse, le Fs hanno finito i soldi

Il Trasporto pubblico in rosso

Le Ferrovie dello Stato hanno finito i soldi. Lo ha ammesso lo stesso amministratore delegato, Mauro Moretti, annunciando l’emissione di un bond da 1,5 miliardi di euro: «Abbiamo bisogno di liquidità perchè paghiamo gli stipendi, paghiamo i fornitori a meno di 70 giorni e abbiamo crediti scaduti per oltre 2 miliardi tra Regioni e Stato centrale», ha precisato poi Moretti. Una cifra enorme a guardare il bilancio consolidato 2011 (ultimo disponibile) che segna 8,2 miliardi di ricavi un margine lordo di 1,8 miliardi, utili per 285 milioni di euro e un indebitamento a quota 8,3 miliardi.

Fonte: bilancio 2011 Gruppo FS

Degli 8,2 miliardi di ricavi (clicca qui e vai a pag. 168), i biglietti valgono soltanto 2,9 miliardi: significa che i passeggeri sono pochi, nonostante i buoni risultati dell’alta velocità tra Roma e Milano. Il 30% circa arriva dal “contratto di servizio”, sceso da 2,49 a 2,34 miliardi in dodici mesi principalmente a causa di «minori corrispettivi da Trenord e Busitalia (due controllate, ndr) per circa 237 milioni di euro solo parzialmente compensati da quanto ottenuto da Netinera pari a 130 milioni di euro e di una flessione, pari a 46 milioni di euro, dovuta ai contratti con le Regioni a Statuto Ordinario come conseguenza dei vincoli di finanza pubblica». Di questi 2,3 miliardi, sono 1,8 quelli che fanno capo alle Regioni, le quali pagano in ritardo, quando lo fanno. Motivo per cui le Fs si apprestano a raccogliere capitali freschi sul mercato, anche se oggi non è chiaro a quale tasso d’interesse. I finanziamenti in conto investimento per l’ammodernamento della rete Rfi, invece, ammontano ad altri 3 miliardi. Questi, spiega una noticina a piè dei conti 2011, non includono i 4 miliardi «per gli esercizi dal 2012 al 2021 di cui al decreto 47339 del 1 giugno 2011». Facendo un paio di conti della serva, risulta che gli investimenti pubblici sono oltre la metà dei ricavi. E dunque, per ogni euro che entra nelle casse del gruppo escono dalle tasche dei contribuenti 75 centesimi. 

Nei prossimi nove anni, dunque, lo Stato spenderà 36 miliardi di euro a favore di Fs. D’altronde, nell’ultimo piano industriale il gruppo ha stabilito di spenderne 27 entro il 2015. Certo, se fosse un’azienda normale sul mercato – ammesso che il mercato esista in Italia – le Fs sarebbero già fallite, ma non è questo il punto. Come mai, nonostante le nostre tasse e i continui aumenti del prezzo dei biglietti le Fs sono indebitate? Un esempio: l’Intercity Udine-Milano nel 2006 costava 26 euro, oggi per un posto in seconda classe sul Frecciabianca se ne sborsano 49. Con il medesimo tempo di percorrenza. Oltretutto, lo scorso agosto il rincaro del trasporto regionale è stato del 10 per cento. 

Per fare un paragone, prendiamo le ferrovie svizzere Sbb: hanno chiuso il 2011 con 8 miliardi di franchi svizzeri di ricavi, di cui 2 miliardi di trasferimenti da parte del pubblico – il quale ha messo sul complessivamente 36 miliardi di investimenti sulla rete convenzionale e l’alta velocità – e 2,7 miliardi da traffico passeggeri. Ergo: per ogni franco guadagnato i contribuenti svizzeri pagano 25 centesimi. 

La situazione delle ferrovie italiane è paradossale: controllate (dal ministero dell’Economia) e sovvenzionate dal pubblico, sono costrette a indebitarsi per pagare i fornitori per colpa del pubblico (le Regioni). Assurdo. A fine 2011, tolti gli investimenti, i flussi di cassa ammontavano a 1,4 miliardi, mentre la liquidità a soli 2 miliardi. I debiti nei confronti dei fornitori – che Fs paga a 70 giorni – sono pari a 3,6 miliardi. Per pagarli si emette altro debito, mentre per finanziare gli ingenti investimenti lo Stato – probabilmente – si indebita a un tasso non proprio a buon mercato, considerando che i Btp decennali rendono il 4,59 per cento. Certo, a parte l’alta velocità il trasporto su rotaia è antieconomico (è l’obiezione di Fs), ma a fronte di 27 miliardi di investimenti e ben 36 di finanziamenti, era proprio necessario altro debito?

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