Quando la squadra in campo la disegna il procuratore

I guai del calcio italiano

I sogni di gloria europea del Milan si sono schiantati contro il Barcellona di Messi & C. Quattro a zero e tutti a casa. L’Inter ha preso tre goal dal Tottenham e deve cercare una difficilissima remuntada. Dopo simili scoppole, ogni tifoso inizia a sognare il calciomercato perfetto della sua squadra. I rinforzi di qualità e sostanza, la stella sudamericana, il colpo dell’ultimo secondo, il giovane promettente, con qualche preoccupazione per le possibili cessioni illustri sempre più obbligate per abbassare il tanto temuto tetto degli ingaggi. Strategie che secondo molti appassionati fanno parte di un programma studiato, organizzato a tavolino e curato nei minimi dettagli dal presidente e direttore sportivo di ogni società: due figure compatte e unite dalla missione di battere sui tempi la concorrenza sul mercato. Da diversi anni gli equilibri sono tuttavia cambiati: molto spesso i giocatori che arrivano sono quelli proposti dal procuratore di turno e non quelli scelti inizialmente per rafforzare la squadra. E forse anche in questo stanno parte dei guai del nostro calcio, sempre più debole e periferico in Europa.

Perché, nonostante la fine della Gea World (l’agenzia dei figli di papà gestita da Alessandro Moggi e Davide Lippi), il calciomercato è rimasto nelle mani dei procuratori, delle loro logiche e delle loro direttive. Avvocati e non, capaci spesso di influenzare anche in sede di campagna acquisti i direttori sportivi di un prestigioso club diventando il riferimento dei proprietari.

Ne sa qualcosa Massimo Moratti che, per il biennio vincente nerazzurro di José Mourinho, ha dovuto subire come compromesso Ricardo Quaresma – uno dei più grandi flop del nostro calcio pagato circa 22 milioni di euro – dopo aver detto no al tesseramento di Deco e Ricardo Carvalho. Tre giocatori assistiti da Jorge Mendes, il super-procuratore dello Special One eletto braccio destro del direttore sportivo meneghino Marco Branca. Il gioco era facile: il potente agente, con la pressione chiaramente di Mourinho, segnalava ai vertici interisti molti calciatori della sua scuderia, garantendo un trattamento di favore all’amico ds nerazzurro in sede di trasferimento.

Non fu così difficile ingaggiare un altro flop di quel periodo, il terzino ex Roma Mancini, gestito dal socio italiano di Mendes Roberto Calenda diventato successivamente un vero e proprio emissario nerazzurro in Brasile. Più tardi, proprio un procuratore brasiliano come Gilmar Rinaldi, ha voluto denunciare il comportamento scorretto dell’agente romano in occasione dell’operazione Casemiro: un centrocampista molto vicino alla Roma in estate, ma che, dopo l’intervento a gamba tesa di Calenda, decise di rimangiarsi la parola data con i capitolini. La successiva e sorprendente involuzione tecnica del mediano del San Paolo, compromise poi anche l’accordo verbale “siglato” con il club di Moratti.

Per il super-procuratore lusitano è stato poi molto facile convincere, a Madrid, il Real a consegnare a Mou un altro giocatore della sua scuderia come Fabio Coentrao, un mediocre difensore pagato ben 30 milioni di euro e dall’ingaggio di un top player, 5 milioni di euro netti. Un altro capolavoro di Mendes che con la sua Gestifute (tra gli assistiti d’élite figura soprattutto Cristiano Ronaldo) si è assicurato la nomea del titolare della Gea portoghese.

Al Milan, invece, è di “casa” Mino Raiola, noto e popolare consigliere di Zlatan Ibrahimovic e Mario Balotelli che può vantare uno stipendio da primo della classe (circa 5 mln di euro netti) maturato grazie alle invidiabili parcelle sugli ingaggi dei suoi assistiti. Negli anni, l’italo-olandese famoso anche per i “Mal di Pancia” dei giocatori, ha portato a Milano Robinho, Mark van Bommel, Urby Emanuelson, le meteore Didac Vilà e Felipe Mattioni ed ha orchestrato il grosso colpo: il ritorno di Super Mario a Milano, sponda rossonera. La sua produttiva abilità sta nello spostare quasi annualmente i calciatori che gestisce con l’aiuto del collaudato sistema: chiede ai “suoi” di evidenziare dei comportamenti scorretti e indigesti, di fare casino, per arrivare alla rottura con il club di appartenenza.

Un trasferimento a costi contenuti permette infatti di ammorbidire la nuova società, disposta così a firmare un ingaggio ritoccato verso l’alto. Spesso però il sistema non passa sotto silenzio perché, per esempio, a Barcellona, ex squadra di Ibra prima del passaggio a Milano e al Psg, i vertici blaugrana sono ancora furiosi per il comportamento di Mino, ricordato in Spagna come “il pizzaiolo chiacchierone”. Un soprannome che si ispira al primo lavoro del procuratore, cameriere negli anni ’90 di un noto ristorante ad Haarlem a 15 km da Amsterdam: il locale che gli permise di allacciare rapporti con procuratori, dirigenti e soprattutto calciatori, come appunto lo svedese.

Il sistema vincente, riportano anche da alcune intercettazioni durante Calciopoli, fu inaugurato infatti quando Ibra venne promesso alla Juventus di Luciano Moggi – le bizze esasperate di Ibrahimovic, proprio su suggerimento di Raiola, convinsero infatti l’Ajax ad abbassare il prezzo iniziale – ed è stato applicato anche recentemente con la Vecchia Signora per Paul Pogba. Giovane centrocampista di prospettiva del Manchester United, che su consiglio del noto agente ha preferito non rinnovare il contratto con lo United e approdare a Torino.

Tra i dirigenti integralisti del mercato a costo zero, figura però soprattutto Adriano Galliani. L’ad rossonero ha potuto usufruire nel tempo dei buoni rapporti con alcuni agenti influenti in Francia per avere gratuitamente prima Taye Taiwo e poi Bakaye Traoré, mentre nel Bel Paese il legame con il navigato Giovanni Branchini gli ha già permesso di abbracciare Riccardo Montolivo e tentare l’acquisto del torinista Angelo Ogbonna.

La condivisa strategia del parametro zero conferisce quindi sempre più potere ai procuratori, capaci di lavorare su più tavoli contemporaneamente: mentre convincono i loro assistiti a rifiutare il prolungamento di contratto con l’attuale società, trovano già l’accordo con il prossimo club, sperando di essere ringraziati con un lauto bonus per lo sconto ottenuto.

Tra le formule di “ringraziamento”, prende sempre più piede quella della “firma” di altri giocatori appartenenti alla scuderia del procuratore in questione. Un esempio di scuola resta il doppio tesseramento di Hamit Altintop (ora al Galatasaray) e Nuri Şahin (ora al Borussia Dortmund), assistiti da Reza Fazeli, al Real Madrid nel 2011.

Un’operazione che ha permesso al noto e navigato procuratore iraniano di rafforzare economicamente ancor di più la sua agenzia “International Soccermanagement”, che conta più di 20 assistiti stimati complessivamente in 80 milioni di euro, ed aumentare la sua influenza tra i vertici del Real Madrid. Laureato in medicina, a chi lo intervista sulla sua ascesa ama replicare: «Come chirurgo estetico, avrei guadagnato di più».

Consigliere di fiducia dei dirigenti del Napoli resta, invece, Alejandro Mazzoni, procuratore di Ezequiel Lavezzi, venduto al Psg, e del giovane Edu Vargas, girato al Grêmio in prestito.

Ostacoli trovati invece da Franco Baldini per il rinnovo milionario di Daniele De Rossi. Il suo procuratore Sergio Berti da tempo aveva infatti allacciato rapporti con il City di Mancini per tentare di portare a parametro zero il centrocampista giallorosso insieme all’altro romano Alessio Cerci, ora in forza al Torino dopo un passaggio alla Fiorentina: solo la ferma volontà del mediano azzurro di rimanere nella capitale e il carattere evanescente dell’esterno, hanno mandato in frantumi i piani dell’agente, che già pregustava la ricca ricompensa in caso di passaggio a titolo gratuito di Capitan Futuro.

L’asse Roma, sponda biancoceleste, Genoa e Milano nerazzurra è sempre calda per le operazioni tessute da Claudio Vigorelli che ama spostare o comunque proporre i suoi assistiti alle tre società: Sergio Floccari ha giocato prima al Genoa e poi alla Lazio (ed è tornato alla Lazio dopo un prestito al Parma), Emiliano Viviano (ora alla Fiorentina in prestito, dopo essere passato al Palermo) ha continuato per anni a vedere il suo cartellino rimbalzare da Genoa a Milano, come il giovane Mattia Destro (da quest’anno alla Roma dopo l’esperienza a Siena). Per non parlare di Mauro Zarate che ha fatto la spola: Lazio-Inter-Lazio. E gli esempi potrebbero molti essere altri…

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