Sarkozy come il Cav, critica i giudici che lo accusano

Aperta un’altra indagine sui contratti tra l’ex presidente e gli istituti di sondaggio

PARIGI – Un’inchiesta «infamante», «grottesca», «indegna» e un giudice che «disonora le istituzioni e la giustizia». No, non è l’Italia, ma la Francia. E a parlare non è Silvio Berlusconi – notoriamente allergico alla perfida magistratura del Sol Levante – ma l’entourage dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, impelagato in un processo scivoloso che lo vede accusato di circonvenzione d’incapace per finanziare la vittoriosa campagna presidenziale del 2007.

Del resto qui in Francia è risaputo: «Sarkò c’est du Berlusconi sans paillettes». Ma le paillettes c’entrano fino a un certo punto. L’incapace manipolata è Liliane Bettencourt, 89 anni suonati, dichiarata «debole di mente» già dal 2006, una simpatica vecchietta pressoché sorda con la quale sarebbe anche gradevole prendere una tazza di tè in salotto se non fossimo presi dallo sgomento di avere di fronte la donna più ricca d’Europa (la sua fortuna è stimata a 22 miliardi di dollari) nonché unica ereditiera dell’impero L’Oréal.

L’immagine poi del ‘lupo’ Sarkozy che deruba la povera vecchietta per finanziare la sua campagna presidenziale deve aver fatto tirare un sospiro di sollievo anche alla sinistra francese, ancora in lutto per Cahuzac, l’ex ministro del Bilancio dimessosi tra le lacrime socialiste per aver aperto un conto segreto in Svizzera allo scopo di occultare una frode fiscale. Proprio nel momento in cui scoppiava lo scandalo e Sarkozy si riapprestava a tornare nell’arena politica «perché il popolo francese glielo chiede», ecco che un giudice rispolvera l’affare Bettencourt e complica la nuova ascesa del centurione dell’Ump, partito che senza il suo timoniere sembra andare completamente alla deriva.

I sospetti su Sarkozy nascono in realtà nel 2010 e anche qui – come nei migliori gialli di Agatha Christie o negli incubi della Curia Romana – c’è di mezzo un maggiordomo, Pascal Bonnefoy. Ventuno ore di conversazioni segrete registrate da quest’ultimo nella casa della Bettencourt a Neully-sur-Seine tra il maggio 2009 ed il maggio 2010 incastrerebbero l’ex presidente francese. L’Hercule Poirot della situazione sembra essere il procuratore di Bordeaux Jean-Michel Gentil che, per inciso, di gentile ha molto poco perché decide a un certo punto di trasformare l’ex presidente francese da testimone in imputato.

Gentil riascolta le registrazioni del maggiordomo divulgate nel 2010 e rilegge attentamente le dichiarazioni di Claire Thibout, ex tesoriera della Bettencourt, che afferma di aver confidato 50mila euro all’ex gestore delle fortune della Bettencourt, Patrice de Maistre, che a sua volta le passa a Éric Woerth, solerte tesoriere sarkozista. Intanto, dall’ascolto delle conversazioni si capisce che la simpatica vecchietta, Liliane Bettencourt, froda il fisco francese ad alti livelli perché nei suo conti svizzeri sono nascosti ben 78 milioni di euro. Il giudice si rende conto che, di fronte a queste somme, 50mila euro sono bruscolini perché in realtà alla Bettencourt arrivano richieste molto più ingenti (almeno 150mila) che però vengono respinte al mittente.

In realtà si scopre che nel 2007 Patrice de Maistre, proprio nel periodo in cui incontra il tesoriere di Sarkozy, preleva una somma complessiva di 800mila euro in due tranche sui conti svizzeri della Bettencourt. È lo stesso Sarkozy poi a diventare frequentatore assiduo della casa Bettencourt e i ‘passaggi’ del futuro presidente vengono registrati su agendine, note o testimonianze oculari dell’entourage della donna. Insomma il campione dell’Ump ed ex presidente, per fatti risalenti al 2007, rischia tre anni di prigione, l’ineleggibilità, sospensione dei diritti civili per lui e per la sua famiglia per almeno cinque anni e una pena pecuniaria di almeno 375mila euro. Non poco per chi resta il campione della destra e intende salvare le sorti del Paese dall’impostura dei socialisti.

Si capisce dunque perché Sarkozy digrigni i denti contro il giudice di Bordeaux e l’Ump faccia quadrato attorno a lui. Eppure Sarkò non rischia solo qui. Un altro giudice infatti sta investigando sulla regolarità dei contratti conclusi – senza un’adeguata gara d’appalto – tra l’Eliseo e certi istituti di sondaggio (Publifact, PubliOpiion, Ipsos, Ifop ecc.) che avrebbero favorito Sarkozy durante la campagna presidenziale. L’associazione Anticor aveva già presentato denuncia nel 2010 per ‘favoritismo’, ora l’inchiesta riprende. Il giudice sembra convinto che l’immagine di forza che Sarkozy aveva nei sondaggi dell’epoca non rappresentava una fotografia veriteria dell’opinione pubblica francese ma era un’immagine pompata. Insomma si trattava di una specie di ‘maquillage’ (ma qui L’Oréal c’entra poco).

Altra nota dolente poi, la Libia, Paese in cui l’ex presidente francese si è recato recentemente. Non è forse vero che l’assassino ritorna sempre sul luogo del delitto? Al di là delle farneticazioni dell’ultimo Gheddafi e del figlio Saif, dai documenti inviati al gabinetto di Sakozy tra il 2003 ed il 2008 dallo scivoloso Ziad Takieddine, oscuro trafficante d’armi, emergono i contatti tra il gabinetto di Sarkozy e Abdallah Senoussi, ex capo dei servizi segreti libici e Saif al-Islam. Si parla di contratti per la fornitura di servizi di cifratura e protezione delle comunicazione militari e di fabbricazione di carte d’identità con microchip.

Secondo le note e i memoriali di Takieddine, il finanziamento libico alla campagna di Sarkozy è stato dell’ordine di 50 milioni di euro. Non bruscolini, dunque. Al vaglio degli inquirenti ora c’è un esame attento dell’autenticità dei documenti forniti dallo stesso Takieddine e chissà che non vengano fuori soprese spiacevoli per Sarkozy e che quel farneticante gesticolare di Gheddafi non trovi invece fondamento nelle carte d’un pentito trafficante d’armi. E non è finita. C’è anche l’affare ‘Karachi’, in Pakistan, luogo in cui nel 2002 un attentato costò la vita a 12 francesi che lavoravano alla costruzione di sottomarini.

L’inchiesta sull’attentato avrebbe rivelato il finanziamento occulto alla campagna presidenziale di Edouard Balladour del 1995, all’epoca in cui Sarkozy era ministro del bilancio e portavoce della campagna presidenziale dello stesso Balladour. Dall’inchiesta spunta fuori una società offshore (Heine) attraverso la quale sarebbe transitato il denaro procurato dalla vendita d’armi, vendita poi occultata dal segreto di Stato. Anche qui, come per incanto spunta il nome di Takieddine, vera e propria croce e delizia dell’ex presidente. Al di là delle molteplici inchieste in cui è coinvolto (c’è anche quella Lagarde-Tapie), sembra chiaro che Sarkozy moltiplicherà le sue energie per uscirne di nuovo pulito. Non sarà una tazza di tè di troppo a casa d’una simpatica vecchietta a farlo affogare. 

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