Suicidi italiani e il dovere di non mistificare

Da Mps ai piccoli imprenditori

Davanti ai morti bisogna togliersi il cappello, fermarsi al dramma umano e personale, si ha il dovere di non mistificare. Ieri sera quando è uscita la notizia del suicidio di David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, a lungo braccio destro dell’ex presidente Giuseppe Mussari ma riconfermato in ruolo dal nuovo vertice della banca senese nella bufera, la tentazione di molti è stata di fare pacchetto con gli altri tragici morti di giornata.

La follia di Perugia dove un piccolo imprenditore ha fatto strage negli uffici della regione Umbria ammazzando due impiegate prima di togliersi la vita. E quella di Sesto Fiorentino dove un uomo di sessant’anni, licenziato dalla ditta per cui lavorava, si è ucciso dandosi fuoco. Sulla rete, nei primi commenti di telegiornale e nell’acquario dei social network è partita l’omologazione e il catalogo pigro del sociologhese all’italiana. Sarebbero gesti folli assimilabili, con un mandante chiaro: colpa della crisi che esaspera il paese, la disoccupazione, gli scandali, la politica che fa il teatrino invece che alleviarla, l’austerity imposta dall’Europa, l’ingovernabilità che regna sovrana, le banche che non danno credito e la Pubblica amministrazione che non paga i suoi debiti.

C’è tutto questo nel terribile tunnel in cui è immerso il nostro paese. Chi lo nega dice il falso. In testa c’è il venir meno di legami comunitari e di capitale sociale da sempre vanto e cuscinetto delle tante piccole Italie. C’è l’austerity che picchia duro e soprattutto l’emergenza lavoro, il vero dramma di questi mesi. L’altro giorno abbiamo intervistato il capo degli artigiani di Treviso, Mario Pozza, che ci ha raccontato l’abisso di un suo collega che si è impiccato. Venti giorni prima a Campodarsego, sempre in Veneto, un altro piccolo imprenditore ha sparato al direttore di una filiale di banca. Insomma nessuna sottovalutazione. Ma proprio per questo chi fa informazione ha il dovere di non banalizzare. È soprattutto in questi momenti che occorre separare, capire, approfondire senza fare di tutta un’erba un fascio.

La tragedia di Perugia si trascina dietro la follia e lo stordimento di una persona in cura psichiatrica che individua nella pubblica amministrazione il marcio del mondo. Quella di Sesto mescola problemi di lavoro e lutti familiari, la recente scomparsa di una sorella avrebbe sconvolto il piccolo imprenditore. Più in generale se guardiamo le statistiche, ci confermano che nel lungo inverno recessivo, nonostante una certa vulgata mediatica, non ci sono più morti e suicidi di artigiani e piccoli imprenditori che in altri periodi recenti. Significa che il problema non esiste? Certo che no. Significa che ci vuole buon senso e sangue freddo. Raccontare i fatti e la crisi di un paese non significa crearsi altri mostri. Non è serio nè utile.

La fine tragica di David Rossi è probabilmente un’altra cosa ancora. Per alcuni rimanda direttamente a vent’anni fa, ai suicidi dell’epoca Mani Pulite, Gabriele Cagliari e Raul Gardini. Stessa crisi di sistema, stesso intreccio affari-politica, scandali e corruzione, le Procure in campo e una politica debolissima e litigiosa. Chissà se anche questa non sia una spiegazione comoda e di contesto. Di certo quasi tutti i grandi scandali finanziari, qual è Mps, si portano dietro la tragedia di vite schiacciate. «Spesso a farla finita sono persone perbene stritolate da sistemi delinquenziali…» ha commentato ieri sera a caldo Enrico Mentana. Proprio per questo, si ha il dovere di non mistificare.
 

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