Addio “Rivoluzione”, Ingroia fonda Azione Civile

Finisce il cartello elettorale delle forze di sinistra

Ecco il comunicato che pone fine alla breve storia di Rivoluzione Civile

“I soggetti che hanno dato vita a Rivoluzione Civile hanno deciso all’unanimità di considerare conclusa questa esperienza. Il risultato insoddisfacente delle elezioni politiche del febbraio scorso ha indotto ognuna delle componenti a una riflessione profonda della nuova fase politica al proprio interno. Si è preso atto che le scelte strategiche future dei singoli soggetti sono incompatibili con la prosecuzione di un progetto politico comune, quanto meno nell’immediato. Resta intatta la stima reciproca tra tutte le forze che hanno dato vita a RC e la volontà di mantenere comunque interlocuzioni finalizzate al profondo cambiamento politico, culturale e sociale dell’Italia. Resta inoltre forte il convincimento che nel nostro Paese la presenza in Parlamento di rappresentanti delle forze unite attorno a Rivoluzione Civile avrebbe portato un arricchimento importante al dibattito per la realizzazione di una legislazione avanzata sul terreno dei diritti sociali e civili, della legalità, dell’etica nella politica e di un nuovo impianto istituzionale. Il contrario di quanto purtroppo è avvenuto”

La nostra analisi dell’8 aprile

Verrà ricordato come una delle liste dalla più breve vita della storia repubblicana. Nato all’improvviso in una mattina di fine dicembre e sparito all’indomani dei risultati elettorali di fine febbraio. Come accadde alle elezioni politiche del 1972 per lo Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) di Vecchietti e Valori, che, non riuscendo a conquistare alla Camera neanche un seggio e confluendo poi nel Pci, venne presto ribattezzato «partito sparito in un pomeriggio».

Una storia simile a quella del movimento Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Una vita convulsa e travagliata, durata poco più di tre mesi e che ora volge al termine. Per mano e bocca del suo stesso artefice. Lui che lo ha creato ora lo distrugge, mettendo un punto conclusivo ad un’esperienza fallimentare. Ma l’ex pubblico ministero di Palermo non vuole abbandonare la scena politica né rassegnarsi al primo insuccesso. Archiviata la parentesi “rivoluzionaria” e soprattutto gli ingombranti compagni di viaggio, ci riprova con un altro movimento. Si chiamerà “Azione Civile” che ha visto la luce per la prima volta in occasione delle primarie del Pd svoltesi nella Capitale e che hanno decretato la vittoria di Ignazio Marino a candidato sindaco della coalizione di centro-sinistra.

In una nota di qualche giorno fa, lo stesso ex-pubblico ministero spiegava le ragioni del sostegno al senatore del Pd: «Sosterremo Ignazio Marino perché pensiamo che per la sua storia, competenze, per il suo programma, sia l’uomo giusto per guidare una riscossa civica, una vera rivoluzione democratica romana». Roma, nelle intenzioni del magistrato, dovrà essere solo la prima tappa per una diffusione capillare del nuovo movimento su tutto il territorio nazionale. Ma sarà un vero cambiamento o semplice maquillage tattico? «Il nostro movimento – precisava un esponente di Azione Civile sabato scorso – non si può più chiamare Rivoluzione Civile perché questa era frutto di un accordo con altri sette soggetti politici. Si era deciso che dopo le elezioni politiche la sigla non poteva più essere usata se non c’era l’unanimità dei componenti».

È tutto ancora in divenire il destino politico del magistrato palermitano, che da oggi corre con “Azione Civile”. Ha abbandonato gli ex alleati, da Di Pietro e Orlando (Italia dei Valori) a Diliberto (Partito dei Comunisti italiani), passando per Ferrero (Rifondazione comunista) e Bonelli (Verdi-Ecologisti reti civiche), e l’amalgama mai composta cui aveva dato vita e per la cui confusione programmatica e politica ha pagato un prezzo elettorale notevole. Tolti di mezzo gli ingombranti comprimari, alcuni appannati, altri dimenticati, tutti protagonisti del tentativo di sfruttare la sua visibilità, l’ex pm siciliano occupa il proscenio da solo. Ingroia ricomincia da sé, appoggiando la candidatura a sindaco di Roma di Ignazio Marino e il Partito democratico.