Due miliardi di euro di guai per le banche italiane

Le contestazioni dell’Agenzia delle entrate

Se Mediolanum è alle prese con un contenzioso fiscale che continua a far discutere, gli altri gruppi finanziari non hanno molto da stare allegri. È chiaro che, con i venti di crisi che soffiano, il fisco stia tentando di battere cassa anche con le banche. Non stupisce così che dalle relazioni di bilancio finora depositate (tra le “big” mancano ancora all’appello UniCredit, Monte dei Paschi di Siena e Banca popolare di Milano) affiorino contenziosi fiscali da centinaia di milioni per i principali istituti di credito italiani. Considerando Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Banco Popolare, l’Agenzia delle entrate, al 31 dicembre scorso, rivendicava poco meno di 2 miliardi di euro.

INTESA SANPAOLO. La sola Intesa Sanpaolo, a livello consolidato, supera quota un miliardo di euro. «I rischi complessivi del contenzioso fiscale del gruppo – si legge nella relazione del bilancio consolidato del gruppo di Ca’ de Sass – sono presidiati da adeguati accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri. Con riguardo alla capogruppo, sono pendenti 174 pratiche di contenzioso, per un valore complessivo di 790 milioni, conteggiati tenendo conto sia delle controversie in sede amministrativa, sia di quelle in sede giurisdizionale nei diversi gradi di merito e di legittimità, i cui rischi effettivi al 31 dicembre 2012 sono stati quantificati in 60 milioni». Mentre «presso le altre società italiane del gruppo, incluse nel perimetro di consolidamento, il contenzioso fiscale alla stessa data ammonta a complessivi 378 milioni fronteggiati da accantonamenti specifici per 36 milioni». Quanto alle contestazioni pendenti all’estero, pari a un totale di 4 milioni di euro, il documento di Intesa Sanpaolo spiega che «non sono di valore significativo rispetto alla dimensione della società interessata e del gruppo». In sintesi per il gruppo bancario guidato dall”amministratore delegato Enrico Tommaso Cucchiani, il contenzioso ammonta a 1,17 miliardi di euro.

Così come accaduto per Mediolanum, anche per la capogruppo Intesa Sanpaolo il fisco ha colpito alla fine del 2012, mettendo nel mirino alcune operazioni con controllate estere. La relazione spiega, infatti, che lo scorso dicembre, con riferimento all’anno 2007, «l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale del Piemonte ha notificato un avviso di accertamento relativo a una serie di operazioni poste in essere, a fini di rafforzamento patrimoniale, mediante l’emissione di strumenti innovativi di capitale (preference shares), per il tramite di controllate estere (sotto forma di Llc) domiciliate in Delaware (Usa), sul presupposto che i rapporti di deposito subordinato intercorrenti tra le controllate estere e la capogruppo siano riclassificabili alla stregua di finanziamenti, soggetti alla ritenuta a titolo definitivo del 12,50 per cento». Ebbene, il documento spiega che la pretesa erariale, in questo caso, è di 23 milioni a titolo di omesse ritenute, oltre a 34 milioni per sanzioni e 4 milioni per interessi. «La pretesa dell’amministrazione finanziaria – chiosa Intesa nella relazione – è da ritenersi infondata».

Nel frattempo lo scorso novembre, il gruppo guidato da Cucchiani ha colto l’occasione per chiudere con il fisco una nuova transazione da 44 milioni di euro, per «abuso di diritto» e riferita a operazioni di finanza strutturata del 2006 e del 2007, che va così ad aggiungersi a quella da 270 milioni già siglata alla fine del 2011. A fronte del contenzioso fiscale in essere al 31 dicembre 2012, Intesa Sanpaolo ha iscritto nello stato patrimoniale, tra le attività, 188 milioni a livello di gruppo, 163 dei quali riferibili alla capogruppo, «che rappresentano l’ammontare complessivo degli importi pagati a titolo di riscossione provvisoria». Gli stanziamenti al fondo rischi e oneri ammontano invece a 41 milioni di euro a livello di gruppo, di cui 26 milioni per la capogruppo.

UBI BANCA. La relazione di bilancio consolidato di Ubi banca dedica ben cinque pagine, fitte di informazioni, allo spinoso tema del contenzioso fiscale, senza mai però tirare le somme sull’ammontare complessivo. Tuttavia, considerando le operazioni di cui il documento dà conto in termini sia di verifiche fiscali e processi verbali di constatazione sia di avvisi di accertamento, si arrivano a calcolare pretese nell’ordine di 320 milioni. «Il Gruppo Ubi – avverte la relazione di bilancio – al pari di altre grandi imprese, è stato ed è oggetto di costanti controlli fiscali da parte delle competenti Direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate, nell’ambito dell’attività di tutoraggio fiscale svolta sui cosiddetti “grandi contribuenti”». Tra le operazioni su cui il Fisco si è concentrato ce n’è una analoga a quella di Intesa con le controllate statunitensi: il 24 maggio scorso, spiega la relazione, dopo una verifica fiscale generale, Ubi Banca ha ricevuto un processo verbale di constatazione «sulla la mancata applicazione della ritenuta sugli interessi da depositi con riguardo agli interessi corrisposti alle società controllate con sede nel Delaware (Usa), nell’ambito dell’emissione di strumenti di rafforzamento del patrimonio di vigilanza (preference shares), qualificate dai verificatori come soggetti fiscalmente residenti in Italia, per un ammontare complessivo di ritenuta pari a 55,2 milioni».

Ma la partita della Popolare guidata da Victor Massiah con il fisco non sembra essere terminata. Basti pensare che il 7 febbraio 2013 la Guardia di finanza, nucleo di Polizia tributaria di Milano, ha già avviato una verifica fiscale, tuttora in corso, ai fini delle imposte sui redditi per gli anni 2010 e 2011, su Ubi Pramerica Sgr, mentre il 5 marzo ha preso il via una verifica generale per l’esercizio 2012 sulla Banca Regionale Europea da parte dell’Agenzia delle entrate, Direzione regionale per il Piemonte.

BANCO POPOLARE. Per il Banco popolare il contenzioso fiscale sfiora quota 400 milioni di euro. La relazione al bilancio 2012 del gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti riporta che «alla data del 31 dicembre 2012 le pretese dell’Amministrazione finanziaria desumibili dagli avvisi di accertamento e dai processi verbali di constatazione notificati ammontavano a 384,5 milioni». In particolare, informa il documento, «risultano già eseguiti nei confronti dell’Amministrazione finanziaria versamenti a titolo provvisorio a fronte delle cartelle esattoriali notificate per complessivi 21 milioni». E anche in questo caso l’Agenzia delle entrate è già sul piede di guerra, perché il 21 febbraio del 2013 il Banco popolare ha già ricevuto un processo verbale di constatazione che riguarda la controllata Banca Aletti, attiva nell’investment banking.

In questo caso, spiega la relazione al bilancio, qualora i rilievi della Guardia di finanza «fossero fatti propri dalla Direzione regionale delle Lombardia, cui compete il vaglio dell’atto istruttorio e l’emissione degli eventuali atti impositivi, la pretesa tributaria potrebbe essere quantificata in 283,066 milioni di euro a titolo di ritenute omesse, 42,5 milioni di euro a titolo di Ires e Irap e 114,65 milioni di euro a titolo di crediti non spettanti per imposte assolte all’estero oltre alle eventuali sanzioni ed agli interessi». Il tutto, insomma, per pretese erariali di oltre 440 milioni di euro per la sola controllata Aletti. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta