Fatica sprecata. Le leggi grilline non passeranno mai

Il pressing del M5s per far lavorare il Parlamento rischia di essere inutile

In queste prime settimane di legislatura molti parlamentari si stanno affrettando a depositare nuovi disegni di legge. Tale fretta risponde generalmente a due diversi obiettivi: da un lato segnalare ai propri elettori che si stanno mantenendo le promesse elettorali; dall’altro assicurarsi che il progetto di legge abbia il tempo sufficiente per essere discusso, sia in commissione sia in assemblea.

In effetti, se si prendono in esame le passate legislature (X-XIV), il secondo obiettivo sembra in parte ragionevole. Nei seguenti due grafici si riporta la media dei disegni di legge (ddl) d’iniziativa parlamentare per mese di presentazione, rispettivamente per le legislature arrivate a scadenza (X, XIII e XIV) e quelle terminate anticipatamente (XI e XII).

Nelle legislature di lunga durata (primo grafico), il tasso medio di approvazione nei primi tre mesi di attività è stato del 12%, contro una media sull’intera legislatura del 9%. Tuttavia, i dati sono meno rincuoranti se si guarda alle legislature di breve durata (secondo grafico), a cui apparterrà molto probabilmente la legislatura attuale. In questo caso il tasso medio di approvazione è stato del 3%, e del solo 4% per i ddl presentati nei primi tre mesi di attività.

Alcuni, soprattutto i parlamentari del M5S, potranno obiettare che questa volta sarà tutta un’altra storia. Forti dell’entusiasmo del neo-eletto, e liberi dalle logiche del consociativismo, saranno capaci di trovare di volta in volta il consenso necessario per far approvare i propri progetti di legge. L’esperienza passata sembra tuttavia remare contro. I ddl promossi dai neoeletti nei primi tre mesi di attività hanno effettivamente un maggior tasso di approvazione nelle legislature lunghe (15%), ma non in quelle brevi (3%). Soprattutto, nel caso di parlamentari privi del supporto della maggioranza dell’aula, il tasso scende al 10% nelle legislature lunghe, e addirittura all’2% nelle legislature brevi.

Con buona pace degli elettori che attendono pazientemente delle riforme, tutto fa presagire che i disegni di legge presentati in questi giorni non saranno altro che un fuoco di paglia.

Fonte: Gagliarducci, Nannicini e Naticchioni, Electoral Rules and Politicians’ Behavior: A Micro Test, American Economic Journal: Economic Policy, 2011, 3(3), 144-174

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