Lo strappo di Renzi: «Accordo con il Pdl o voto»

Il sindaco di Firenze è pronto a nuove primarie in caso di elezioni

Matteo Renzi nella giornata di mercoledì è intervenuto alla celebrazione per i 120 anni della Camera del Lavoro di Firenze, sottolineando come «stiamo vivendo una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di chiedere di correre a velocità doppia». Giovedì 4 aprile il Corriere della Sera pubblica una sua intervista firmata da Aldo Cazzullo.

Per Renzi è arrivato il momento di decidere: o il Pd fa un accordo con il Pdl per dare un governo al paese oppure si deve ritornare alle urne. Di Bersani dice che è stato «umiliato» durante l’incontro delle consultazioni che ha tenuto con il Movimento 5 Stelle e ha ribadito di essere pronto candidarsi alle primarie se si dovesse andare al voto: «Non posso essere legittimato dal gruppo dirigente che intendo cambiare. Ma in questo momento non mi pongo il problema. Certo non posso dimettermi da italiano. Voglio bene al Pd, ma prima ancora voglio bene all’Italia».

Ecco alcuni passaggi delle risposte del sindaco di Firenze

«Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo».

«Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito; oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti».

«In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado. Io ho tutto l’interesse a votare subito. Ma l’importante è decidersi».

«In tanti mi dicono: “Matteo stai buono, non fare interviste, stai zitto, tanto la prossima volta tocca a te”. Ma io non ragiono in questo modo. Non voglio stare buono così qualcosa mi tocca. Non voglio essere cooptato da altri. Non voglio essere l’ultimo di quelli che c’erano prima. Semmai vorrei essere il primo di una fase nuova».

«Andare al governo con Gasparri fa spavento, lo so. Non a caso io sono pronto a votare subito. Ma se il Pd ha paura delle urne deve dialogare con chi ha i numeri. Il Pd avanzi la sua proposta, senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti».

«Mi veniva da dire: “Pierluigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare così!”. Ho pensato a cosa doveva provare una volontaria che va a fare i tortellini alla festa dell’Unità: credo ci sia rimasta male nel vedere il suo leader trattato così, alla ricerca di un accordicchio politico».

«La polemica su Amici è emblematica di un astio ideologico verso gli italiani che non sopporto. Rivendico il diritto e il dovere di parlare ai ragazzi che seguono Amici, che non sono meno italiani dei radical chic che mi criticano. Io voglio cambiare l’Italia mentre una parte della sinistra vuole cambiare gli italiani. Sono due cose diverse…».

L’intervista integrale sul sito del Corriere della Sera