Per Berlusconi meglio le elezioni che Prodi al Colle

Davanti a 50mila persone il comizio del leader Pdl, che si candida di nuovo a premier

BARI – È l’inizio della campagna elettorale. Dal palco di piazza delle Libertà, a Bari, Silvio Berlusconi lancia l’ennesimo aut aut a Pierluigi Bersani: o ci sarà il governissimo, oppure si torna alle urne a giugno, «senza perdite di tempo che ci porterebbero ad autunno». Suona come una proposta “di rito”, soprattutto dopo l’ennesimo rifiuto espresso dal segretario Pd impegnato in giornata in una manifestazione al quartiere Corviale, a Roma.

Lo stesso Berlusconi lo suggerisce: «Questa potrebbe essere la prima manifestazione della nostra campagna elettorale». La base del Cavaliere è pronta: la risposta all’appello del loro leader è nelle attese. I 50mila ci sono tutti. Pure i sondaggi rinfrancano il Popolo delle libertà: «Siamo al 34%, quattro punti in più dei nostri avversari» sostiene Berlusconi. Il leader del Pdl attacca su tutti i fronti, indossa gli abiti del comizio. Gli calzano a pennello, molto meglio di quelli del mediatore.

Berlusconi comincia ringraziando Raffaele Fitto e la Puglia per la scoppola elettorale che ha dato al Pd: qui, alle politiche ha stravinto il centrodestra. E da qui allora deve cominciare la corsa al voto. Non si fanno prigionieri per il Quirinale. Berlusconi dà in pasto i nomi proposti dal centrosinistra al suo elettorato. I fischi sono costanti: da Gino Strada a Milena Gabanelli, passando per Bindi e Prodi, il più odiato. «Con lui Presidente dovremmo andare tutti all’estero». Berlusconi usa una formula di rito: «Volete come Presidente della Repubblica….». Nei secondi di silenzio che precedono il nome, dalla platea i militanti completano la frase invocando a gran voce “Silvio!”, “Silvio!”.

Berlusconi cavalca i suoi temi, la giustizia in testa. Nel mirino «i magistrati faziosi», ma «la stragrande maggioranza può stare tranquilla». Vuole che sia sanzionato chi sbaglia, soprattutto chi alimenta «la persecuzione giudiziaria che non solo danneggia me, ma tutti i cittadini». E la folla si scalda quando il Cavaliere ricorda il pessimo risultato di Ingroia, uomo simbolo della faziosità della magistratura. Lo spirito del ’94 si respira fin dal blob di filmati che precede l’ingresso del leader Pdl.

Con l’attacco ai giudici e magistrati, quell’atmosfera si fa sempre più concreta. Se si andasse al voto così in fretta, per altro, Berlusconi potrebbe fare la lepre, a quanto dicono i sondaggi. Niente programmi in un giorno di festa, solo un accenno agli «otto punti shock» elaborati in risposta agli otto punti del governo di cambiamento proposto da Bersani. Come si fa, dopo aver ascoltato per un pomeriggio intero canzoni napoletane e tormentoni popolari?

Per quanto la situazione economico politica si opprimente, la base del Pdl non vuole perdere il sorriso. Abolire l’Imu, riformare Equitalia, introdurre un quoziente familiare per sostenere le famiglie e detassare le imprese: sono queste le ricette del Cavaliere per far ripartire l’economia. Oggi, in linea a quanto diceva 20 anni fa. «In 10 milioni di italiani lo vogliono» dice. Per far passare Bersani, quello che non vuole il governissimo, come il poco responsabile. Si sapeva, l’impresa dei saggi era impossibile. E Bari ne è stata la prova. 

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