Thatcher, la donna che sostituì il mercato allo Stato

«Lo stato non esiste, esistono le persone concrete» affermava la Lady di ferro

Non è semplice giudicare un leader politico, se si vuole essere rigorosi. Sostenere che Margaret Thatcher abbia contribuito a migliorare (secondo altri a peggiorare) l’economia britannica è un’affermazione che andrebbe provata, solo che la prova è piuttosto difficile da produrre. Si può inoltre aggiungere che un leader politico può anche non contribuire alla trasformazione immediata dell’economia, ma può creare un clima culturale e politico che spinge verso la trasformazione di lungo termine.

La tesi che provo a sostenere qui è che la Thatcher non ha trasformato immediatamente l’economia, ma ha creato quel clima che l’ha spinta verso un percorso diverso da quello che si aveva all’inizio.

Quando arriva la signora Thatcher il problema britannico era la stagnazione dell’economia reale e l’inflazione. È stata la variazione positiva del PIL e il minor tasso d’inflazione la prova del miglior andamento delle cose che si è avuto con l’arrivo della Thatcher? Altrimenti detto, se l’economia inglese fosse uscita (non uscita) in breve tempo dalla stagnazione riducendo l’inflazione, allora la Thatcher avrebbe fatto bene (male)?

Se si guardano i numeri del periodo 1979-1983, quelli del primo mandato, l’economia inglese, dopo la crisi iniziale, è tornata al punto di partenza, e l’inflazione non è mai scesa molto. Nemmeno i numeri degli anni successivi lasciano meravigliati. Basta questo per affermare che la Thatcher “nella prassi” non ha mantenuto “le promesse”? No. Si pensi all’economia della fine degli anni Settanta, avendo anche in mente l’Italia. Le fabbriche erano difficili da governare e l’inflazione riduceva la ricchezza finanziaria delle famiglie. Un governo che avesse contribuito a fermare questa tendenza – anche se nei primi anni le cose non fossero migliorate – avrebbe fatto bene. Dunque non è semplice provare che la Thatcher abbia fatto male, solo perché l’economia non è subito cresciuta e l’inflazione non è mai scesa a dei livelli minimi.



Source: tradingeconomics.com

Variazione del Pil pro-capite in termini reali (Regno Unito, blu; Francia, rosso). La Thatcher fu primo ministro fra il 1979 e il 1990

Ed eccoci agli aspetti non misurabili. Prima della Thatcher (e di Ronald Reagan) si pensava che lo stato potesse regolare senza danni l’economia. Una corrente di pensiero che si forma negli anni Trenta (che possiamo chiamare “keynesismo”) e che si afferma nel Secondo Dopoguerra fino agli anni Settanta. Con la Thatcher prima e con Reagan poi, arrivano due asserzioni – o slogan, per chi non li ha mai apprezzati – inattesi. Inattesi, ma non nuovi, essi erano i cavalli di battaglia dell’economia “austriaca” fra le due Guerre. «Lo stato non esiste ma esistono le persone concrete» afferma la Thatcher, «lo stato è il problema non la soluzione» afferma Reagan.

Nel caso della Thatcher è come affermare che gli italiani non esistono, mentre esistono le persone concrete: Maria e Gennaro. È come dire che gli individui che vivono in Italia non hanno una misteriosa sostanza comune che li unisce, ma ognuno è un ciascuno. Nel caso di Reagan la critica mossa contro le politiche “keynesiane” è che lo stato non entra in gioco durante una crisi e poi, finita questa, si ritira, ma continua a espandersi alla ricerca del consenso attraverso la spesa pubblica. In altre parole, non si ha il caso dell’attivismo pubblico per un tempo limitato, bensì il caso dei politici che si comportano come gli imprenditori. I secondi cercano il fatturato, i primi i voti. È la corrente di pensiero che nasce con Schumpeter e poi diventa un luogo classico della politologia statunitense con la scuola del “Public Choice”.

Insomma, abbiamo a che fare con delle affermazioni che oggi suonano banali – gli individui sono il fondamento della comunità e non la comunità degli individui, la spesa pubblica non rientra mai perché cresce sempre – che allora – al loro apparire nell’agone politico – erano agli occhi di molti scandalose.

Il Mercato con la Thatcher (e Reagan) diventa il luogo aggregante, mentre prima era lo Stato. Da qui la definizione di “liberisti”, o “neo-liberisti”. Lo scontro con i minatori nel Regno Unito, e con i controllori di volo negli Stati Uniti sono stati i momenti simbolici della battaglia. Qual è l’obiettivo? I produttori (e le loro organizzazioni) che sono combattuti per far spazio ai consumatori. Una società consumatori sovrani dunque, ma non solo, una società anche di proprietari. Ecco allora che le case popolari sono vendute agli affittuari nel Regno Unito. La coda lunga della società di proprietari, anche quando si è “poveri”, si è avuta negli Stati Uniti con l’incentivo ad acquistare casa attraverso i mutui ipotecari che erano messi insieme nella pancia alle obbligazioni – i famigerati mutui sub prime. Nell’immaginario e nella realtà (è difficile distinguere che cosa abbia maggior peso), la Thatcher è colei che ha tracciato il passaggio da un’epoca a un’altra. Non proprio poco.
 

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