Unipol non sfugge alla dura lex di Bankitalia

Gli accantonamenti sui crediti dubbi

Nemmeno Unipol Banca è sfuggita dalla morsa di Bankitalia, che tra il 2012 e il 2013, alla luce della non semplice congiuntura economica, ha messo nel mirino gli istituti di credito italiani chiedendo di aumentare i presidi sulle partite deteriorate (ossia su quei crediti che proprio a causa della crisi economica fanno più fatica a tornare indietro).

In particolare, secondo quanto appreso da Linkiesta in ambienti finanziari, a seguito dell’ispezione avviata all’inizio del 2012 e con particolare riferimento al primo trimestre dello scorso anno, l’authority di Palazzo Koch aveva domandato alla banca che fa capo alla holding Unipol Gruppo Finanziario (che la controlla al 100% con una partecipazione diretta del 67,74%) di rafforzare gli accantonamenti su crediti dubbi per un ammontare di 14 milioni di euro. Dunque i numeri del 2012 di Unipol Banca scontano già la richiesta giunta da via Nazionale.

E sebbene il bilancio dell’istituto di credito che rientra nel perimetro del gruppo bolognese non sia ancora consultabile sul sito web (l’ultimo documento disponibile, non trattandosi di una società quotata, è la semestrale al 30 giugno 2012), un quadro piuttosto preciso sui numeri realizzati nel 2012 si può ricavare facendo riferimento al civilistico di Unipol Gruppo Finanziario. Qui si legge che l’utile di Unipol Banca Spa, alla fine del 2012, si è posizionato a 13,4 milioni, contro la perdita di 199,9 milioni di euro dell’esercizio 2011, che “si era generata a causa di svalutazioni di avviamenti iscritti su sportelli bancari per euro 300 milioni”.

Le sofferenze nette (che rappresentano la categoria più rischiosa tra le partite dubbie) si sono invece attestate a 925,4 milioni di euro, in netto progresso dai 617,8 milioni del 2011, con un’incidenza sugli impieghi del 9,2% (anche in questo caso in rialzo dal 6,5% del 2011). In aumento anche la voce “rettifiche di valore per deterioramento di crediti e altre attività finanziarie”, salita a 69,5 milioni rispetto al dato di 49,6 milioni relativo al 2011. Per ricavare invece il dato sui crediti dubbi netti, bisogna risalire all’ultima conference call del numero uno del gruppo bolognese di via Stalingrado, Carlo Cimbri, che aveva fatto sapere che per la parte bancaria tale voce, alla fine dello scorso anno, ammontava a 1,9 miliardi, cifra in parte “spalmata” sulla holding, Unipol Gruppo Finanziario Spa.

Del resto, lo stesso bilancio civilistico del 2012 di Unipol Gruppo Finanziario, a un certo punto, nel commentare l’andamento del settore bancario, segnala che durante l’esercizio, complice probabilmente anche il pressing della Bankitalia, si è verificata la necessità di incrementare i presidi sulle partite dubbie: “Nonostante il perdurare della crisi economica e il relativo deterioramento del rischio credito, con conseguente significativo rafforzamento degli accantonamenti a copertura del credito deteriorato, il risultato economico del comparto nel 2012 è tornato in positivo dopo la negatività del 2011 legata a impairment (svalutazione, ndr) su avviamenti iscritti nel bilancio di Unipol Banca”.

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