Pizza ConnectionArriva Expo e Malpensa rimane senza ufficio antimafia

La protesta dei sindacati di polizia in Piazza Duomo a Milano contro la decisione

A lanciare l’allarme era stato nei giorni scorsi Mauro Guaetta, segretario generale del sindacato di Polizia Siulp, «chiudere il nucleo informativo della Direzione Investigativa Antimafia a Malpensa è una scelta del tutto incomprensibile, soprattutto in vista di Expo 2015».

Eppure proprio il 6 maggio scorso il presidente del Consiglio Enrico Letta, in visita a Milano aveva fatto leva sul tema delle infiltrazioni mafiose in vista dell’esposizione universale milanese che prenderà il via tra due anni. «Sul tema dei controlli» a detta del presidente del Consiglio «nessuno possa pensare di fare il furbo, l’impegno del governo contro le attività illecite e illegali sarà totale. La criminalità e le mafie non pensino che l’Expo sia un’occasione di avere mano libera. Saremo duri e inflessibili». Anche il direttore della Direzione Investigativa Antimafia in persona aveva sostenuto l’importanza del presidio in quel di Malpensa.

Due giorni dopo le dichiarazioni di Letta arriva la presa di posizione del Siulp, a margine di un incontro dei vertici della DIA negli uffici milanesi dell’Antimafia. In virtù di una serie di tagli è arrivata infatti la proposta di chiudere il nucleo informativo antimafia presso il secondo aeroporto italiano, composto a oggi da due agenti e una spesa di poco più di 5mila euro l’anno, fanno sapere dal sindacato. «Cos’e’ cambiato» si chiedeva l’otto maggio il segretario Siulp «in poco piu’ di 12 mesi? Perche’ alle parole del governo seguono ora fatti contrari?». Una domanda ribadita nel corso dell’audizione della Commissione Antimafia del Comune di Milano: «Una vera e propria schizofrenia gestionale» ha esordito Guaetta.

Nell’incontro avuti coi vertici della Direzione Investigativa Antimafia, avvenuto pochi giorni prima della comunicazione sulla chiusura del presidio «abbiamo evidenziato che il solo dato del traffico transitante a Malpensa fosse sufficiente a non suggerirne la chiusura», dice a Linkiesta Carmelo Zaparrata segretario Silp-Cgil. «Ma è come se questa indicazione non ci fosse mai stata, e sinceramente il costo dell’ufficio e il personale impiegato non sono, secondo noi, una giustificazione». La sensazione, per Zaparrata, è quella che si voglia isolare la DIA, e questo di Malpensa, incalza il delegato Silp-CGIL«è un pretesto perchè ultimamente le indagini stanno rompendo le uova nel paniere a tanti politici».

Sentiti dalla Commissione Antimafia del Comune di Milano presieduta da David Gentili, i segretari del sindacato di Polizia hanno bocciato in coro la proposta di chiusura del centro DIA di Malpensa, a eccezione di Vincenzo Italiano, segretario UIL Polizia, che mette sul tavolo la chiusura del presidio, a patto che alla Direzione Investigativa Antimafia arrivino più uomini necessari proprio all’attività sul campo. «In più» puntualizza «in un confronto con il Questore di Milano ci è stato riferito che per la sicurezza in virtù di Expo 2015, lo stanziamento è pari a zero euro».

Riferisce a Linkiesta un operatore della DIA, che per ragioni di sicurezza ha voluto mantenere l’anonimato, ha però spiegato che l’ufficio antimafia negli aeroporti diventa indispensabile quando occorre intervenire con tempestività: tutti i dati raccolti su passeggeri, flussi e merci, dopo ventiquattro ore finiscono infatti archiviati, e di conseguenza raggiungibili solamente tramite autorizzazioni che possono richiedere anche giorni. «Per chi lavora sul campo diventa un presidio indispensabile, soprattutto in virtù del fatto» continua l’operatore della DIA «che Malpensa è la base per tutti i voli di interscambio che partono dagli aeroporti italiani, e quindi facile alle mire dei traffici illeciti o del transito di persone che sono sotto la nostra attenzione».

Sono sessanta gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia impegnati su Milano

Audizione della Commissione Antimafia del Comune di Milano

L’incontro della Commissione Antimafia a Palazzo Marino ha fatto maturare l’intenzione di ascoltare nelle prossime settimane anche il capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Milano, il colonnello Alfonso Di Vito. Un incontro richiesto dalla commissione per capire anche le motivazioni della scelta e per cercare un confronto anche a livello politico con gli organismi centrali dei palazzi romani. «Ascoltare Di Vito» ha spiegato il presidente della Commissione David Gentili in audizione «è necessario per poi portare la questione anche in consiglio comunale e permettere al sindaco di prendere posizione anche presso il Ministero dell’Interno».

Sono arrivate durante l’audizione anche proposte per reperire fondi da destinare: una delle proposte è arrivata dal consigliere grillino Mattia Calise, che ha proposto il blocco del progetto sulle “vie d’acqua” in vista di Expo 2015, un progetto da 80 milioni di euro, per destinare una parte dello stanziamento proprio all’antimafia e alla sicurezza. É anche vero però che occorrerà capire, come ha fatto notare invece il radicale Marco Cappato «quali sono i margini di manovra per un intervento del Comune nella questione».

Non è mancato anche un dato polemico, soprattutto riguardante la mancanza di uomini e mezzi che la DIA di Milano sta scontando in questi anni. Oggi presso la Direzione Investigativa Antimafia di Milano sono impiegati sessanta appartanenti tra le forze dell’arma, equamente ripartiti tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. «Forse» confida un operatore «occorrerebbe spostare l’attenzione sull’organico: quanto personale è impiegato in attività d’ufficio e quanto per le investigazioni sul campo? Questo» conclude il militare a margine della conferenza «è un punto su cui si dovrebbe riflettere, ma che non è mai all’attenzione».

Twitter: @lucarinaldi