Berlino, 80 anni fa la follia del rogo dei libri

Il 10 maggio 1933 fa venivano date alle fiamme le opere considerate “non tedesche”

«Quando i libri verranno bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone».  È una frase del poeta ottocentesco tedesco Heinrich Heine, riportata sul monumento di Bebelplatz, a Berlino che ricorda il rogo dei libri “non tedeschi” voluti ed effettuati dai nazisti. Il 10 maggio 1933 l’Associazione studentesca della Germania organizzò fiaccolate nelle principali città universitarie tedesche. Furono dati alle fiamme migliaia di volumi: le opere delle teorie marxiste, quelle che attaccavano i fondamenti della religione o morale, ma anche quelle di scrittori considerati di sinistra come Bertold Brecht e Thomas Mann, e degli autori ebraici, da Albert Einstein a Sigmund Freud.  Quel giorno segnò di fatto l’inizio della censura nazista.

Il maggiore dei roghi fu organizzato a Berlino: 40mila persone si radunarono in Opernplatz per ascoltare un discorso di Joseph Goebbels. Gli studenti bruciarono più 25.000 volumi. La piazza è stata ribattezzata Bebelplatz. Nel dopoguerra è stato installato un monumento: è costituito da una lastra di cristallo sotto la quale si apre una biblioteca di 50 metri quadrati con gli scaffali completamente vuoti.

I video e le foto del rogo

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