Ecco gli strumenti per superare il bancocentrismo

Una risposta ai rilievi del professor Penati sulla mancanza di un mercato dei capitali

Gentile Direttore,
Ho letto con interesse l’intervista ad Alessandro Penati pubblicata ieri su “Linkiesta”, in cui uno dei miei editorialisti preferiti si sofferma sull’assetto asfittico del nostro mercato dei capitali. Mi trovo in sintonia con molte sue considerazioni.

Mi preme tuttavia precisare, in uno spirito di completezza dell’informazione ai suoi lettori, che, su spinta del Ministero dello Sviluppo economico, nei due recenti decreti sviluppo sono stati eliminati tutta una serie di vincoli, di natura fiscale e legale, che impedivano alle imprese italiane non quotate, ovvero all’intero bacino della piccola e media impresa nostrana, di emettere corporate bonds e altri strumenti per la raccolta diretta di finanziamento sul mercato. Queste misure, entrate pienamente in vigore soltanto alla fine del 2012, hanno già consentito la chiusura di diverse operazioni di emissione da parte di società non quotate, in particolare si ricordano i collocamenti obbligazionari da parte di Guala Closures S.p.A. per € 275 milioni, Cerved Technologies S.p.A. per € 780 milioni, Zobele Holding S.p.A. per €180 milioni, IVS Group S.p.A. per € 200 milioni e Teamsystem S.p.A. 300 milioni, nonché il recente lancio del collocamento da parte di Sisal Holding Istituto di Pagamento S.p.A. per € 275 milioni, e quindi per un ammontare complessivo leggermente superiore ai 2 miliardi di euro.

Inoltre sono attese prima dell’estate almeno 3/4 emissioni da parte di società italiane non quotate per un ammontare, per ciascuna emissione, di almeno 250/500 milioni di euro. Le operazioni eseguite sino ad oggi, nonché quelle in corso di esecuzione, hanno prevalentemente rifinanziato indebitamento esistente, allungando la vita media del debito, nonché hanno finanziato nuovi investimenti in situazioni ove l’attuale credit crunch non consentiva il rifinanziamento/finanziamento attraverso l’ordinario debito bancario. Inoltre, diversi organi di stampa hanno segnalato le attività in corso da parte di investitori esteri ed italiani dirette alla costituzione di fondi di investimento aventi come obiettivo di investimento la sottoscrizione di titoli obbligazionari emessi da società medie-piccole (e quindi per singole emissioni da €5 a €50 milioni). Il mercato dei cc.dd. mini-bond in Italia, come in generale in Europa, sta mettendo i germogli in questi mesi e promette nuove forme di finanziamento o rifinanziamento per le imprese medio-piccole italiane. E’ un mercato da creare in cui le nostre imprese sono in grado di raccogliere molto interesse non solo da parte di investitori domestici ma anche internazionali.

L’intento del legislatore è stato proprio quello di superare anacronistici ostacoli al ricorso al mercato dei capitali che, fino a ieri, non consentivano all’impresa italiana di apparire sugli schermi radar degli investitori internazionali. Con le nuove disposizioni sono stati messi in gioco quegli strumenti funzionali ad attivare un circuito di intermediazione più diretto, finalizzato al superamento di assetti eccessivamente bancocentrici, proprio come auspicato dal Professor Penati.

Con i migliori saluti,
Stefano Firpo

*capo della segreteria tecnica del ministro dello Sviluppo Economico e socio de Linkiesta

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