Giro d’Italia al Sud, dove la bici è assente

Solo nel Lazio sembra farsi avanti un po’ di interesse

Il Giro d’Italia è sceso verso sud, verso il punto più a sud, verso Serra San Bruno, 6.900 abitanti e un abitato sorto attorno al cantiere della certosa e dell’eremo di Santa Lucia. Il nome da San Bruno, Bruno di Colonia, fondatore dell’ordine dei Certosini, che ancora abitano e mandano avanti la Certosa. Da qui un veloce risalire, prima Matera, ieri, poi Margherita di Savoia, oggi, Pescara, domani, eccetera eccetera.

Il Giro che incanta con tappe combattute e spettacolari, affollato di gente e passione, sembra però distante anni luce dal risalire l’Italia in bicicletta di Girodiruota. I lustrini di Napoli e di Ischia sono ricordi soltanto. Da Pozzuoli a Latina è andato in scena tutto un altro spettacolo, tutta un’altra atmosfera. Pochissime biciclette percorrono le strade che sono un accrocco di machine, camion e motorini spesso lanciati ad alte velocità su carreggiate rattoppate alla bene e meglio, coperte di buche e bordistrada incolti e colmi di pericoli nascosti. Piazzole di sosta che sono piccole discariche, almeno negli stradoni di raccordo tra paese e paese, almeno sino a pochi chilometri dopo Mondragone, e poi, quando si arriva nei centri abitati, ecco macchine in doppia fila, auto che escono non curanti del traffico dalle vie laterali e che seguono la legge del «se non c’è rumore di macchine allora la strada è libera». Disabitudine al mezzo a pedali.

La grande assente in questo scenario è proprio la bici, mezzo ideale per gustarsi le mille bellezze paesaggistiche di questi luoghi. Non parlo solo di cicloturismo, parlo della vita di tutti i giorni, della mentalità di considerare la bicicletta come mezzo di spostamento per «neri, ragazzetti e patiti del fittnés», una litania sentita moltissime volte in questi primi giorni di viaggio.

Uno scenario che cambia leggermente, fortunatamente migliorandosi, arrivando nel basso Lazio. Sulla salita che da Sperlonga porta a Itri, trovo Felice, presidente della Fiab di Fondi, cicloamatore e cicloturista da anni, da sempre. Mi parla di un amore nuovo per la bicicletta, che si sta sviluppando soprattutto tra i più giovani. «Sono soprattutto le ragazze a scegliere la bici come mezzo di spostamento nelle mie zone. E con loro, aumentano anche i ragazzi», sottolinea. Se erano in pochi anni fa ad usare questo mezzo, «ora in strada scendiamo anche in 500, 600», numeri in crescita, segno di un nuovo e ritrovato interesse.

Anche a Latina questo nuovo interesse sembra farsi avanti. La gente ritorna a pedalare, ma lo spirito è sempre quello di intendere la bici come mezzo per il tempo libero, non quello di mezzo di spostamento. A parte qualche eccezione. Come quella di Fabrizio, titolare del bar Farina a Latina che la bici la utilizza anche per fare le consegne del bar: «Così unisco l’utile al dilettevole e ci metto pure meno tempo». Fordiano.

Ma Felice e Fabrizio sono casi isolati che non mutano questo scenario che è allo stesso tempo causa e conseguenza del totale disinteresse per la corsa più importante che abbiamo in Italia, ovvero il Giro. Nei posti dove sono passato, nei bar in cui sono entrato, con la gente con cui ho parlato questa corsa non è presa nemmeno in considerazione, praticamente non esiste. Il ciclismo è uno sport che non accende gli animi, che non genera passione. Quando passa in questi luoghi è più che altro un evento folkloristico, una specie di festa di paese non preventivata. Nulla più.

Quasi come il mio viaggio, un qualcosa di totalmente inaspettato che si palesa all’improvviso e che dura l’attimo di un fugace passaggio. Attorno alla mia esperienza però ho trovato interesse, passione, solidarietà e belle parole. Ma gli occhi erano quelli stupiti, increduli del «ch’ist è pazzo, è uscito fuori di senno».

*Giovanni Battistuzzi, 28 anni, è un giornalista freelance di Conegliano Veneto (Treviso). Dal 4 al 26 maggio sarà in sella alla sua bicicletta per raccontare il Giro d’Italia, da Napoli a Brescia. Lo farà anche per Linkiesta. Lo trovate su www.girodiruota.it

La prima puntata: Oltre mille chilometri in bici, la mia follia da Giro

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