Viva la FifaIl Milan non riesce a chiudere il discorso Champions

La maggior parte dei verdetti è decisa, resta da assegnare il terzo posto

Come un ciclista che solo sul traguardo si guarda indietro più volte prima di esultare, il Milan si scopre nervoso a un passo dalla Champions. Mentre per il resto della serie A il campionato è ormai una passerella, i rossoneri steccano sulla linea d’arrivo. Muntari espulso, Balotelli che zittisce i tifosi e sbaglia molto, Allegri che già parte con le dichiarazioni di pragmatica per la sfida di Siena che dovrà consegnare alla sua squadra il posto Champions, cercando di allontanare dal collo dei suoi il fiato della Fiorentina. E mentre la Juve festeggia lo scudetto permettendosi il lusso di pareggiare in casa con il Cagliari, Palermo e Siena abbandonano la massima serie dopo una stagione fatta di scelte sbagliate in partenza (Siena) e ripensamenti che non hanno fatto altro che confondere i giocatori (indovinate chi).

Balotelli si è “sbattuto” molto, ma ha raccolto poco. Perde 12 palloni e sbaglia 8 dribbling. Troppi, per un giocatore che da quando è arrivato ha preso per mano il Milan e lo ha portato lassù, dove fino a prima di Natale non sembrava possibile. Certo, il Milan ha giocato buona parte della gara in 10, ma proprio questo aspetto denota una mancanza a livello psicologico che coinvolge pure la Roma: se il tuo avversario gioca con l’uomo in meno e schieri gente come Totti o Lamela, non puoi non affondare il colpo. E invece la squadra di Andreazzoli si porta a casa uno 0-0 che sa di testa occupata ormai dalla finale derby di Coppa Italia. Un numero su tutti: 1 tiro di Osvaldo su 33 palloni toccati.

Forse per la prima volta da mesi è andata meglio all’Inter, rispetto ai cugini. I nerazzurri, dopo 5 sconfitte nelle ultime 6 gare, pareggia a Marassi. Bene per il Genoa, che si salva, e bene anche per la squadra di Stramaccioni che scongiura (per ora) il record di sconfitte stagionali. Al momento sono 15, come nel ‘48-‘49. Contro l’Udinese, domenica prossima, si cercherà di salvare il salvabile in un match che poteva essere un vero e proprio spareggio per l’Europa League. Ma a quest’Inter che deve ricostruire la competizione continentale, con il ritiro anticipato in estate e le trasferte a ridosso del campionato non avrebbero giovato. La squadra ha bisogno di fermarsi, fare il punto, recuperare gli infortunati. Moratti, finito il campionato, non andrà in vacanza. Lo attende una programmazione quanto mai scrupolosa. Confermare il tecnico? Quanti soldi spendere? Valorizzare o no il ricco vivaio? I tifosi, che anche nella sconfitta interna con la Lazio hanno tenuto alto il morale della squadra, vogliono risposte.

La storia, si sa, è fatta di corsi e ricorsi storici. Può succedere che retrocedi matematicamente per il gol subìto da un tuo ex pupillo, ad esempio. Parliamo di Luca Toni, che con il suo 8° centro in stagione ha mandato il Palermo in quella serie cadetta dove proprio lui si era esaltato a suon di gol. La Fiorentina è in Europa, meritatamente: la sua manovra e il suo mai avere paura degli avversari l’hanno resa non una sorpresa, ma una conferma in una serie a dove il bel gioco non è che sia visto così spesso in giro. La società ha azzeccato l’acquisto di Borja Valero e registrato le rinascite di Pizarro e Aquilani. Resta da capire che farà Montella: giustamente chiede garanzie, se arriveranno i Viola faranno divertire ancora.

E se l’Inter dovrà riprogrammare, figuriamoci il Palermo: dopo 9 stagioni in A compresa l’avventura europea ed anche qualche sogno scudetto coltivato qua e là, i rosanero devono ripartire dalla B. Le colpe della dirigenza sono sotto gli occhi di tutti, ma una in particolare ha causato il disastro: iniziare e finire con Sannino con in mezzo altri tecnici, soprattutto durante il mercato di riparazione. L’ex allenatore del Siena si è così ritrovato ad allenare una squadra che non era la stessa disegnata ad inizio stagione, con tutte le conseguenze del caso: giocatori smarriti e gioco da rivedere tutte le volte. Peccato, perché contro Roma e Inter sembrava che le il cuore potesse bastare. Quando si è capito che il Palermo sarebbe sceso? Durante il match con la Juve, quando nel primo tempo Ilicic – che per buona parte della stagione è mancato per poi riprendersi verso la fine – ha atterrato un avversario a palla lontana. Fallo di rassegnazione, più che di frustrazione.

Twitter: @aleoliva_84
 

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