Viva la FifaL’agenzia mondiale antidoping rende lecita la marijuana

Svolta storica nei controlli agi atleti

Fumarsi una canna? Non sarà (quasi) più reato. Sportivo. Almeno secondo la Wada, l’agenzia mondiale per l’antidoping. Che, per usare un termine sportivo, ha alzato l’asticella dei valori di cannabis nelle urine: da una soglia massima consentita di 15 nanogrammi di tetraidrocannabinolo (Thc) per millilitro a 150 nanogrammi per millilitro. Dieci volte tanto. Una scelta “economica”, che servirà alla Wada per concentrarsi sulla questione del doping genetico con più efficacia.

Una decisione per certi versi rivoluzionaria e presa in netto anticipo rispetto alla conferenza mondiale antidoping che verrà ospitata in Sudafrica, a Johannesburg, dal 12 al 15 novembre prossimo. E dove verranno prese decisioni che influenzeranno direttamente le prossime grandi manifestazioni sportive, dai Mondiali di calcio in Brasile del 2014 ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016.

Era stata la stessa Wada, nel 2009, a diffondere un documento sugli effetti dannosi dell’uso di cannabis, tra i quali diminuzione della soglia di attenzione e perdita di memoria. Eppure, dopo quasi 4 anni, l’agenzia ha cambiato direzione: sono diversi, ormai, gli studi che hanno certificato come l’assunzione di cannabis non contribuisca ad alterare le prestazioni sportive a vantaggio dell’atleta.

La precedente regola della Wada in merito era quindi troppo restrittiva, perché il rischio era quello di punire anche chi avesse fumato uno spinello due settimane prima della gara, consumandolo senza nessuna finalità dopante: le sostanze contenute negli spinelli rimangono a lungo sia nel sangue che nelle urine, quindi se un atleta fumava anche un mese prima delle gare veniva punito più da un punto di vista morale che puramente sportivo (si veda il caso del nuotatore Michael Phepls, colpito dopo che una foto lo immortalava mentre fumava un bong a una festa lontano dalle competizioni). E la Wada d’altronde non ha mai previsto il test per ricercare le cosiddette droghe ricreative nei test antidoping a sorpresa, limitandoli immediatamente prima o dopo le gare. Niente canne quindi solo nelle 24/48 ore prima di una competizione.

Per intenderci, con le nuove norme non si sarebbe verificato il caso di Ross Rebagliati, l’atleta di snowboard canadese che si vide assegnare, togliere e riassegnare la medaglia d’oro ai Giochi invernali di Nagano, nel 1998, per colpa del Thc. Ai controlli successivi alla vittoria, ai test Rebagliati fu trovato positivo per 17 nanogrammi per millilitro. La commissione medica e il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) si divisero sull’poortunità o meno di squalificare il giocatore, che nel frattempo aveva perso la medaglia. Alla fine fu il Tribunale per l’Abitrato Sportivo dello Sport (Tas) a ridare il titolo olimpico al canadese, che si giustificò spiegando di essere vittima del fumo passivo. 

La decisione della Wada servirà a restringere il campo della lotta al doping: seguendo la nuova regola, saranno cancellate l’80% delle squalifiche per positività alla cannabis. Il tutto permetterà all’agenzia mondiale di investire maggiori risorse nel campo del doping genetico e del passaporto biologico. Secondo la Wada ombattere l’uso della cannabis quando nel campo delle sostanze dopanti si utilizzano pratiche genetiche rischiose per la salute rappresenta in effetti un rischio di mancata attenzione e prevenzione. Quando si parla di doping genetico, la pratica più famosa è quella dell’utilizzo dell’eritropoietina (Epo), abusata in molti sport di fatica e resistenza come il ciclismo. Si tratta di una alterazione del gene dell’Epo responsabile di un aumento di globuli rossi nel sangue, con un conseguente aumento della capacità di trasportare ossigeno ai tessuti. Ad aumentare, però, è anche il rischio di infarto.

Non solo Epo. La Wada avrà a che fare con un nuovo, potentissimo doping genetico da combattere. Si chiama ACE-011, una proteina ottenuta da un’azienda del New Jersey per scopi terapeutici nel campo della lotta dei tumori alle ossa e di gravi forme di anemia, ma che agisce più velocemente dell’Epo sull’aumento dei globuli rossi. Sulla nuova proteina, l’agenzia mondiale ha di recente lanciato un allarme sul pericoloso uso che alcuni atleti starebbero facendo di una molecola associata alla proteina, la gw501516, di cui si sarebbero già accertati gli effetti poco benefici.

Nel frattempo, anche il Coni ha risposto “obbedisco” alle nuove disposizioni sulla cannabis, spiegando in un comunicato di aver «recepito il documento tecnico attuativo da parte dell’Agenzia Mondiale Antidoping, che prevede che «tutti i campioni ricevuti dai laboratori a partire dall’11 maggio saranno soggetti al nuovo livello di soglia». Per ragioni di “coerenza” la Wada ha ricordato altresì che per casi attualmente «in fase di gestione di risultato», per i quali la concentrazione riportata è inferiore alla nuova soglia, non si debba procedere ulteriormente». A beneficiare del nuovo corso targato Wada, in Italia, sono il giocatore di pallamano Marcello Tosi e di Edoardo Maria Colombo, atleta del campionato nazionale italiano di football americano. Entrambi erano risultati positivi a un controllo antidoping al Thc e sospesi in via cautelare dal Coni e ora oggetto di richiesta di archiviazione da parte dello stesso Comitato Olimpico.

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