Nella Brianza infelice, dove tramonta l’asse Pdl-Lega

Dove nacque il primo club di Forza Italia, sulla scheda non c’è neanche il simbolo del Pdl

In fondo, sono tutti bravi ragazzi. Conosciuti da una vita, incontrati all’oratorio o visti mentre si prendevano un caffè. Se non parenti, sono amici di parenti. Tutti, però, hanno in comune una cosa: aspirano a diventare sindaco. Nei bar di Brugherio, paese incuneato tra Monza, Milano, e la tangenziale est di Milano, non si riesce a dir niente di male su di loro. «Marco Troiano [candidato per il centrosinistra, Pd, Sel e lista civica Brugherio è Tua] lo vedo spesso qui vicino», racconta uno dei clienti del bar Italia, in via Tre Re, al riparo dalla pioggia, sotto il porticato. Ma anche Maurizio Ronchi, ex sindaco, e candidato con la Lega, è tuttora molto ben visto: «Lui sa rassicurare», dicono. E Carlo Nava, ex assessore alle politiche sociali, uscito dal Pdl e tornato in pista con una lista civica (Uno sguardo Oltre) lo si valuta con un «perché no?». Sempre perché lo si conosce bene, o si conoscono i suoi parenti. Vuole diventare sindaco, ma resta sempre un «bravo ragazzo», come tutti.

È Brugherio il punto di inizio di un breve viaggio che sfiora la provincia di Monza e la bassa Brianza, tocca Macherio e si conclude a Carate Brianza. Tutti comuni commissariati, per litigi nella maggioranza, incomprensioni tra assessori, o per scandali di tangenti – e conseguenti indagini (come a Carate). E, soprattutto, teatro della fine del patto Pdl-Lega, insieme causa del crollo delle giunte e (forse) tramonto di un modello politico. Si torna a votare: e chi era prima al Comune, ritorna in pista (anche per vendicarsi); altri si candidano con qualche speranza di fare il botto (come i grillini).


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Brugherio

Il botto sperano di farlo anche a Brugherio. Qui sono tutti conosciuti in paese, sono bravi ragazzi. Così dicono. Ma il rischio è che, anche nei paesi della Brianza, anche chi ha una piccola poltrona, come spiega Giancarlo Porta, ex sindaco di Macherio «dopo due mesi si crede Obama».

Qui la giunta di Maurizio Ronchi, fondata su una coalizione Pdl-Lega, si è sgretolata il 30 marzo 2012. Dopo tre anni di lotte intestine e attacchi nella maggioranza, l’amministrazione cade sul Pgt, nodo di polemiche e veti incrociati. L’ultimo atto, quello che pone fine al mandato di Ronchi, sono le dimissioni di due assessori: Rossella Zaffino (Bilancio) e Carlo Nava (Servizi sociali). Ronchi lascia, la giunta non c’è più e, per al prima volta nella sua storia, a Brugherio arriva l’inverno del commissariamento.

Ora, però, si torna in gioco. A cominciare da Ronchi, che punta i piedi e mette in chiaro la sua candidatura: «I cittadini dovranno scegliere tra me e un altro. Forse Troiano», dice. Per lui la scelta netta è un bene «così avremo una maggioranza compatta, o la mia o la nuova Stalingrado che vuole il centrosinistra». Aldilà dei toni coloriti, il riferimento è ai franchi tiratori che hanno causato la fine del suo mandato. Tra questi c’è appunto Carlo Nava. Si è sfilato dal Pdl, e ha creato una lista personale (Uno sguardo Oltre). Intorno c’è il Movimento Cinque Stelle, che, raccontano in paese, «potrebbero arrivare al ballottaggio, insieme a Troiano». Di sicuro, se la stanno giocando: chiamano in piazza Beppe Grillo (che fa sempre bene), distribuiscono volantini davanti alla Candy (anche se parlano di energia pulita), sono sempre presenti a incontri e dibattiti in tutto il paese.

E il Pdl? Non è riuscito a presentare nemmeno il simbolo. Proprio nella città dove è nato il primo Club di Forza Italia, c’è il candidato, Roberto Assi, ma non il partito. «L’idea era, fin dall’inizio, di far saltare la lista del Pdl», aveva denunciato lo stesso Assi. Un boicottaggio interno che doveva impedirgli di correre con un trucco molto semplice: facendogli mancare il numero sufficiente di firme per iscriversi. «Noi le avevamo già raccolte e le avevamo inviate al coordinamento regionale e provinciale – eravamo disposti però ad aggiungere anche nuovi nomi. Ma questi avrebbero dovuto procurarsi le firme necessarie». Ne servivano 200, ma a poche ore dalla scadenza ne avevano raccolte solo 26. Che fare? Assi crea subito una nuova lista, trasferisce 11 nomi e comincia una corsa contro il tempo. Al mercato riesce a rastrellare il numero necessario, presenta la lista e ce la fa. Se era stato un tentativo di boicottarlo, è riuscito ad evitarlo. E il Pdl, intanto, resta fuori dai giochi.

Come finirà? «Vedremo. I politici, i nostri, come quelli nazionali, sono inconcludenti», commentano a Brugherio. Nonostante le peripezie e il clima acceso tra le parti, le conoscenze e i “bravi ragazzi”, i cittadini non mostrano entusiasmo. «Non c’è nessuna novità, sempre le stesse facce». Anche a Brugherio.


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Macherio

«La mia “legislatura” è durata 44 mesi», racconta Giancarlo Porta, ex sindaco di Macherio. Il paese, poco più a nord di Brugherio, costeggia il parco di Monza. Ha poco più di 7.000 abitanti, ma uno di questi è molto famoso: la ex moglie di Silvio Berlusconi. Dal 2009 al potere c’è la Lega, anche se ora, per qualche mese, è stato necessario chiamare un commissario. Anche qui. «Mi sono dimesso prima di ricevere la sfiducia», proprio a causa di dissidi interni alla maggioranza, spiega Porta. Anche in questo caso, come a Brugherio, dopo vari litigi la giunta cade sul Pgt, con una «frattura tra Lega e Pdl». E anche a Macherio l’ex sindaco torna in pista per le elezioni. «Non sono caduto per volere dei cittadini, ma di due-tre traditori», accusa. «E non vedo perché, proprio per quei cittadini che mi hanno votato, non debba ritornare in campo».

Dall’altra parte c’è la sinistra, che ritenta la scalata con Mariarosa Redaelli, che aveva governato dal 2004 al 2009. Torna in campo con la lista Progetto Macherio-Bareggia (Bareggia è una frazione di Macherio). Alle ultime elezioni Mariarosa Redaelli era stata battuta dalla lista Lega-Pdl di Giancarlo Porta, («ben 58,5% a 41,5%»). Una svolta per il Paese, ma – forse – durata poco. Come racconta Porta, le incomprensioni nella giunta sono cominciate presto, si sono ingigantite nei confronti del partito (la Lega) e sono sfociate in una lettera al Corriere della Sera dello stesso Porta. «Ho voluto sfogarmi, in particolare sull’atteggiamento della Lega nazionale». Nella lettera definisce «terrificante» il potere del partito, critica l’alleanza con Berlusconi e la deriva poltronara del Carroccio. Esprime fastidio anche per le posizioni razziste.

«Ma i miei guai erano cominciati prima», con litigi sulla destinazione d’uso di alcuni capannoni, che avrebbe convertito da “artigianale” a “commerciale”. «Ma mi hanno fatto la guerra: proprio quelli della Lega», secondo lui in modo ipocrita, «visti i centri commerciali che hanno costruito in tutta la Brianza». Sta di fatto che, dopo quella lettera, rompe con il partito. Quando poi gli viene chiesto di candidarsi al Senato con Piera Levi Montalcini («ma ero terzo in lista, con i Moderati di Portas, che contavano lo 0,5%: non era una cosa di poltrone»), ci sono le spaccature. In poco tempo la situazione precipita e arriva il momento delle dimissioni. «Il problema è l’amministrazione Lega-Pdl. Sono, perlopiù, persone disoneste e maleducate. Ignoranti e vanitose: vengono eletti e dopo pochi mesi», come già detto, «pensano di essere Obama».

Macherio adesso vede in corsa un centrodestra parcellizzato. Oltre all’ex sindaco, corre il Pdl, con Luca Mariani e la Lega, con Augusto Gatti. Andrea Velutti, che si candida con Fratelli d’Italia. A sinistra c’è solo la lista di Mariarosa Redaelli. Assenti Pd, Sel e – cosa che ha dell’incredibile – il Movimento Cinque Stelle. Sul loro sito, per Macherio, hanno anche fissato una data sbagliata: “elezioni amministrative 2014”.


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Carate Brianza

Ma è a Carate la vera rovina dell’alleanza Pdl-Lega: la giunta, guidata da Marco Pipino (PdL) finisce sotto i colpi di un’indagine per corruzione. Il capogruppo Pdl Maurizio Altobelli e l’assessore per l’ubanistica Sandro Sisler finiscono coinvolti nell’inchiesta della procura, insieme a cinque imprenditori. Un macigno che costringe il sindaco (non coinvolto nelle indagini) a dimettersi nell’ottobre 2012, imponendo l’arrivo di un commissariamento. Anche in questo caso, il nodo riguarda il Pgt, con ipotesi di accordi e tangenti in un giro di mazzette dai lati oscuri. Non si tratta solo di una “tangentopoli” brianzola: l’intera vicenda nasce da un omicidio, quello dell’imprenditore di Desio Paolo Vivacqua, ucciso a colpi di pistola nel suo ufficio nel novembre 2011. Sarebbe stato lui, insieme ad altri suoi prestanome, a corrompere diversi amministratori della Brianza per modificare i piani regolatori, a suon di mazzette. E Altobelli, stando agli inquirenti, rientra tra i suoi riferimenti.

Sembra naturale, allora, che dopo la bufera, a Carate cambi tutto. Nuovi nomi e, soprattutto, nuovo Pgt: elemento su cui tutti i candidati sono d’accordo. E allora si fa largo alle novità: al posto di Pipino il Pdl (sempre con Lega e stavolta con Fratelli d’Italia) riprova con Luigi Nava, vicepreside dell’Itis, mai stato in politica. Mentre a sinistra il Pd mette in campo Francesco Paoletti, docente universitario. La formula alla malapolitica sembra essere la presenza della società civile. Un metodo “grillino”: anche il Movimento è presente, con il bancario Emiliano Amato. Cambierà tutto, o non cambierà nulla? Di sicuro, tra mazzette, crisi politiche e ansia di rinnovamento la Brianza, o questa Brianza, somiglia, molto da vicino, alla politica nazionale.