Pizza ConnectionSvolta nel caso del “calciatore suicidato” Bergamini

A 24 anni dalla morte del giocatore del Cosenza

Il 18 novembre del 1989 sulla Strada Statale 106 Jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico finiva la vita di Denis Bergamini, 27 anni, nato a Boccaleone, nel ferrarese, centrocampista del Cosenza calcio. Una morte dai contorni oscuri e ancora in cerca di una verità a ventiquattro anni di distanza. In questi giorni, come rivelato anche da La Gazzetta dello Sport potrebbero infatti arrivare importanti novità sull’inchiesta riguardante la morte del calciatore portata avanti dalla Procura di Castrovillari.

Secondo le testimonianze Bergamini si sarebbe gettato sotto un camion in corsa che lo avrebbe trascinato per sessanta metri. A suffragare l’ipotesi del suicidio furono infatti l’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò, e l’autista alla guida dell’autocarro Fiat 180, Raffaele Pisano, assolto nel 1992 dall’accusa di omicidio colposo.

Le incongruenze sulle circostanze della morte di Bergamini sono subito troppe, nonostante il verbale del brigadiere Francesco Barbuscio, redatto lo stesso giorno lasci poco spazio alle interpretazioni: «l’auto di Bergamini veniva fermata al posto di blocco, capeggiato dallo scrivente, per poi proseguire e fermarsi a circa 4 chilometri da Roseto, esattamente al Km 401, in uno spiazzo posto sulla destra. Qui hanno conversato (…) e secondo la fidanzata Internò Isabella, aveva come oggetto la sua partenza dall’Italia, tanto che ebbe a dirle di tornarsene a Cosenza con la sua auto, mentre egli avrebbe chiesto l’autostop fino a Taranto. La ragazza gli raccomandava di desistere ma Bergamini usciva dall’auto (…) In quel momento la statale 106, con direzione Taranto, veniva percorsa dall’autocarro Fiat 180 condotto da Pisano Raffaele, il quale aveva visto l’auto parcheggiata fuori strada e una persona che vi stava davanti. Appena il pesante autocarro era giunto in corrispondenza della Maserati, Bergamini repentinamente si è lanciato buttandosi sotto la ruota anteriore del mezzo trascinandolo in avanti». Suicidio.

L’ex ragazza di Denis, Isabella Internò, ha sempre sostenuto di essere stata chiamata qualche ore prima dall’ex ragazzo, che le avrebbe chiesto di accompagnarlo a Taranto, da dove voleva imbarcarsi per la Grecia. Per Internò, Bergamini era determinato a scappare da Cosenza, ma non le avrebbe mai riferito il motivo. Ora la ex fidanzata del calciatore, a cui i tifosi del Cosenza hanno intitolato la curva dello stadio San Vito, si trova indagata dalla procura di Castrovillari per concorso in omicidio volontario. La donna aveva raccontato che il suo fidanzato si buttò a pesce sotto un mezzo pesante in transito lungo la Ss 106 jonica all’altezza di Roseto Capo Spulico. Questa versione oggi non convince più. Gli accertamenti svolti dal RIS di Messina hanno determinato che la morte di Bergamini fosse avvenuta in precedenza rispetto al presunto suicidio: Bergamini era già morto quando fu investito dal camion e non si gettò volontariamente. Così anche il padre Domizio e un vecchio compagno di squadra, l’ex attaccante della Juventus Michele Padovano, riferirono di un malessere di Bergamini dovuto a telefonate ricevute e incontri con sconosciuti. Nel dicembre 2011 sia Internò sia Padovano sono stati sentiti in procura a Castrovillari.

Tante le piste e i teoremi, da quella sentimentale al calcio scommesse, passando per questioni di droga e criminalità organizzata, ma il movente individuato sembra essere proprio quello sentimentale. Anni fa l’ex calciatore Carlo Petrini bollò la vicenda di Bergamini come quella del “calciatore suicidato” in un libro del 2001, imputando i motivi della sua scomparsa a storie di droga e calcio scommesse. Moventi che però non hanno mai convinto gli inquirenti e che sono stati via via scartati, in particolare quello riguardante la droga: si sospettava che la Maserati di Bergamini avesse un doppio fondo per il trasporto di sostanze stupefacenti. Le perizie del RIS però accertarono che non esisteva alcun doppio fondo nella Maserati posseduta da Bergamini: l’automobile non possedeva le caratteristiche tecniche necessarie, e nessun traccia di possibile manomissione era stata rinvenuta, facendo venire meno l’ipotesi di un suo coinvolgimento, consapevole o meno, nel traffico di droga legato alla ‘ndrangheta, in veste di corriere.

Fino alle prime ore di oggi 16 maggio 2013, il caso Bergamini risultava essere ufficialmente un suicidio. A vent’anni di distanza però, grazie alla determinazione della famiglia di Denis Bergamini e con l’aiuto dell’avvocato Eugenio Gallerani, vengono a galla tutti i buchi di quella prima inchiesta «nata male e proseguita peggio», spiega lo stesso Gallerani a Linkiesta. La famiglia Bergamini ha raccolto tutta una serie di incongruenze riguardo la morte di Denis nel blog Denisbergamini.com, tra cui una lettera di Domizio Bergamini, padre del calciatore scomparso, nella quale le ‘stranezze‘ dietro la morte di Denis vengono evidenziate, a partire dalle dichiarazioni della ex fidanzata, per poi arrivare all’autopsia e alla riconsegna degli oggetti di Denis.

Il trascinamento del corpo per 60 metri sotto un autocarro sarebbe infatti incompatibile con le condizioni di Bergamini, praticamente intatto, con solo livido alla tempia. Un corpo tanto intatto quanto lo è l’orologio indossato dal calciatore e riconsegnato al padre dal brigadiere Francesco Barbuscio. L’orologio è ancora oggi funzionante. La stessa autopsia sancirà una morte per schiacciamento, quando però sul corpo non vi sono escoriazioni. «Eppure – spiega ancora l’avvocato Gallerani a Linkiesta – già nelle indagini svolte immediatamente dopo la morte di Bergamini, c’erano elementi tali da far presupporre che non si trattasse di un suicidio. Noi al termine di un lavoro di un anno e mezzo abbiamo chiesto la riapertura del caso per omicidio volontario, e oggi la procura, anche tramite le perizie della scientifica, ci sta dando ragione».

A fare il racconto della vicenda Bergamini un giallo a tinte fosche sono ancora i racconti che l’ex compagno di squadra di Denis Michele Padovano e la sorella del calciatore, Donata, hanno consegnato alle cronache in questi anni. Il primo dirà nel libro di Petrini del 2001 che dopo il funerale di Denis, portò a casa Internò: «una cosa che mi è sembrata strana» ricorda Padovano «è che quando siamo arrivati a casa sua, non c’era un clima da funerale ma una certa allegria. Mi hanno perfino invitato a bere…». La sorella del calciatore scomparso ricorda invece un altro episodio risalente al 1988 quando Isabella Internò rimase in stato interessante: «La ragazza non intendeva portare avanti la gravidanza – ricorda Donata Bergamini, sorella del calciatore, a Nuova Cosenza Calcio – e Donato mi chiese di aiutarlo. Venne a casa mia insieme ad Isabella e io li accompagnai dal mio ginecologo, il quale stabilì che ormai la gravidanza era giunta al quinto mese e non si poteva più praticare l’aborto nei termini di legge”. Una gravidanza che poi venne abortita nello stesso periodo in una clinica di Londra.

L’avvocato Gallerani si occupa del caso dal 2010 e nel 2011, dopo il deposito di un memoriale di duecento pagine, ottiene la riapertura del fascicolo da parte della stessa procura della Repubblica di Castrovillari. L’ipotesi con cui viene riaperto il fascicolo è quella di omicidio volontario a carico di ignoti. Quell’ “a carico di ignoti” è stato però cancellato dai pm Franco Giacomantonio e Maria Grazia Anastasia che coordinano le indagini dal 2012. La Procura di Castrovillari ha quindi inviato un avviso di garanzia alla ex fidanzata del calciatore per concorso in omicidio volontario, e intanto prosegue le indagini, lasciando intendere che altre misure verranno eseguite nei confronti di altre persone, proprio per il carattere di “concorso” che Isabella Internò ebbe, secondo la Procura, nell’omicidio di Denis Bergamini.

Twitter: @lucarinaldi