Un anno di Hollande, fra austerity e disoccupazione

Bilancio della presidenza socialista

PARIGI – Quasi un mantra. La normalità contro la schizofrenìa, il patto sociale contro la “rupture” sarkozista, il ritorno alla politica del fare, dell’incontro dei cittadini, contro la presidenza jet-set, scandalosa ed inadeguata coi tempi che corrono. Dopo il quinquennato di Sarkozy la vittoria di Hollande – uomo del “terroir”, politico pacato e cittadino normale – sembrava la panacea di tutti i mali e soprattutto la via d’uscita da una presidenza fatta di scandali, gaffe, storture fin troppo berlusconiane per poter essere accettate sul lungo termine dai cugini d’Oltralpe.

Quando François Hollande il 6 Maggio 2012 ha ripetuto l’exploit di Mitterand contro Giscard d’Estaing (con uno score molto simile 51,7% Mitterrand, 51,6% Hollande) sembrava che il destino della Francia e dell’Europa intera dovesse prendere un’altra direzione con l’elezione di un presidente socialista: il dogma merkeliano dell’austerity improvvisamente era messo in discussione. La Francia – paese spartiacque tra paesi che se la passavano male (Grecia, Spagna, Italia e Portogallo) quelli in netta ripresa (Gran Bretagna) e quelli in netta ascesa e che ne dirigevano i destini (Germania) – sembrava dover influenzare i destini politici d’Europa con una scelta forte e coraggiosa fatta in uno dei momento più bui della storia europea.

Il primo anno di quinquennato di François Hollande è fatto sì di alcune luci ma anche di ombre, tra queste proprio il non aver rinegoziato il patto di stabilità e l’esser stato troppo accondiscendente con le richieste della Germania per non inceppare il motore franco-tedesco. La vittoria di Hollande era stata salutata non solo come uno schiaffo alla reggenza delle banche ma anche come la promessa di un’Europea meno germanocentrica, più sociale ed orientata verso i popoli. Su questo punto François Hollande ha fallito, non ha avuto la forza né il coraggio di orientare la politica europea ma va detto che forse erano troppe le attese su di lui in ambito europeo e che le sue energie sono state spese soprattutto sul fronte interno, ereditando un paese che non cresce da 10 anni ed il cui tasso di disoccupazione è oggi allarmante. Se dunque è apparso debole, quasi trasparente, in Europa, François Hollande invece è apparso molto più coraggioso e attivo in politica interna.

In un anno sono molti i punti del programma della campagna elettorale che Hollande è riuscito a portare a termine.

  • Lo stipendio presidenziale, del governo e quello dei top manager dell’amministrazione pubblica. Hollande parte subito col piede giusto, abbassandosi lo stipendio del 30% e vuole che così facciano anche tutti i membri del governo. Detto, fatto. L’abbassamento dello stipendio ha effetto simbolicamente il 15 Maggio 2012, data della sua elezione. Lo stipendio del presidente scende da 19,532 euro a 13,532 euro. Il salario dei ministri invece scende da 14,200 euro a 9,940 euro, lo stipendio del primo ministro Jean–Marc Ayrault scende da 21,300 euro a 14,910 euro. Per i manager delle imprese pubbliche il tetto dello stipendio viene fissato a 450,000 euro lordi all’anno.
     
  • Pensioni a 60 anni e salario minimo. Anche se non c’è stata una riforma globale, Hollande ha fatto in modo che coloro che hanno accumulato 41 anni di contributi ed hanno cominciato a lavorare prima dei vent’anni possano andare in pensione a 60 anni. Nel 2013 oltre 70,000 persone beneficeranno di questa mini–riforma. Il salario minimo è stato rivalutato nel Luglio scorso del 2% e si attesta sui 1,430 euro lordi.
     
  • Creazione di posti di lavoro nell’insegnamento pubblico e “contratti d’avvenire” per i giovani e i meno qualificati. Oltre mille posti di lavoro nell’insegnamento pubblico sono stati creati dall’anno scorso, altri 10mila sono previsti entro la fine del 2013. Il presidente, durante la campagna presidenziale aveva promesso 60mila posti di lavoro nel settore dell’istruzione. In cinque anni, se anche non riuscisse a raggiungerlo potrebbe avvicinarsi molto a questo numero. Creati anche posti di lavoro per i giovani e i meno qualificati grazie alla creazione dei contratti d’avvenire.
     
  • Livellamento delle tariffe di elettricità e gas in funzione del consumo. Hollande ha voluto garantire anche ai meno abbienti l’uso di energia (esistono in Francia almeno 3,8 milioni di nuclei familiari che vivono in una condizione di “precarietà energetica”) e al tempo stesso facendo pagare di più chi consuma di più; in tal modo ha responsabilizzato i cittadini francesi. Il livellamento progressivo delle tariffe energetiche ha portato ad una riduzione delle bollette sulle famiglie che oscilla dal 3% al 10%.
     
  • Matrimonio omosessuale (il “matrimonio per tutti”) ed adozione. Il 23 Aprile scorso la Francia è diventata il 14esimo paese ad autorizzare non solo il matrimonio ma anche l’adozione di bambini da parte di una coppia dello stesso sesso. Il testo di legge del “matrimonio per tutti” è stato votato da 331 deputati (225 contrari e 10 astenuti). E’ stata una grande vittoria civile del primo anno di presidenza di Hollande, macchiata solo da atti omofobi e dal rigurgito della Francia più profonda, ancora forse troppo restìa ad un cambiamento così radicale.
     
  • Creazione del ministero per i diritti delle donne, sanzione per le imprese che le discriminano. Hollande aveva promesso la creazione di un dicastero per i diritti delle donne. Promessa mantenuta. Il ministero è stato affidato alla ministra Najat Vallaud–Belkacem che ha voluto fare dell’uguaglianza professionale uomo–donna il suo cavallo di battaglia. Nell’Aprile scorso due imprese francesi sono state sanzionate per non aver equiparato gli stipendi tra uomini e donne.
     
  • Piano alloggi e “tregua invernale”. Di fronte alla crisi degli alloggi Hollande si è mosso con celerità. Grazie ad un sistema di sgravi fiscali quasi 40,000 alloggi sono stati creati in un anno. Per le imprese che investono nell’acquistano d’immobili per fittare ci sono stati sgravi fino al 20%. Al tempo stesso sono aumentate le imposte per gli immobili che restano vuoti. Il sistema, creato per colmare la penuria di alloggi, sembra funzionare. Al tempo stesso la ‘tregua invernale’ (ovvero l’impossibilità da parte del proprietario di espellere un inquilino durante l’inverno) è stata prolungata fino agli inizi di Aprile.
     
  • Quoziente familiare. Le famiglie con bambini a carico, o in cui alcuni membri sono disoccupati o invalidi, le giovani coppie o le vedove pagano meno tasse. Il sistema già esisteva in realtà ma sotto François Hollande è diventato più selettivo permettendo di modellare le imposte in rapporto al numero di componenti del nucleo familiare e al reddito complessivo, aggiungendo in alcuni casi anche correttivi (che però sono stati livellati rispetto al 2012, ma il livellamento concerne solo il 2,5% dei nuclei familiari).
     
  • Ritiro delle truppe dall’Afghanistan e impegno in Mali. Promessa mantenuta, i soldati francesi si sono ritirati dall’Afghanistan. Al tempo stesso la guerra contro i salafiti in Mali ha ottenuto l’appoggio di tutta la classe politica francese. Praticamente un duplice successo per Hollande sul fronte della politica estera.

Ciò che il presidente invece non è riscito a fare in questo primo anno:

  • Rinegoziare il Fiscal Compact. In campagna elettorale aveva promesso di rinegoziare il patto di bilancio europeo, considerato troppo rigido. Per questo la vittoria di Hollande era stata salutata come una vittoria contro il rigore tedesco. Non c’è riuscito e l’Assemblea Nazionale l’ha votato nell’Ottobre 2012. Una grande sconfitta in ambito europeo per il presidente francese.
     
  • Invertire il trend della disoccupazione. In un anno non c’è riuscito. Anzi nel marzo scorso il numero dei disoccupati è salito a 3.224 milioni. Un triste record eguagliato solo da Chirac nel 1997. Con il suo tasso di disoccupazione del 10,7% la Francia resta certo al riparo dai fari Grecia, Portogallo e Spagna ma ugualmente lontana dalle virtuose Olanda (6,2%), Germania (5,4%) o Austria (4,8%).
     
  • Leggi sul sistema bancario. Durante la campagna elettorale François Hollande aveva detto: “Il mio nemico è la finanza”. Dopo tutti gli scandali in ambito bancario, Hollande aveva promesso di separare le attività di deposito da quelle meramente speculative. La legge votata nel Marzo scorso non separa queste due attività all’interno dello stesso gruppo. Basta soltanto che non siano effettuate nella stessa filiale.
     
  • Diritto di voto per gli stranieri. È stato uno dei cavalli di battaglia durante la campagna presidenziale. A onor del vero era pure nel programma presidenziale di François Mitterand nel lontano 1981. Trent’anni dopo, François Hollande l’ha riproposta. Ma oggi l’adozione di questa legge per le elezioni municipali del 2014 sembra fortemenete compromessa anche se non è stata ufficialmente abbandonata.

Il ritratto che ne viene fuori dopo un anno di presidenza è quello di un presidente debole in ambito internazionale e più attivo e dialogante sul fronte interno anche se spesso con enormi difficoltà e critiche. Basterà a fare di lui un buon presidente alla fine del suo quinquennato? Troppo presto per dirlo. Per ora il suo bilancio, tra luci ed ombre, è più o meno un pareggio. Ma in un’epoca così difficile come quella in cui viviamo ci si può forse pure accontentare di un pareggio e non di una vittoria dopo solo un anno d’esercizio logorante dell’attività politica. Soprattutto in un paese, la Francia, tutto sommato molto complesso.  

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