“Avanti il prossimo”. Se una sera la morte di un vip…

Il racconto

«Ma secondo voi chi è il prossimo che schiatta?»
«Mh… io dico Pippo Baudo».
«Naaa, Vasco Rossi».
«Dite? Secondo me Bobby Solo».
«Ma perché, Bobby Solo non è già schiattato?»
«Macché, ti confondi con Little Tony».
«Che poi io non l’ho mai capita ‘sta cosa: ma sono due cantanti diversi?»
«In verità no, sono lo stesso cantante: Elvis».

L’articolo che mi ha dato più soddisfazione, cioè, con rispetto parlando, è stato quello sulla morte di Mike Bongiorno, anche se a ben vedere la redazione mi ha cassato il titolo: pare che “Allegria!” non fosse adeguato. Ad ogni modo, per scrivere con facilità un articolo del genere, il trucco è puntare su alcune di queste parole chiave: scomparso, dolore, cordoglio, vuoto, commozione, addio, e volendo anche talento, semplicità, amatissimo. Non tutte, alcune, giusto per non forzare la mano. Che poi, a ben vedere, queste parole sono tutta roba buona per Google Adwords.

Quindi, dicevamo, parole chiave, dieci righe prese a caso da Wikipedia giusto per far capire (e per capire) di chi stiamo parlando, qualche gioco di parole, mischiamo il tutto e ualà!, il pezzo è fatto. «È scomparso ieri Xxxx Xxxx, all’età di Yy anni. Amatissimo da giovani e meno giovani lascia un vuoto incolmabile nel mondo della (cronaca/politica/ambiente/cultura/spettacolo/attualità) italiana». A questo punto fai copia-incolla dalla biografia di Wikipedia, poi inserisci la frase «L’addio commosso di amici e parenti» e chiudi con la sfilata dei vip ancora in vita venuti a dare l’ultimo saluto al caro estinto.

Conosco un collega che i pezzi di questo genere li scrive utilizzando un programma informatico. Una figata!

«Gianni Morandi, come lo vedete?»
«Eh, sai che potrebbe essere?»
«Macché, quello fa la maratona, e quando schiatta? È capace che fra 50 anni si presenta al vostro funerale in pantaloncini e pettorina, vi scava la fossa, ingolla un po’ di Gatorade e riprende ad allenarsi per New York».
«Mh… può darsi. Anzi, è probabile».
«E Paolo Villaggio?»
«Non è già andato?»
«Sì, almeno due volte, ma erano bufale».
«Ma sta bene?»
«Boh! A giudicare da come si veste direi di no».
«Il pezzo su di lui ce l’abbiamo già pronto, sì?».
«Sì, ricicliamo quello dell’ultima bufala».
«Perfetto».

Ora, magari è un caso, ma quando schiatta qualcuno gli spazi pubblicitari si vendono che è una bellezza. Non che noi ci si auguri che qualcuno schiatti, per carità, è una cosa tremenda, però l’amarcord al pubblico piace, c’è poco da fare. E in fondo mica c’è niente di male. Sì, è quel crogiolarsi nel dolore della scomparsa, quella sofferenza sottile che sta al confine col piacere. È come quando finisce un amore ma hai bisogno di ricordarlo: solitudine, musica struggente, e poi abbracci il cuscino…

«Sì, è più o meno così, ma molto meno intenso».
«Eh, magari il cuscino lo eviti».

Alla fine è una sofferenza breve, una cosa temporanea, un amore usa e getta, non so se rendo l’idea. Ad ogni modo il pubblico ce lo chiede e noi glielo diamo, che male c’è? Aumentiamo gli introiti a suon di violino.

«Ma sì, tanto alla fine dei morti si parla sempre bene, no?»
«E come no? Hanno parlato bene persino di Andreotti: per certe cose ci vuole stomaco!»
«Però dovresti mostrare un po’ più di rispetto, giusto per i parenti».
«Mh, dici che è cinico?»
«E direi di sì, che cazzo!»
«Be’, cinico sei stato cinico».
«Va be’, in effetti ci sono i parenti… magari si offendono. Ma sì, chi se ne frega, sapete che vi dico? Chiedo scusa a tutti. Contenti?». 

Twitter: @EnricoMiceli1

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