Considera Platinette. Conversazione sull’omosessualità

Il racconto del lunedì

Ti svegli al mattino e al tuo fianco c’è Platinette che ti guarda. Indossa un completino intimo di Hello Kitty, la parrucca biondo fluorescente e un rossetto color ciliegia che trasforma istantaneamente le labbra in due enormi gavoccioli emorroidari.
Chiudi e riapri gli occhi.
Non è un sogno.
Sta ancora lì. Ti guarda. Ti manda un bacio.
Riprovi a chiudere e a riaprire gli occhi.
Niente. Se ne sta distesa come la Venere di Urbino e ti guarda ancora. Ti sorride innamorata.
In un inspiegabile mix italo-portoghese che ti riporta alla mente il Mourinho di qualche anno fa, ti dice: «Io vou a preparare o café, amore» e le sue dita ti accarezzano il viso e ti rimettono a posto un ciuffo che evidentemente si era drizzato durante il sonno. Poi ti strizza l’occhio, si alza dal letto, e sculettando tra le mutandine rosa si reca in cucina.

«Allora? Che te ne pare come incipit del racconto?»
«Mah!»
«Catalizza l’attenzione sulla storia, no? Ti svegli e, puf!, c’è Platinette. Secondo me è roba che funziona».
«Insomma».
«Va be’, Platinette in mutandine rosa che parla portoghese è divertente, no?»
«Dici? Secondo me non lo è per nulla!»
«Ah no? Daaaai, Platinette che sculetta fa troppo ridere. Il completino di Hello Kitty, le labbra rosso emorroide…».

«Omofobo!»
«In che senso?»
«Nel senso di omofobo!»
«Macché omofobo, fosse stata Vanna Marchi a sculettare in mutandine rosa sarebbe stato uguale, anzi, peggio!»
«Ah, sì? E allora non solo sei omofobo, se anche maschilista!»
«E perché sarei maschilista adesso, sentiamo?»
«Perché saresti maschilista? Perché valuti la donna solo per la sua esteriorità, ridicolizzi le sue imperfezioni fisiche considerandola così alla stregua di un oggetto. Non prendi in minima considerazione il suo lato umano né quello intellettuale, ti basta?».

«Ma Platinette è un uomo».
«Non c’entra. Si propone come donna, fa lo stesso. Sei tu che sei limitato. E poi, scusa, tu credi di essere più attraente? Non so se te ne sei accorto, ma ultimamente sei ingrassato, ti sono venuti i peli nelle orecchie e stai perdendo i capelli».
«E questo che c’entra, ora?»
«C’entra. I tipi come te li conosciamo bene, noi…»
«Ma perché ora parli al plurale, noi chi?»
«Noi donne!»
«Non ti sembra di esagerare, adesso? Forse stiamo un po’ generalizzando…»
«Non esagero affatto, e cerca di non interrompere. A parte poi che Platinette è un’icona pop e merita più rispetto».
«Ok, forse ho sbagliato a…»
«Certo che hai sbagliato, senza forse!»
«Ma io non volevo…»
«Tu volevi eccome. E poi, a dire la verità, fare da spalla a questo assurdo machismo neandertaliano sghignazzando per un chilo di troppo e per qualche inestetismo, risulta decisamente più vile e subdolo di chi si manifesta ad alta voce».
«Ma io non vol…»
«Ma per favore, certo che volevi».
«Ok. Hai ragione tu. Che vuoi che ti dica? Scusa!»
«…»
«Sì, scusa, amore, non mi sono reso conto…»

«Sono quelli come te, quelli che non si rendono conto mai di nulla, che alimentano a colpi di risatine questo meccanismo perverso che relega a un ruolo di minoranza le donne, gli omosessuali e gli axtracomunitari».
«Pure gli extracomunitari, adesso? Non è che stiamo mettendo troppa carne al fuoco?»
«Per nulla. Sei tu a permettere che i diritti umani di donne, gay, lesbo, neri, transgender, poveri del sud del mondo e quant’altro vengano calpestati ogni giorno, ripetutamente. Sei tu a permetterlo con le tue risatine. Ridi invece di indignarti. E dovresti vergognartene».
«Va be’… cazzo… io non è che… boh… va be’, che posso dirti, c’hai ragione, mi dispiace…io…»
«…»
«… io… io, boh, non so cos’altro dire… mi dispiace!»
«Ti dispiace davvero?»
«Sì».
«Sicuro sicuro, pucci
«Certo che sì, pucci, hai ragione tu, non mi sono reso conto. Cercherò di non farlo più, promesso».
«Non è che stai facendo ironia?».
«No, giuro, ho sbagliato, hai ragione tu a infastidirti. Non mi sono reso conto di essere stato inopportuno e cercherò di non rifarlo più».

«Ok. Va be’, dai, è tutto a posto. Adesso dimmi un po’ come finisce il racconto?»
«Il racconto?»
«Eh, sì, leggimi il finale».
«Il finale? Sicura?»
«Certo, tranquillo…»
«Va be’… ehm… che succede… niente, succede che poi Platinette gli porta il caffè a letto e lui le fa un sacco di coccole».
«Ah, bello, così mi piace. Il finale è carino». 

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