Dottorando e onorevole insieme? L’Università lo vieta

Quale Aula scegliere?

Dodici mesi, non un giorno in più. Poi, la scelta: il laboratorio, o Montecitorio? È il bivio di fronte al quale si troverà presto Francesco D’Uva, deputato del Movimento Cinque Stelle da soli quattro mesi, ma con ben poche speranze di portare a termine il suo mandato quinquennale. Ventisei anni, messinese, D’Uva è studente al primo anno del dottorato in Scienze Chimiche dell’ateneo di Messina. Ma pur essendo privo dell’assegno di ricerca, tecnicamente «senza borsa», è tenuto a onorare i termini del bando cui ha partecipato e vinto. Tra questi, l’obbligo di non assentarsi dal laboratorio di ricerca per un periodo superiore ai dodici mesi. Pena: il decadimento dal suo ruolo per abbandono, di fatto, della sua posizione.

Nel regolamento che disciplina il periodo di dottorato, infatti, non è prevista un’eventualità diversa dalla maternità, per cui lo studente possa essere autorizzato ad allontanarsi dal ruolo per più di un anno, e senza mettere a repentaglio il suo percorso di studi. In occasione del periodo di maternità, infatti, si può inoltrare domanda di «congelamento» della posizione, e tornare nel proprio ruolo al termine del periodo. Altrimenti, l’unica alternativa alla frequenza piena del triennio di dottorato è la richiesta di abbandono.

Richiesta che, però, come se non fosse già abbastanza, costringerebbe di fatto lo studente-deputato a rinunciare per sempre alla possibilità di concorrere ad un altro bando di ricerca nella stessa materia non solo nell’ateneo di Messina, ma in qualsiasi altra università italiana. D’Uva, o qualunque altro dottorando nella stessa posizione, qualora decidesse per «l’abbandono», in futuro potrebbe fare domanda soltanto per un dottorato in materie diverse o affini, ovviamente con ben poche speranze di riuscire ad ottenere l’incarico per un’area di ricerca non esattamente di sua competenza.

Così, avendo cominciato il suo triennio in laboratorio a gennaio di quest’anno, ed essendo stato eletto in Parlamento solo due mesi più tardi, a febbraio 2014 il deputato siciliano si troverà di fronte ad un bivio: abbandonare il posto da dottorando (senza borsa) in università, o dimettersi da parlamentare per proseguire il suo triennio da dottore di ricerca? Una scelta che D’Uva eviterebbe volentieri, per tentare di imboccare una strada che gli consentisse di espletare il suo mandato per intero, governo Letta permettendo, e poi tornare al suo laboratorio.

Perciò meno di un mese fa ha preso carta e penna, inoltrando al collegio dei docenti dell’Università di Messina la richiesta di sospensione dal corso di dottorato in Scienze Chimiche. E adesso attende con ansia il pronunciamento dei docenti, che dovrebbero mostrarsi disponibili a offrirgli la possibilità di «congelamento» della sua posizione anche per ragioni diverse dalla maternità.

Eppure, non c’è solo la mancanza di una specifica norma che regoli la posizione da dottorando e deputato a ostacolare D’Uva. Infatti, tutti i deputati grillini si sono imposti di mettersi in aspettativa una volta entrati in carica. Perciò, pur volendo, D’Uva non potrebbe neanche provare a svolgere contemporaneamente l’attività da parlamentare e quella universitaria, per evitare almeno il rischio di perdere il suo ruolo in ateneo.

Così, le speranze di conservare lo status da dottorando risiedono tutte nella lettera ufficiale e protocollata che ha indirizzato al responsabile della scuola del dottorato in Scienze Chimiche. Non esiste, infatti, un precedente o una norma specifica che vieti o consenta a un dottorando eletto in Parlamento per 5 anni di assentarsi per tutto il periodo del suo mandato, e senza decadere dal ruolo in ateneo.

Sarà concessa anche a un dottorando la possibilità di esercitare il ruolo da parlamentare, senza ulteriori ripercussioni sulla sua carriera? Al collegio dei docenti della scuola del dottorato in Scienze Chimiche dell’Università di Messina il compito di dare una risposta a Francesco D’Uva, il deputato «a termine». Dodici mesi, e poi la scelta: il laboratorio, o Montecitorio? Un precedente assoluto nel Paese.

Twitter: @nicoladituri