“Il presidenzialismo risolverà i problemi dell’Italia”

Il dibattito sulle riforme. Parla il costituzionalista Giovanni Guzzetta

Sembra che negli ultimi giorni non si discuta che di presidenzialismo. Non è più un tabù ma una tentazione che piace un po’ a destra e un po’ a sinistra. E allora, una proposta concreta per modificare la Costituzione e l’assetto istituzionale del Paese arriva da Giovanni Guzzetta, costituzionalista e ordinario di Diritto Pubblico all’Università di Tor Vergata, a Roma. Per lui la soluzione è «un modello alla francese», collegato a una riforma elettorale uninominale a doppio turno e una riduzione del numero dei parlamentari. Solo così la macchina istituzionale riprenderà quota.

È proprio necessario passare al presidenzialismo?
Ormai il presidenzialismo è un argomento sdoganato. Qualche anno fa non se ne poteva nemmeno parlare, oggi invece la nostra proposta riceve giudizi positivi da personaggi illustri; il presidenzialismo in generale è appoggiato da più parti. Penso a Romano Prodi, ad esempio. C’è sempre qualcuno che è contrario, certo. Ma sono sempre più minoritari: il Paese va avanti. Il punto è che la convergenza è bipartisan: il tema, da lungo tempo, appannaggio del centrodestra. piace anche a molti esponenti del Pd. Un compromesso storico, potremmo dire, tra le due parti.

Forse ennesimo effetto delle larghe intese?
Sì, diciamo così.

Ecco: ma perché proprio il presidenzialismo?
Perché la Seconda Repubblica ha dimostrato che i partiti non sono riusciti a riformarsi in profondità. Sono in crisi, una condizione che mina alla base il parlamentarismo classico che, se restano così, non può continuare a funzionare. La loro cattiva performance sbarra la strada a ogni tentativo di soluzione ai problemi per via istituzionale. Invece, il sistema presidenziale, basandosi sul consenso dei cittadini, ha più elementi di stabilizzazione. Inoltre il presidenzialismo è ormai presente, direi, di fatto.

In che senso?
Da qualche anno a questa parte il Presidente della Repubblica è chiamato a un ruolo di supplenza sempre maggiore ai partiti e al governo. La cosa in sé è già una discrasia evidente rispetto al ruolo che sarebbe conferito al Presidente della Repubblica dalla Costituzione. E poi i cittadini non hanno apprezzato le ultime vicende per le elezioni al Quirinale, fatte di franchi tiratori e strategie politiche incomprensibili, che hanno portato al vertice Napolitano.

Lo stesso Napolitano, però, non sembra molto entusiasta del presidenzialismo.
Non è così: il presidente Napolitano ha detto che non manifesterà mai una posizione chiara sulla questione. Lui ha chiesto ai partiti di agire in fretta con riforme ambiziose e vigilare sui rischi dell’inconcludenza. Sulla materia non si è espresso. In tanti, vedo – anche autorevoli opinionisti – si esercitano nell’interpretazione del suo pensiero, cogliendo ipotetici frammenti nelle pieghe delle sue parole. Non mi sembra corretto, e non voglio associarmi a chi tira per la giacchetta il Presidente su un argomento così delicato.

Come è strutturata la vostra legge?
Alla francese. Doppio turno. Al Presidente della Repubblica sarebbe conferito anche un incarico politico, come è ora per il presidente del Consiglio, sul modello del presidenzialismo francese, appunto. Avrà il potere di sciogliere le Camere, per un verso. Ma per altri avrà diverse limitazioni. Non potrà più eleggere un terzo dei giudici della Corte Costituzionale, ma un quinto, per esempio. Oltre a un sistema di contrappesi importante.

Ma è proprio questa la risposta ai problemi più immediati del Paese?
La crisi delle istituzioni è collegata in via diretta alla crisi economica italiana. A me sembra evidente. La struttura politica è debole e non ha mai fatto nulla per riformarsi, non era in grado di pensare e mettere in campo riforme sistemiche. Questo è stato il problema. Anche il debito pubblico è stato causato da questa incapacità di riformarsi, lasciando ai posteri l’onore di risolvere i problemi del presente. E allora è una risposta anche a chi chiede cambiamento.

Chiaro. In molti, però (a cominciare da Grillo) temono che il presidenzialismo sia un modo per spianare la via all’autoritarismo dell’uomo forte. Il nome che si fa è sempre quello di Berlusconi. Ma potrebbe capitare anche con un altro.
No, non è questo il punto. Così si cerca di dire che il Paese non è maturo. Lo si faceva già nell’800, quando non si voleva il suffragio universale perché non si pensava che l’Italia “fosse matura” abbastanza. Ebbene, anche qui il discorso è lo stesso. Come aveva già sottolineato Piero Calamandrei, se si è ricorso all’autoritarismo era perché il governo non governava e non era in grado di farlo. Nella nostra legge sono indicati anche i principi di selezione dei candidati, per evitare il conflitto di interessi.

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