Josefa Idem si confida: ferita e “mal consigliata”

Visto Letta, esce col “groppo in gola”

RAVENNA – Per lei che aveva digerito 13 anni fa alle Olimpiadi di Sidney le accuse di doping lanciate dalla sua storica rivale, la canadese Carole Brunet, che già allora aveva messo in cantiere un secondo figlio anche per spazzare via la rabbia e l’affronto, il timore più livido ora è «che venga macchiata anche la mia immagine sportiva». Josefa Idem, canoista leggendaria, probabilmente sa di aver forzato la mano facendo leva, per difendersi, sulla sua strepitosa carriera sportiva, su quel mito di madre, donna, moglie, campionessa plurimedagliata capace di sfidare tutto, a partire dall’anagrafe, per presentarsi alle Olimpiadi di Londra nel 2012 e mostrare ancora una volta la sua forza per poi ritirarsi.

Quello stesso Partito democratico che l’aveva portata in palmo di mano, messa capolista al Senato, simbolo per tante donne, non le ha lasciato spazi di manovra. E non l’ha fatto certo Enrico Letta, dopo un colloquio dal quale lei è uscita «con il groppo in gola», costretta alle dimissioni, dopo essere stata messa all’angolo da una rovinosa conferenza stampa, «mal consigliata», dicono ora gli intimi, con l’unica via di uscita di un dignitoso comunicato alla stampa per annunciare la volontaria rinuncia al ministero allo Sport e alle Pari Opportunità.

La macchia infamante, a poche ore alle dimissioni irrevocabili, resta lì, con la residenza nella casa-palestra di Santerno, nel Ravennate, a pochi passi da quella dichiarata dal marito, l’esenzione dal pagamento dell’imposta sull’abitazione di residenza, il sospetto di un abuso edilizio. A Ravenna, la città che l’ha accolta, in fondo le avrebbero perdonato quasi tutto. «Se fin dall’inizio» dicono gli amministratori comunali che hanno lavorato al suo fianco «avesse detto: “vi chiedo scusa, sono stata disattenta, io ero sempre in giro per il mondo a fare la canoista”, forse sarebbe tutto finito lì. E invece ha parlato solo dopo dieci giorni, quando lo scandalo era già esploso».

Inaccettabile, nonostante il beneficio del dubbio che quasi tutti in città le concedono. A partire dal sindaco, Fabrizio Matteucci, che l’ha avuta in Giunta per un anno, assessore allo Sport, dal 2006 al 2007, un anno e mai un’assenza prima che ricominciasse ad allenarsi con la furia di una tigre, e che ha già ha fatto sapere a tutti che per lui Josefa resta quella di sempre, «una persona perbene, seria e onesta». 

Josefa Idem in barca alle Olimpiadi di Londra, nel 2012
Adesso la Idem, tedesca d’acciaio, è piegata. «Colpa del commercialista», continua a dire, ricordando la vita scandita dagli allentamenti e dalle competizioni internazionali, una spirale di impegni che le impediva di pensare ad altro. Non le è sfuggito il silenzio del segretario del Pd, Guglielmo Epifani. Poi non ha saputo destreggiarsi – lei che pure era abituata a stare sempre sotto i riflettori – con le logiche della politica. In realtà nemmeno la sua precedente lunga esperienza, nella giunta dell’ex sindaco Vidmer Mercatali, che l’aveva voluta accanto a sé per cinque anni, le aveva insegnato che muscoli, determinazione e grinta proverbiale non sono sempre un salvacondotto, non in un partito, non in Parlamento o con una carica istituzionale. 

A Santerno, la frazione dove abita con il marito allenatore Guglielmo Guerrini e i due figli , la ferita brucia troppo e nessuno parla apertamente. Nemmeno il suocero, il vecchio partigiano Gino, che all’inizio non vedeva di buon occhio una tedesca in casa, lui che li aveva combattuti, rosso fino al midollo nella rossa Ravenna e che poi, con il tempo, era diventato il suo più fedele ammiratore. Eppure è stato anche il background politico della sua famiglia acquisita a catapultarla nella sinistra, quasi fosse una strada tracciata.

Dopo Londra, l’ultima vittoria anche se non era arrivata prima, aveva deciso: «Volevo scrivere un libro, raccogliendo le testimonianze di grandi dello sport, avevo già raccolto la documentazione. E poi fare la mamma, dedicarmi a me, andare a prendere un caffè con le amiche». Poi è arrivato Enrico Letta: lei si è gettata convinta, desiderosa di tagliare un altro traguardo. E ha perso la sua ultima gara.  

Twitter: @NatasciaRonchet