Taksim, una risata seppellirà le paure di un regime

Immagini e battute dalla piazza mentre in Turchia si riaccendono le proteste

Continua e cambia forma la protesta di Gezi Park a Istanbul: da quando la polizia si è ritirata non ci sono stati incidenti e il parco si è trasformato in una cittadella rumorosa, con balli, canti, slogan, musica e preghiere. Un raduno di migliaia di persone che continuano a difendere l’area verde della metropoli insieme alla propria idea di libertà. Le manifestazioni vanno avanti in tutto il Paese e il premier Recep Tayyip Erdoğan, finora intransigente, ha dovuto smorzare i toni, aprendo per la prima volta alle ragioni di chi protesta: «Noi siamo contro il terrorismo, la violenza, il vandalismo e le minacce alla libertà degli altri» – ha dichiarato. «Il mio cuore è aperto davanti a chiunque avanzi richieste democratiche».

Parole più concilianti rispetto a quelle degli scorsi giorni, quando il premier si era rivolto ai dimostranti come “terroristi, saccheggiatori, vandali”. Epiteti ripresi dagli stessi manifestanti e diventati virali sui social network: oltre ai video e alle foto delle violenze, sulla rete c’è infatti spazio per immagini sarcastiche, foto divertenti, canzoni dissacranti contro il premier e la polizia, a dimostrazione che l’ironia può fare più male della repressione. “Çapulcu” è diventata l’espressione simbolo della più grave crisi politica turca degli ultimi anni: significa “saccheggiatore, vandalo”. Da quando il premier l’ha pronunciata, migliaia di persone hanno incominciato a farsi fotografare con la scritta “Sono un saccheggiatore”, mentre chapulling è entrato nel vocabolario della protesta, e su Wikipedia, come termine riferito a tutte le attività messe in atto dai partecipanti di questa manifestazione spontanea, forte e inaspettata.

I vandali sono qui, tu dove sei?

Immagine ironica diffusa su Facebook dai manifestanti, definiti “vandali” dal premier Erdogan

Primo giorno, secondo giorno, terzo giorno, quarto giorno

#Resisti Gezi Park, sto arrivando!

Da Facebook a Twitter, passando per le gallerie di foto raccolte su internet, una nuova forma di resistenza sfrutta i social media e si nutre dell’ironia, della dissacrazione, della voglia di reagire alla repressione e alla censura con la consapevolezza dei propri mezzi e della propria capacità di mobilitazione. Non a caso, tra i bersagli di questa ribellione nata dal basso, ci sono stati da subito i media turchi tradizionali, accusati di mandare in onda documentari e concorsi di bellezza mentre per strada infuriavano gli scontri.

Hai detto a mio figlio “prendi tua madre e vai via” (Frase detta da Erdogan a un disoccupato che si lamentava per la madre anziana). Hai detto anche “vandalo” a mio nipote. Ho 87 anni, non posso alzarmi dal letto. Avvicinati, ti dirò qualcosa io

I manifestanti posano con il cartello che riprende la foto simbolo della protesta, raffigurante una ragazza con un vestito rosso colpita dal getto di un idrante della polizia

Ricostruzione delle proteste attraverso le faccine dell’applicazione Whatsapp

Ancora ieri, quando la rete nazionale Ntv e gli altri media assicuravano ai loro omologhi stranieri di coprire ormai senza censure tutti gli aspetti della protesta, sul web veniva diffusa l’immagine usata come sfondo dall’emittente turca durante un telegiornale. Si vedevano gli striscioni con cui i manifestanti avevano ricoperto la città, con la scritta a caratteri cubitali “Stai zitto, Tayyip”. Peccato, però, che nell’immagine dell’emittente fosse magicamente sparito il nome del premier. È rimasto quello striscione pieno a metà, con la scritta indebolita eppure più forte: sembrava esprimere ancora di più la rabbia, il grido represso della piazza che si ribella all’incapacità dei media e delle forze in Parlamento di dar voce alle proprie richieste. 

L’emittente televisiva Ntv modifica con Photoshop uno striscione che recita “Stai zitto Tayyip” a piazza Taksim, cancellando il nome del premier; soltanto alcune ore dopo aver detto alla BBC, tv partner: “ora stiamo riportando tutti gli aspetti della protesta”

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