Trattativa Stato-Mafia, il processo rischia di saltare

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Potrebbe rischiare lo stop, o quantomeno dilungarsi ancora di più, il processo sulla cosiddetta “trattativa” Stato-mafia? La domanda circola con insistenza negli ambienti giudiziari palermitani, ma dietro non ci sarebbero complotti e pressioni, quanto un presunto errore tecnico in sede di rinvio a giudizio degli imputati davanti alla Corte d’Assise disposto dal Giudice per l’Udienza Preliminare Piergiorgio Morosini.

A sollevare la questione è stato l’avvocato Basilio Milio, che difende al processo uno dei principali imputati: il generale Mario Mori, ex comandante del ROS dei Carabinieri e protagonista dei contatti dell’Arma con Don Vito Ciancimino. É lo stesso Milio, intervistato da Sergio Scandura nello speciale giustizia di Radio Radicale lo scorso 5 giugno, a palesare l’intenzione di presentare una eccezione riguardo la destinazione del rinvio a giudizio presso la Corte d’Assise di Palermo.

Non si tratterebbe insomma della solita eccezione posta dagli avvocati per allungare i tempi. Il prossimo 27 giugno, data in cui si celebrerà l’udienza in programma al processo sulla trattativa, gli avvocati di Mario Mori e del generale Antonio Subranni, anch’egli imputato, presenteranno infatti una memoria. Sosterranno come il procedimento in questione non fosse da celebrare davanti alla Corte d’Assise (che si compone di due giudici togati e sei giudici popolari), ma davanti a un tribunale collegiale (composto da tre giudici togati). Questo per la natura dei reati contestati: «il reato contestato al mio assistito» ha dichiarato Milio a Radio Radicale «cioè quello di attentato a corpo politico dello Stato, disciplinato dall’articolo 338 del Codice Penale, non è un reato da Corte d’Assise».

Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 26 ottobre 1930, n. 251
Codice Penale [approvato con R.D. 19.10.1930, n. 1398]

Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o ad una qualsiasi pubblica Autorità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l’attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l’organizzazione o l’esecuzione dei servizi.

«L’unica posizione che giustificava un rinvio in Corte d’Assise» dice Milio contattato da Linkiesta «era la presenza di Bernardo Provenzano, indagato in questo procedimento per l’omicidio Lima, mentre per tutti gli altri la contestazione riguarda soltanto l’attentato a corpo politico, compresi i boss che per omicidio sono già stati giudicati, e addirittura l’ex ministro Nicola Mancino, che è finito in Corte d’Assise per falsa testimonianza». Provenzano è però uscito dal procedimento prima del rinvio a giudizio a causa delle sue condizioni di salute, così l’unico reato che avrebbe giustificato la presenza degli imputati dinnanzi a una Corte d’Assise, non è più ravvisabile.

Nella richiesta di rinvio a giudizio del Gup Morosini, datata 7 marzo 2013, non si fa riferimento a una precisa giurisprudenza che giustifichi l’invio del processo a tale corte, anche se, stando a fonti giudiziarie «Morosini si sarebbe rifatto a un pronunciamento della Cassazione a Sezione Unite in un procedimento a carico di tal Taricco», ma quella pronuncia «non è ancora stata pubblicata, ad oggi», fanno notare. Lo stesso Milio si chiede come «Morosini sappia di quella sentenza che ancora non è pubblicata e non ho idea di cosa tratti». Alla fine, dice sarcastico Milio, «se quando la sentenza pubblicata avrà attinenza ne prenderò atto e gli farò i complimenti». 

Nella questione si inserisce anche il dettato costituzionale con l’articolo 25, che sarà di primaria importanza nei rilievi della memoria dell’avvocato Milio: «l’articolo 25 della Costituzione riguarda la garanzia del “giudice” naturale, che in questo caso non si identifica, almeno secondo noi, con la Corte d’Assise».

Art. 25
Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Il prossimo 27 giugno i legali di Mori e Subranni depositeranno quindi una corposa memoria per domandare alla corte di riconsiderare la sede del giudice naturale, dopodiché la palla passerà allo stesso presidente della Corte d’Assise Alfredo Montalto, che si riserverà di decidere su tutte le eccezioni presentate per poi aprire il dibattito, oppure, se la richiesta dei legali verrà accolta, rinviare il processo davanti a un’altra corte.

Non si tratta di un tecnicismo: nell’impianto accusatorio è all’omicidio Lima, individuato dai pm siciliani come evento che segna l’inizio della trattativa, ad essere legata la competenza di Palermo: venendo meno questo episodio la competenza sul processo sarebbe del tribunale di Roma.

Intanto lo scorso 7 giugno lo stesso Mario Mori, imputato in una sorta di «processo clone», cioè quello riguardante la presunta mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nell’ottobre del 1995, ha resodichiarazioni e depositato un memoriale di 160 pagine, ripercorrendo tutti e cinque gli anni del dibattimento. Tanti i temi che incrociano la cosiddetta “trattativa” e le stragi del 1992-1994, a cui Mori dedica le sue conclusioni dopo aver ricordato anche la sua inchiesta sui fondi neri del Sisde e Calogero Mannino: «Essendo un uomo abituato a considerare i dati di fatto e non le mere ipotesi io dico che lo scompaginamento di Cosa nostra è avvenuto per l’impegno e per la dedizione degli uomini delle Istituzioni, alcuni dei quali hanno pagato di persona questo impegno e non per contatti sottobanco o accordi indimostrati e indimostrabili che hanno la fondatezza e l’effettiva consistenza di un castello di carte».

Il memoriale integrale di Mario Mori al processo sulla presunta mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995, pubblicato da Anna Germoni su Panorama, “Documento: ecco il memoriale di Mario Mori” il 7 giugno 2013.

Twitter: @lucarinaldi