Berlusconi, l’incompatibilità e i falsi moralizzatori

L’interdizione dei tribunali non c’entra

Talvolta facciamo cadere le braccia. Noi giornalisti, intendo. Ieri si è scatenata una tempesta in un bicchier d’acqua perché un’agenzia di stampa ha ripreso il disegno di legge sulle incompatibilità che avevo depositato il 20 giugno e lo ha presentato come un’iniziativa fatta per salvare Berlusconi, messo tra l’incudine della Cassazione, che potrebbe confermare l’interdizione dai pubblici uffici, e il martello della Giunta delle elezioni del Senato, che potrebbe proporre all’aula l’ineleggibilità di Sua Emittenza. Apriti o cielo.

Il sito online di Repubblica scrive di una bomba riportando le dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd impegnati in campagna congressuale senza il tempo e la voglia di considerare il merito, basta posizionarsi sul filo grillismo a prescindere. Un senatore pidiellino di solito moderato, Lucio Malan, paventa addirittura l’esproprio proletario. E si che il ddl, che ho firmato con il capogruppo Luigi Zanda, la vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, e un’altra ventina di colleghi, era stato preannunciato con un mio articolo sull’Unità il 23 maggio e con un’intervista a Repubblica e un’altra alla Stampa il giorno dopo e rilanciato con un altro articolo mio articolo sull’Unita il 21 giungo e con un’intervistina a Il Messaggero. Gli artificieri che oggi scoprono la bomba o i super poliziotti che dovrebbero sventare l’esproprio proletario mi pare siano un pò lenti di riflessi. Oppure, da vecchio praticante dei marciapiedi del giornalismo, coltivo il dubbio che ieri siano stati all’opera alcuni suggeritori, interessati a smontare una proposta politica che mette in luce l’estremismo inconcludente dei grillini e la dipendenza del Pdl dalla sorte di un uomo solo, il suo padre-padrone.

Vogliamo stare al merito, una volta per tutte? In questo caso, è evidente che il problema da risolvere con il ddl sono i conflitti d’interesse del parlamentare che sia azionista di controllo di imprese concessionarie o licenziatarie dello Stato ovvero che operino in settori regolati. La legge del 1957 non intercetta con chiarezza questa figura per la semplice ragione che mezzo secolo fa non erano state fatte né le privatizzazioni né le liberalizzazioni, che originano i settori regolati, mentre le uniche concessionarie non pubbliche erano le privative sali & tabacchi. Non sono un giurista ma ho studiato la materia. E mi sono accorto che i giuristi hanno opinioni diverse sull’articolo 10 della legge 361 del 1957. Per questo, può spiacere doverlo ammettere, al momento Silvio Berlusconi è eleggibile. Se la giunta lo dichiarasse ineleggibile e il Senato ratificasse il punto (in passato è accaduto che l’aula smentisse la giunta), Berlusconi potrebbe sempre provocare nuove elezioni e, da martire, avrebbe non trascurabili chance di vincerle riportando al voto l’elettorato di centro-destra oggi sull’Aventino. E allora tornerebbe al suo seggio in forza di un’altra interpretazione, di segno opposto, dello stesso articolo della stessa vecchia legge.

Non è meglio aggiornare la norma ed estendere il campo nel quale si possono rilevare i conflitti d’interesse? Certo, si si sarebbe potuto aggiungere la figura dell’azionista alla legge sull’ineleggibilità. Ma, questa è la mia opinione, il diritto di proprietà e il diritto di elettorato passivo richiedono una miglior tutela per non incorrere in censure sotto il profilo costituzionale. Di qui la scelta di portare l’intera materia dentro la legge sulle incompatibilità. In tal modo, l’eletto in conflitto d’interessi o resta in parlamento e vende la sua partecipazione di controllo in un tempo ragionevole ma certo oppure si tiene il pacchetto azionario e rinuncia al mandato parlamentare. Non si possono tenere i piedi in due scarpe.

Mi chiedo se, finite le urla e le battute da avanspettacolo, il Movimento 5 Stelle sia capace un momento di fermarsi a ragionare oltre Berlusconi su quale sia la regola buona per l’Italia magari leggendo le reazioni del Pdl. E mi chiedo anche se, dentro il Pdl, esista qualcuno che abbia il coraggio di guardare in faccia la realtà. Così come ha fatto il Pd in occasione della sospensione dei lavori parlamentari di mercoledì per consentire la riunione dei pidiellini. Un beau gest secondo Il Foglio.

P.S. Primo, la questione dei conflitti d’interesse di origine economica è stata posta in epoca non sospetta e non si collega né per tempi né per contenuti alla questione dell’eventuale interdizione dai pubblici uffici: il ddl affronta un problema generale, tanto più rilevante ove si arrivasse al semi presidenzialismo; l’interdizione è una misura decisa dalla magistratura a carico di singole persone. Secondo, chi scrive non ha mai preso una lira o un euro da entità comunque riferibili a Berlusconi; altri, che tuonano dai pulpiti dell’antiberlusconismo in servizio permanente effettivo, qualcosina hanno intascato. Niente di male, erano retribuzioni. Però…

*Articolo concesso dall’Autore e pubblicato su L’Unità il 13 luglio 2013 con il titolo “Gli affari di Sua Emittenza e i falsi moralizzatori”