Chi sono i Fratelli musulmani, l’alternativa allo Stato

Politica pan islamica

Il Cairo – Il colpo di Stato che ha destituito il leader dei Fratelli musulmani, Mohammed Morsi, è stato criticato dalle autorità turche e ha comportato la sospensione dell’Egitto da parte dell’Unione africana. Non solo, i Fratelli musulmani egiziani hanno incassato varie manifestazioni di solidarietà. Questo ha reso evidente le connessioni internazionali del movimento. I gruppi islamisti sunniti che si ispirano alla Società dei Fratelli musulmani, fondata in Egitto nel 1928 da Hassan al-Banna, operano dall’Algeria alla Malesia, controllando una vasta rete di organizzazioni caritatevoli ed educative e, in molti casi, costituiscono la principale fonte di opposizione politica ai regimi autoritari al potere.

I Fratelli musulmani, organizzazione internazionale

Nonostante l’assenza di un organismo transnazionale ufficiale che unisca i Fratelli musulmani nel mondo, molti sono i punti in comune tra le varie confraternite nazionali. Ma si tratta pur sempre di movimenti diversi tra loro: in Egitto, la Fratellanza ha goduto di uno stato di semi-legalità, in Giordania ha operato legalmente, ma ha subito costanti censure; mentre nella Siria di Assad è vietata qualsiasi opposizione politica, legata al movimento. In questi Paesi, i Fratelli musulmani sono tradizionalmente appoggiati sia dalla borghesia urbana che dalle classi disagiate e si sono sostituiti alle carenze dello Stato tra gli strati più poveri della popolazione.

Dagli anni Settanta in poi, ingenti trasferimenti di capitali dall’Arabia Saudita ne hanno favorito il rafforzamento e la diffusione. Anche il movimento palestinese Hamas ha una storia comune, caratteristiche simili e relazioni stabili con le confraternite dei Paesi citati.
Il movimento internazionale che unisce questi partiti islamisti legali, semi-legali o illegali, collegati ai Fratelli musulmani egiziani, è nato come portavoce di un’ideologia politica pan-islamica opposta alla retorica pan-arabista dei regimi autoritari e monarchici in Medio oriente e del Nord Africa.
E così l’Organizzazione internazionale dei Fratelli musulmani (Oifm) è nata nei primi anni Ottanta per volontà di militanti del movimento islamista egiziano, liberati dalla prigionia in seguito alla temporanea politica di apertura del presidente Anwar al-Sadat. Quest’organizzazione era inizialmente un forum di discussione, senza alcun potere di intervento diretto all’interno dei singoli gruppi politici nazionali che vi partecipavano.
In seguito alle rivolte del gennaio 2011, l’Oifm ha rafforzato le sue attività e allargato le sue componenti: conta ora 25 paesi (si sono aggiunti rappresentanti dei Fratelli musulmani in Europa e di Hamas in Palestina).

In particolare, la presidenza Morsi ha favorito la componente islamista siriana, rappresentata da Mohammed Al-Khatib, all’interno dell’opposizione al governo del Paese. I Fratelli musulmani egiziani si sono costantemente espressi per la fine del regime baathista di Assad, sostenendo direttamente l’opposizione islamista. Nella gestione della questione israelo-palestinese invece, la Fratellanza in Egitto ha agito in continuità con l’ex presidente Mubarak. Nonostante contatti continui con la leadership di Hamas a Gaza, il presidente Morsi ha favorito gli interessi nazionali del Paese in varie occasioni. Da una parte, ha stabilito la chiusura del valico di Rafah in seguito agli scontri del Sinai dell’estate scorsa che portarono all’uccisione di sedici tra poliziotti e ufficiali nella regione. Dall’altra, in seguito all’attacco israeliano a Gaza dello scorso novembre, la presidenza Morsi si è impegnata per favorire la formazione di un governo di unità nazionale Fatah-Hamas, chiedendo al premier palestinese a Gaza Ismail Haniyeh di cessare il fuoco.

Il monopolio egiziano e le divergenze interne

Nei primi anni dalla sua costituzione, la componente egiziana ha ricoperto un ruolo egemone all’interno dell’Oifm. La Guida suprema, il murshid, è sempre stato un egiziano mentre la sede del quartier generale dell’organizzazione è considerata Il Cairo. Nei primi anni Ottanta, l’organo esecutivo dell’Oifm comprendeva 13 membri di cui otto egiziani ed uno ciascuno in rappresentanza di Kuwait, Libano, Algeria, Siria e Giordania.

Negli anni Ottanta e Novanta, vari incontri dell’Oifm si sono tenuti al Cairo ma anche a Tehran e Kartum. Vi hanno partecipato rappresentanti di Hamas dalla Palestina, del Fronte nazionale islamico dal Sudan, del movimento al-Nahda dalla Tunisia, dell’Associazione islamica dal Pakistan e del Partito islamico dalla Malesia. La centralità egiziana ha generato non pochi malumori soprattutto nella delegazione sudanese che ha poi formato un’organizzazione alternativa.

Già le posizioni divergenti delle componenti dell’organismo all’indomani dell’invasione del Kuwait del 1990 avevano dimostrato la fragilità dell’internazionale islamista. In quell’occasione, i Fratelli giordani e palestinesi sostennero Saddam Hussein. Gli omologhi egiziani criticarono il rais iracheno, mentre la confraternita in Kuwait, tra i maggiori finanziatori dell’Oifm, mostrò sconcerto per le ambigue posizioni del movimento allontanandosi temporaneamente dall’organizzazione. L’inconsistenza dell’aspirazione transnazionale del movimento si è manifestata apertamente in seguito. Se, da una parte, la nomina di Kamal Hebawi nel 1995, come portavoce unico per i Fratelli musulmani in Europa e l’opposizione unitaria manifestata contro gli attacchi americani in Afghanistan ed Iraq hanno fatto pensare ad un nuovo impulso per l’attività dell’Oifm, dall’altra, i partiti nazionali affiliati al gruppo hanno mostrato una sempre maggiore autonomia di azione. Tanto che nel 2004, dopo la sua elezione a Guida dei Fratelli musulmani egiziani, Mohammed Akef si è autoproclamato «guida dei Fratelli nel mondo» ma ha anche confermato l’assenza d’istituzionalizzazione del movimento transnazionale.

La fine del governo islamista in Egitto potrebbe segnare la crisi dell’Islam politico e il ridimensionamento delle sue ramificazioni internazionali o, quanto meno, della finora indiscussa leadership egiziana sull’organismo che unisce i Fratelli musulmani nel mondo. 

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