Egitto, chi sono i giovani che vogliono abbattere Morsi

Scelto per voi da Ispionline

Domenica 30 giugno una marea umana ha invaso il Cairo e tutte le regioni dell’Egitto per chiedere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi. La manifestazione è stata organizzata dai ragazzi del movimento Tamarrud che accusano l’esecutivo di non aver mantenuto nessuna delle promesse fatte un anno fa e di aver scelto di governare in solitudine senza dialogo con le opposizioni.

Milioni di persone in tutto il Paese sono scese in piazza con bandiere egiziane e migliaia di cartellini rossi a simbolizzare la richiesta di espulsione per il capo dello Stato nel giorno del primo anniversario della sua elezione.

Scontri e incidenti si sono registrati al Cairo, dove è stata attaccata e incendiata la sede dei Fratelli Musulmani, e nel Sud. Nonostante l’ultimatum del movimento Tamarrud lanciato al presidente per lasciare il potere e l’invito del Fronte di salvezza nazionale, che riunisce gran parte dell’opposizione egiziana, a rimanere in piazza «proteggendo la rivoluzione fino a quando non ci sarà la transizione», Morsi non si è mostrato disposto ad accogliere le richieste della piazza.

Intanto, a poca distanza dalla manifestazione dei tamarrud al Cairo, migliaia di supporter di Morsi e della Fratellanza si sono assiepati in una contro-manifestazione in nome della legittimità del presidente. In Egitto è ormai muro contro muro e ulteriori violenze potrebbero riacutizzare lo scontro fra le due parti nelle quali è ormai diviso il paese.

Chi sono i Tamarrud?

Senza contare su appoggi di partiti radicati nel territorio o risorse economiche adeguate, un gruppo di giovani oppositori del Presidente Morsi è riuscito in pochi mesi a raccogliere l’adesione di milioni di egiziani, contando quasi esclusivamente sulla mobilitazione di giovani e di esponenti della società civile, oltre che su un tam tam condotto tanto a livello di social network, quanto sulle strade e le piazze dell’intero Paese. Si è trattato, insomma, aggiunge Andrea Plebani, ricercatore dell’Ispi, di un fenomeno essenzialmente spontaneo, che ha colto di sorpresa tanto l’establishment islamista quanto gli stessi partiti di opposizione, trovatisi in breve tempo a dover rincorrere un movimento che non possono controllare e che, di fatto, pretende di sovvertire quelle stesse istituzioni che essi sognano di occupare.

È in questo contesto che sul carro di Tamarrud è salita una serie di attori uniti solamente dalla comune opposizione all’attuale amministrazione, che riunisce esponenti liberali del calibro di Mohammed El-Baradei ad attori con importanti legami col precedente regime (come Amr Mussa e lo stesso Shafiq), oltre che alcuni rappresentanti della componente islamista più moderata (come Abdel Moneim Aboul Fotouh e il partito al-Wasat) e quei movimenti di protesta che si sono distinti nella “rivoluzione dei 18 giorni”, come Kifaya, il movimento del 6 aprile, e «Siamo tutti Khaled Said».

L’economia: la molla che alimenta la protesta

L’Egitto si trova ad affrontare una crisi economica di dimensioni sempre più preoccupanti, con le trattative con il Fondo monetario internazionale arenatesi in un’impasse di difficile soluzione, la crescita continua dei livelli di disoccupazione, la riduzione ai minimi termini del turismo, la fuga crescente di capitali all’estero, la contrazione delle riserve di valuta estera e la caduta libera del pound frenate solo dalle immissioni di capitali qatarine. A “livello micro”, invece, la popolazione ha dovuto fare i conti con l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, così come con i continui black-out energetici e con lunghissime code di fronte alle stazioni di rifornimento, a causa della scarsità sempre più ricorrente ed evidente di combustibile.

Di fronte a questa situazione, nota Andrea Plebani, il debole governo di Hisham Qandil non è parso in grado di rispondere adeguatamente finendo anzi con l’alimentare la contrapposizione interna. A farne le spese sono stati soprattutto gli strati più deboli della popolazione, in un paese segnato da livelli di povertà elevatissimi che si stima interessino oltre il 40% della cittadinanza. 

* Pubblicato originariamente dall’Istituto per gli studi di politica internazionale con il titolo “In Egitto è l’ora dei Tamarrud”

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