“Il nostro errore? E’ stato deludere le aspettative”

Egitto, l'autocritica della Fratellanza

Il Cairo – Nel 1882, la rivolta anti-coloniale, nota come movimento Urabi, si concluse con un colpo di stato militare guidato dal colonnello Ahmed Urabi, con l’aiuto della Guardia reale, che limitò i poteri del sovrano di origine turco-albanese Tawfiq Pasha. Nel 2013 sembra che si stia ripetendo lo stesso scenario con l’arresto del presidente Morsi da parte della Guardia presidenziale. Linkiesta ne ha parlato con Gehad Al-Haddad, uno dei leader dei Fratelli musulmani, braccio destro del tycoon Khairat Al-Shater.

Com’è stato possibile arrestare un presidente? Dove sono ora Morsi e i leader della Fratellanza?
La Guardia repubblica ha arrestato Morsi. L’esercito controlla questo corpo, secondo la Costituzione dovrebbe essere la polizia, ma in realtà è in mano ai militari: è la struttura dello stato profondo che ha agito per destituire Morsi. Alcuni militari che simpatizzano con la Fratellanza dicono che si trovi ora nel Club della Guardia presidenziale. Ma non possiamo confermarlo. I leader Khairat Al-Shater, Magdi Akef, Mahmoud Hezzat, Rashad Al-Bayoumi sono ancora in prigione. Ci troviamo in uno stato di polizia. Poliziotti e soldati commettono gli stessi crimini dei tempi di Mubarak, come l’uccisione di manifestanti alle porte della Guardia repubblicana. Definiscono criminali esponenti della Fratellanza, così polizia e militari hanno presentato ai magistrati prove fabbricate di colpevolezza. I giudici complici hanno emesso i mandati di arresto. E i media hanno venduto la storia al pubblico.

Come agisce la polizia in queste ore?
La polizia, quando le sedi dei Fratelli musulmani e Libertà e giustizia (partito islamista, ndr) venivano attaccate, partecipava agli attacchi insieme alla gente comune. La polizia attacca contestatori pacifici, vestendo le proprie uniformi. Questo è il vero volto della polizia. Ci sono dei video che mostrano come la Guardia presidenziale cospirava per rovesciare il presidente. Abbiamo prove che alcuni capi della polizia dicevano ai poliziotti che chiunque avesse aiutato la difesa delle sedi della Fratellanza sarebbe stato ucciso.

Qual è stato il principale errore in un anno di Fratelli musulmani al potere?
Abbiamo deluso le aspirazioni delle manifestazioni del 25 gennaio 2011 e i rivoluzionari ci hanno abbandonato: questo è stato il nostro errore principale. Morsi poi non avrebbe dovuto rispettare leggi e regolamenti stabiliti da Mubarak, ha accettato la sua polizia, e il suo sistema giudiziario.

Hamas sta combattendo al fianco della Fratellanza nel Sinai?
Hamas è parte dell’ideologia della Fratellanza. C’è un’identità politica tra Egitto e Palestina durante la colonizzazione inglese, ma ogni paese ha la sua interpretazione ideologica e la sua struttura organizzativa. Con Morsi, Hamas ha trovato una leadership che può ascoltare e capire le sofferenze del suo popolo. Nonostante questo Morsi ha chiuso i tunnel (verso Gaza, ndr) per la semplice ragione che ha aperto il confine per favorire il commercio di beni legali: meglio avere un ingresso monitorato piuttosto che usare tunnel segreti, si cancella così l’idea del contrabbando e si rifornisce la gente di quello di cui ha bisogno. I media cercano di creare con Hamas un nemico che non esiste. I problemi nel Sinai vengono dalle tribù che in sessanta anni di dittatura militare sono state trattate come emarginati, non hanno accesso ai servizi: non si è investito in infrastrutture nel Sinai. Ma Morsi ha dato ai leader tribali del Sinai molti dei diritti negati: ha diretto parte del budget pubblico verso la regione per costruire nuove infrastrutture e un moderno sistema idrico. Ora si sentono rispettati come egiziani per la prima volta. Con i militari di nuovo al potere, i leader tribali temono che si possa tornare indietro.

Avete sottovalutato la campagna Tamarrod?
No, abbiamo sottostimato il potere dello stato profondo per indebolire la presidenza. Nella sua prima settimana al potere, chiunque chiamasse alle stazioni di polizia, rispondevano: “Siamo in vacanza finché Morsi lascia”. Chi si reca in un’amministrazione pubblica, si trova di fronte a procedure complicate, estorcono denaro ai comuni cittadini dicendo: “Pagate le conseguenze di aver eletto un uomo dei Fratelli musulmani”. Il colpo di stato è stata una ritorsione del vecchio regime e dello stato profondo. La campagna Tamarrod ha unito sotto una sola bandiera queste cerchie di opposizioni: cittadini rancorosi da una parte, la burocrazia pubblica dall’altra, le opposizioni che non hanno mai trovato un leader, le famiglie del vecchio regime vicine al Partito nazionale democratico e mercenari. Hanno presentato l’immagine di una protesta di massa quando sono d’accordo solo su un punto: non vogliono i Fratelli musulmani al potere.

Avete ottenuto però il sostegno di Iran e Turchia.
Gli iraniani pensano che con una democrazia in Medio oriente si possa dialogare, mentre una dittatura si allineerebbe con gli Stati Uniti; non è niente di più che un gioco di interessi. Ma con la Turchia è diverso: ha attraversato sei golpe militari che hanno indebolito la democrazia, conoscono la durezza di un colpo di stato militare per tutte le democrazie nella regione. Siamo connessi con la leadership e il popolo turco.

Continuerete con la non violenza?
La non violenza è la base della nostra protesta, non lanceremo pietre verso l’altra parte, anche se ci sparano contro. Ci sono dei video che mostrano come l’esercito ha sparato contro i nostri sostenitori. Al massacro della Guardia repubblicana, la polizia è arrivata dove si trovavano corpi esanimi e chiunque fosse steso a terra è stato finito, ma non possiamo vendicarci, perché alla violenza non c’è fine e l’Egitto si trasformerebbe in un’altra Algeria.

Alla luce del colpo di stato, come possiamo interpretare il decreto presidenziale del novembre scorso?
Il decreto presidenziale del novembre 2012 serviva a proteggere le sole due istituzioni elette nello stato (presidenza e parlamento, ndr). Ed era nei pieni poteri legali e costituzionali di Morsi. La stampa locale ha stigmatizzato questo atto legittimo rispetto alla Costituzione del 1971, citando le accuse delle opposizioni con totale ignoranza della prassi legale. Ma Morsi non ha saputo comunicare con il resto del Paese in modo corretto.