Lo sport nazionale di fare i maestrini con Matteo Renzi

Paternalismo stucchevole (e interessato)

Esercizio: prendere i giornali (e i talk show, e le radio, e i lanci di agenzia) di un giorno qualunque di questi, compresi fra la primavera e l’estate in erba del 2013, divertendosi a unire i puntini che tratteggiano il profilo di una professione fra le più in voga della corrente stagione politica italiana: il consigliere, dall’alto, di Matteo Renzi (o semplicemente “Matteo”, per i più avvezzi).
Un esempio: ieri, lunedì primo luglio. La Repubblica: in un’intervista a Carmelo Lopapa, Pierferdinando Casini, reduce da un risultato elettorale striminzito che condanna la sua forza parlamentare alla pressoché irrilevanza, l’ennesimo di un mai decollato progetto di “nuovo centro” (obiettivo politico del senatore bolognese da qualche lustro), afferma che «Renzi deve scegliere se accontentarsi di vincere giocando una partita personale che avrà vita breve o entrare col coltello nelle contraddizioni della sinistra per cambiarla». Casini, di fatto il leader del partito di Casini, che mette in guardia Renzi dal giocare «una partita politica personale».

Oppure. Corriere della Sera: Beppe Fioroni, storico e tosto leader correntizio del Pd, reduce dal sostegno al naufragato progetto di leadership targato Bersani, afferma che «dobbiamo parlare di contenuti; Matteo non può pensare di fare le assise di Biancaneve (lui) e i sette nani (gli altri)». Fioroni, di fatto il leader della corrente di Beppe Fioroni, che spazientito chiede tutto a un tratto di parlare di “contenuti”. 

E la lista potrebbe continuare con, per citarne due non accusabili di inconsistenza politica, Orfini, sempre ieri su La Stampa, o D’Alema, il quale in serata tuonava dai tg contro il progetto renziano di correre per la segreteria solo se questa coincidesse con la candidatura alla premiership. E ancora: Barca che dice a Renzi «premier e segretario son due mestieri diversi» o Enrico Rossi che lo accusa di «usare il partito come un taxi per palazzo Chigi».

Non bastasse ci sono i commentatori, quelli in voga da più di una stagione, quelli che ne hanno viste tante (troppe?), che prima Renzi per carità, poi Renzi si mah vediamo, e adesso Renzi va bene a patto che faccia quello che dico, quando lo dico io e come lo dico io. 

Casini, Fioroni, D’Alema & co: politici di riconosciuto talento – alcuni dotati di punte di innegabile genialità – e con molta più esperienza del sindaco di Firenze, ma non esattamente dei vincitori seriali di elezioni, ecco.
Intendiamoci, tutti come sempre liberissimi di dire la propria, in maniera interessata o disinteressata che sia, e di tirare con più o meno efficacia acqua al proprio mulino – è il sale dell’azione e del commento politico, ed è innegabile fra l’altro che nel percorso di Matteo Renzi non tutto sia sempre logico, coerente e lineare – ma probabilmente non guasterebbe incominciare a digerire, anche pubblicamente, un dato di fatto: ostinarsi a leggere, scrivere e interpretare i fatti politici di oggi con gli occhi, le voci e gli strumenti di ieri, tutto fa tranne che aiutare a delineare l’Italia di domani. E incomincia a essercene un urgente bisogno…  

*direttore di Rivista Studio (www.rivistastudio.com

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