Per Di Pietro la morte è un surrogato dei preservativi

Vent'anni fa il suicidio del "Contadino"

Il Corriere della Sera non poteva trovare modo peggiore per ricordare i vent’anni della morte di Raul Gardini con l’intervista del solito Aldo Cazzullo all’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro. Non solo il quotidiano di via Solferino ricorda l’ex manager Enimont ben due giorni prima dell’anniversario – confermando il brutto vizio che morti e anniversari, nel giornalismo italiano, si ricordano un po’ quando si vuole -, ma soprattutto permette indirettamente all’ex leader dell’Italia dei Valori di farsi un po’ di visibilità (in questi mesi di magra) rivangando su un morto suicida che, all’epoca, fu indagato proprio dal futuro leader dell’Idv. Perché di fondo si potrebbe dire che Di Pietro è uno che non solo lanciò la sua carriera politica sulle indagini del ’92, ma continua a cercare di farsela ex post su quegli anni, per di più sui morti, da Craxi fino appunto a Gardini. 

La cosa più antipatica di tutta l’intervista, però, è un’altra: il modo in cui Di Pietro sostiene di aver «potuto salvare Gardini». L’ex pm non solo rivela che nell’epoca di Tangentopoli c’erano accordi più o meno taciti e più o meno sottobanco tra magistrati-indagati e stampa, ma incentra tutto il discorso sulla sua persona. «Per me fu una sconfitta terribile – racconta l’ex pm -. La morte di Gardini è il vero, grande rammarico che conservo della stagione di Mani pulite». Poi: «Alle 8 e un quarto mi telefona uno degli avvocati, credo De Luca, per avvertirmi che Gardini sta venendo da me, si sono appena sentiti. Ma poco dopo arriva la chiamata del 113: “Gardini si è sparato in testa”. Credo di essere stato tra i primi a saperlo, prima anche dei suoi avvocati».

Di Pietro è protagonista in tutto. «Mi precipito in piazza Belgioioso, in cinque minuti sono già lì. Entro di corsa. Io ho fatto il poliziotto, ne ho visti di cadaveri, ma quel mattino ero davvero sconvolto. Gardini era sul letto, l’accappatoio insanguinato, il buco nella tempia». Non solo. L’ex pm sa persino i motivi per cui si è suicidato Gardini: ««Fu un suicidio d’istinto. Un moto d’impeto, non preordinato. Coerente con il personaggio, che era lucido, razionale, coraggioso. Con il pelo sullo stomaco; ma uomo vero. Si serviva di Tangentopoli, che in fondo però gli faceva schifo. La sua morte per me fu un colpo duro e anche un coitus interruptus». Abbiamo letto bene? Coitus interruptus? La morte di un uomo è una pratica contraccettiva? Il sostituto di un preservativo…

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