Quel vizio italiano di dare premi ai dittatori

Onorificenze della Repubblica

E adesso Licio Gelli non è più commendatore della Repubblica italiana. L’onorificenza gli era stata data nel 1966 dal Presidente della Repubblica, che allora era Saragat. Poi, nonostante tutti i fattacci della P2, si erano dimenticati di revocarla fino al 29 luglio 2013. Un po’ in ritardo, sì, ma meglio che mai. Il problema è che Gelli non è l’unico nome imbarazzante nelle liste delle onorificenze della Repubblica. Anzi. Molte non sono mai state revocate, neppure dopo la morte degli interessati. È il caso, ad esempio, del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu: nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, una delle onorificenze più alte, insieme alla moglie Elena. Lo stesso vale per il dittatore jugoslavo Josip Tito Broz, anche lui Cavaliere di Gran Croce dal 1969. E tra i viventi? Non è per rimestare nello scandalo kazako, che tanto ha messo in difficoltà il ministro dell’Interno Alfano, ma vale la pena segnalare che anche il signor Nursultan Nazarbaev, padre padrone del Kazakistan, dal 1997 è – anche lui – Cavaliere di Gran Croce. E solo per dirne alcuni. La lista è lunga, ci sono 292.614 nomi. Chissà, a guardar bene, quanti altri ne spunteranno…