Renzi rompe gli indugi: «Mi candido per cambiare il Pd»

Dopo Civati e Cuperlo

«Tanti amministratori, tanti sindaci, tanti militanti ripongono nel Pd le loro speranze. E chiedono a me di mettermi in gioco. A loro dico: dobbiamo costruire un Pd moderno, aperto, pensante non pesante. Perchè solo il Pd puo’ fare uscire l’Italia da questa crisi». Dopo la candidatura di Giuseppe “Pippo” Civati e Gianni Cuperlo, Matteo Renzi in una lunga intervista a ‘Repubblica’ si dice anche lui pronto a scendere in campo. Vuole aspettare la convocazione ufficiale del congresso e la definizione delle regole, ma la road map è già segnata.

E spiega: «faremo un’altra Leopolda il prossimo 27 ottobre. Perchè è fondamentale che si torni alle idee». Progetto che lascia fuori dal Pd i capicorrente, «simboli di un partito che non esiste ma resiste». E a chi lo spinge a candidarsi («so che tanti amministratori, sindaci dirigenti pongono su di me questa speranza»), Renzi ribadisce: «voglio un Pd in cui vinca la leggerezza, che sia libero da certe burocrazie simil-ministeriali». Il segretario deve o non deve essere anche il candidato premier? «Mi atterrò alle regole – assicura il sindaco di Firenze – quando saranno chiare e soprattutto quando si conoscerà la data del congresso, allora parleremo di cosa fare». 

l punto per ora è un altro: «Io voglio un partito che non sia terra di conquista di correnti – insiste Renzi – ma che sappia conquistare i voti di chi non ci ha votato prima». Sul fronte della riforma che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti, Renzi osserva: «Nel 2013 serve un partito aperto. Basta con l’idea novecentesca dell’appartenenza. Dobbiamo renderlo moderno sapendo che non si discute solo nelle sezioni, che si fa politica anche in rete o nei luoghi del volontariato». E sottolinea: «ci dovremmo spiegare perchè in alcune zone d’Italia sono stati piu’ i votanti alle primarie che alle elezioni». Il motivo? «Il partito si è chiuso in un castello. Quando lo apri arriva più gente. Per questo bisogna partire dai sindaci. Possono dare una mano. Il Pd così può essere il luogo delle nostre speranze non delle singole ambizioni».

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