Riad batte Doha, Qatar fuori scena in Egitto e Siria

Cambio di guardia

L’ascesa al trono del giovane Sheikh Tamim in Qatar avvenuta il 25 giugno scorso coincide con una serie di eventi che hanno tolto al suo Paese il ruolo di protagonista nella scena mediorientale, quello avuto negli ultimi anni. Nel giro di poche settimane una serie di circostanze hanno riportato di nuovo in auge il ruolo centrale dell’Arabia Saudita nel mondo arabo. È Riad ora l’unico Paese a poter svolgere un ruolo chiave e ad avere in mano l’iniziativa nelle due crisi più importanti della regione: quella siriana e quella egiziana.

Le manifestazioni del 30 giugno in Egitto e la decisione dell’esercito egiziano di dimettere il presidente Mohammed Morsi, eletto solo un anno prima quando i Fratelli musulmani erano in forte ascesa dopo la Primavera araba, e insieme l’elezione di Ahmed Asi al Jarba come leader della Coalizione nazionale siriana dell’opposizione vedono Doha perdere ogni speranza di controllo della situazione a vantaggio completo di Riad.

Al Jarba infatti è considerato un uomo vicino alla casa reale saudita e la sua ascesa al potere tra le fila dell’opposizione siriana ha spinto tre giorni fa il premier del governo in esilio, Ghassan Hitto, considerato invece l’uomo del Qatar, alle dimissioni. Non a caso l’8 luglio scorso il presidente della Coalizione nazionale siriana, al Jarba, ha annunciato che presto nuove armi avanzate saranno consegnate ai ribelli. Al Jarba non ha fatto mistero del fatto che queste armi saranno consegnate direttamente dall’Arabia Saudita: cosa che, a suo dire, è destinata ad imprimere una svolta nella posizione militare degli insorti, da lui definita «assai debole».

Secondo l’analista kuwaitiano Ayd al Manaa, «il Qatar ha tentato di giocare un ruolo di guida della regione, ma ha esagerato andando oltre le sue possibilità in particolare quando ha sfruttato i Fratelli musulmani in Siria, in Egitto e nei paesi della primavera araba». Intervenendo martedì scorso in un editoriale del quotidiano emiratino The National, il politologo ha spiegato che «la diplomazia qatariota in Medio Oriente è uscita fuori dai binari ed oggi si trova a non aver conseguito alcun successo in Libia, così come ha fallito in Siria ed ha portato al crollo dell’Egitto».

A suo giudizio «i qatarioti dopo aver capito i danni provocati dalla loro politica nella regione hanno deciso di fare marcia indietro alleggerendo il loro peso politico e il livello di ingerenza nei vari Paesi e questo ha portato anche all’abdicazione dello Sheikh Hamed Bin Khalifa Al Thani in favore del figlio, cosa che è avvenuta di sorpresa, così come è per questo che il nuovo emiro Tamim ha allontanato da ogni posto di potere l’architetto della politica diplomatica del Qatar, l’ex premier Hamed Bin Jasem Al Thani», il quale dopo la guida dell’esecutivo ha perso anche la gestione del fondo sovrano qatariota responsabile degli investimenti all’estero.

È per questo quindi che gli eventi hanno ristabilito i vecchi equilibri in Medio Oriente ridando all’Arabia Saudita, principale alleato strategico degli Stati Uniti, il suo ruolo nella regione. Non a caso a pochi giorni dalla caduta di Morsi in Egitto, l’Arabia Saudita e un altro attore importante nello scacchiere regionale messo in ombra in questi anni dal Qatar, come gli Emirati Arabi Uniti, hanno annunciato di essere pronti a dare degli aiuti: il primo per cinque miliardi di dollari e il secondo per tre all’Egitto, in modo da aiutarlo ad uscire dalla crisi economica in corso, permettendo così al presidente ad interim Adly Mansour di prendere di petto i problemi dell’economia che hanno portato al fallimento il governo dei Fratelli musulmani. Non è nemmeno un caso che entrambi i Paesi parlano di donazioni e di prestiti senza interessi a fronte invece dei vecchi alleati degli islamici egiziani, come il Qatar e la Turchia, che invece avevano imposto in cambio dei loro aiuti tassi di interesse elevati.

Arabia Saudita e Emirati sono stati anche i primi due Paesi a porgere gli auguri al nuovo presidente egiziano pro tempore Mansour al momento della nomina da parte dei militari egiziani. Secondo il direttore del Centro di ricerche al Khaleej, Abdel Aziz al Saqr, «i sauditi vogliono la stabilità nella regione a prescindere dagli interessi di tipo ideologico. Per questo avevano offerto sostegno anche al governo dei Fratelli musulmani, ma hanno capito che questi non sono stati in grado di portare stabilità dopo la Primavera araba, non sono stati in grado di governare il Paese in modo saggio e per questo hanno rivisto la loro posizione».

Arabia Saudita e Qatar sono comunque Paesi da sempre attenti a che le proteste della Primavera araba non arrivino fino a casa loro. Per questo c’è la massima collaborazione tra Riad e Doha e non si registra alcuna ostilità a livello diplomatico. A riprova di questo c’è il fatto che la famiglia reale di Riad è stata tra le prime ad accogliere favorevolmente la decisione della casa reale di Doha di cambiare emiro.

Nell’anno della Primavera araba questi due Paesi venivano visti come avversari in casa: il Qatar che sosteneva l’Islam politico dei Fratelli musulmani e l’Arabia Saudita invece veniva presentata dai media arabi come lo sponsor regionale dei movimenti salafiti. Mentre Doha con la tv al Jazeera e con il suo sostegno materiale ha effettivamente sponsorizzato i Fratelli musulmani, al punto di ospitare in città prima il suo ideologo Yusuf Qaradawi e poi il leader di Hamas, Khaled Mashaal, Riad ultimamente ha assunto a proposito una posizione molto netta. Martedì scorso infatti il re saudita Abdullah bin Abdel Aziz è intervenuto pubblicamente annunciando che «il regno non permetterà a nessuno di sfruttare la religione nascondendosi dietro di lei per sostenere idee estremiste che provocano il caos e offendono l’Islam». Il monarca di Riad ha aggiunto che «l’Islam respinge qualsiasi divisioni in nome delle correnti o dei partiti. Per questo non accetterà mai che nel nostro Paese esca qualcuno che appartenga ad un partito fino a quando il potere sarà nelle mani di Allah per portarci al conflitto e al fallimento».

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